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Staffan de Mistura a Kochi

Staffan de Mistura a Kochi

Manifestazione per i due marò

BRINDISI- Il gruppo Facebook "Ridateci i nostri Leoni", ha organizzato per lunedì 9 settembre alle ore 11, a Brindisi, presso il Monumento al Marinaio e durante la cerimonia nazionale in memoria di tutti marinai dispersi in mare, un momento di sensibilizzazione per i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

BRINDISI- Il gruppo Facebook "Ridateci i nostri Leoni", ha organizzato per lunedì 9 settembre alle ore 11, a Brindisi, presso il Monumento al Marinaio e durante la cerimonia nazionale in memoria di tutti marinai dispersi in mare, un momento di sensibilizzazione per i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, da oltre un anno e mezzo "trattenuti illegalmente in India".

Sul luogo dove si svolgerà la cerimonia, simbolo per tutti i marinai d'Italia, qualche mese fa l'amministrazione comunale di Brindisi ed il gruppo nazionale "Leone di San Marco", hanno già affisso un banner con un fiocco giallo che resterà lì fino alla fine della triste vicenda. Alla manifestazione per i dispersi in mare prenderanno parte le più alte cariche dello Stato e i vertici militari. Una manifestazione pacifica per dire che loro non dimenticano.

In effetti è davvero difficile poter dimenticare una vicenda così complessa e delicata che dal giorno dell' accaduto ha tenuto tutti davanti al televisore o sui giornali in attesa di risposte. Il tutto ha avuto inizio il 15 febbraio del 2012, quando due pescatori indiani, Valentine Jalstine e Ajesh Binki, vengono uccisi da colpi di arma da fuoco al largo delle coste del Kerala; nello stesso giorno la Marina Italiana diffonde la notizia di un respingimento di un attacco di pirati contro la petroliera Enrica Lexie su cui viaggiano Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in servizio antipirateria ma in un luogo diverso da quello della morte dei pescatori.

Il giorno seguente, la petroliera approda nel porto di Kochi su richiesta delle autorità indiane, i due fucilieri del San Marco vengono accusati della morte dei due pescatori, ma si difendono, chiarendo di aver sparato colpi di avvertimento e non contro il peschereccio su cui si trovavano le due vittime. L'Italia considererà in seguito incomplete e poco attendibili le perizie balistiche effettuate dagli inquirenti indiani. E' giallo sulle dinamiche dell'accaduto.

Il 19 febbraio i due marò vengono arrestati e alloggiano in una guest house della polizia locale. Sul posto arriva il sottosegretario agli Esteri, Staffan de Mistura: a parere dell'Italia, l'India non ha la giurisdizione per poter tenere il processo visto che il fatto è avvenuto in acque internazionali. Inizia così una lunga diatriba protrattasi fino ad oggi.

Il 5 marzo 2012 i due marò vengono trasferiti in carcere a Trivandrum, capitale dello stato federale del Kerala, in una struttura separata dagli altri detenuti. Un mese dopo iniziano gli interrogatori: il giudice della corte di Kollam chiede l'estensione della carcerazione preventiva fino al 30 aprile e il 18 maggio vengono comunicate le accuse di omicidio, tentato omicidio, danni e associazione per delinquere.

Ma la situazione si fa più seria dopo il no iniziale alla libertà su cauzione che verrà concessa solo il 30 maggio, con l'esclusione dell'accusa di terrorismo marittimo. Nel frattempo l'Italia raggiunge un accordo extragiudiziale per il risarcimento alle famiglie dei pescatori. Il 2 giugno i due marò vengono rilasciati su cauzione, ma rimangono ancora in India, a Kochi.

Dopo continui rinvii sul ricorso italiano per stabilire la giurisdizione del caso, il 22 dicembre i due marò arrivano in Italia grazie al sì arrivato dalla Corte del Kerala per un permesso speciale in vista delle vacanze di Natale. Il 4 gennaio Latorre e Girone ritornano in India "per onorare la promessa". Due settimane più tardi la Corte Suprema stabilisce che il Kerala non ha giurisdizione sul caso perché l'incidente è avvenuto in acque internazionalei, viene così creato un tribunale speciale a New Delhi.

 

Quando sembra essere finalmente giunti ad una soluzione, la situazione cambia nuovamente quando l'11 marzo 2013 l'ex ministro degli Esteri Giulio Terzi annuncia che i due marò non rientrano in India dopo il permesso di quattro settimane concesso per le elezioni politiche di febbraio. Scoppia il caos tra l'Italia, che sostiene di aver la giurisdizione sui due marò, e l'India.

Il 18 marzo viene di fatto trattenuto l'ambasciatore italiano in India, Daniele Mancini. Per ottenere il suo rilascio tre giorni dopo i due fucilieri vengono ricondotti in India. Terzi spiega di aver ottenuto garanzie sulla non applicazione della pena di morte, ma viene smentito dal collega indiano.

Il 25 marzo il tribunale speciale garantisce che il loro caso non implica la pena capitale e il giorno seguente nel corso dell'informativa alla Camera sul caso, il ministro degli Esteri Giulio Terzi si dimette, scatenando reazioni accese da parte del Capo dello Stato.

Ad aprile arrivano i primi segnali di apertura dell'India: viene concesso all'Italia di fare nuove indagini. Il governo indiano chiede alla polizia (Nia) di verificare la questione della competenza territoriale. Emma Bonino è a capo della Farnesina con il governo Letta. Le indagini sull'incidente sono in dirittura d'arrivo, ma la Nia attende un parere legale su come comportarsi di fronte all'impossibilità di interrogare a New Delhi i quattro fucilieri di Marina che con Massimiliano Latorre e Salvatore Girone formavano il team di sicurezza sulla Enrica Lexie.

Il ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid in persona, ha chiesto di lasciar lavorare e decidere su questa questione gli esperti legali, convinto che una via d'uscita legittima e ammissibile sarà trovata infatti sono state proposte tre ipotesi su come si potrà svolgere l'interrogatorio a cui sottoporre i quattro fucilieri, probabilmente in videoconferenza, o con investigatori in Italia e con domande e risposte scritte.

E che quindi come ha sottolineato il ministro della difesa Mario Mauro non c è nessun rifiuto da parte dell' Italia a voler collaborare. Da parte sua il portavoce del ministero degli Esteri indiano ha anche detto che l'inchiesta è andata avanti ed ha fatto progressi, con l'esame di tutti i testimoni, compresi i due marò e due membri italiani della petroliera. Nel frattempo i sottufficiali Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ringraziano attraverso i social network tutti coloro che credono in loro e che li sostengono ormai da quasi due anni.

 

 

 

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