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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Cronaca

Marijuana dall’Albania: otto brindisini condannati con riduzione della pena

Per Contestabile 14 anni, perché ritenuto il capo del sodalizio; otto anni a Fioretti indicato come uomo di fiducia. La pronuncia del gup a conclusione dell'inchiesta Griko della Finanza

BRINDISI – Marijuana in quantità dall’Albania alle coste del Brindisino, lungo le rotte degli anni del contrabbando delle bionde. Non più Marlboro city, ma approdo di “erba” per mano di un’associazione costituita tra brindisini, stando alla sentenza di primo grado, arrivata a conclusione dell’inchiesta della Dda di Lecce chiamata Griko.

Il tribunale e la procura di Lecce

Le condanne

Dieci gli imputati sotto processo con rito abbreviato, tutti condannati, al netto della riduzione di un terzo della pena. Quella più alta è stata inflitta a Gianfranco Contestabile, 49 anni, nato e residente a Brindisi: 14 anni di reclusione, uno in meno rispetto a quanto era stato chiesto dai pm dell’Antimafia titolari del fascicolo d’inchiesta. Secondo i magistrati, Contestabile sarebbe stato a capo del sodalizio.

Condanna a otto anni per Rosario Fioretti, 70 anni, di Brindisi, considerato dall’accusa come l’uomo di fiducia di Contestabile. Il suo braccio destro. Per Fioretti, i pm avevano chiesto la condanna a undici anni di reclusione.

Otto anni anche per Luca Sabetta, 38 anni, di San Pietro Vernotico, a fronte della richiesta a dieci anni. Otto anni di reclusione, inoltre, per Andrea Esposito, 53, di Brindisi, per il quale i pm ne avevano chiesto due in più. Sette anni per Shefik Musho, 33 anni, nato in Albania e residente ad Arezzo, rispetto ai nove chiesti.

Due anni e dieci mesi per Attilio Di Bello, 57 anni, di Brindisi: i pm avevano chiesto tre anni e sei mesi più 7.500 euro di multa Due anni e otto mesi per Giuseppe, detto Pino, De Simone, 68 anni, di Brindisi, e per Damiamo Libardo, 70 anni, di Brindisi: per entrambi i pm avevano invocato la condanna a tre anni più seimila euro di multa. Sono stati condannati, infine, due cittadini di origine albanese: Leonard Bufi, 36 anni, ed Emilian Bufi,  31, alla pena di due anni e dieci mesi. 

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La difesa

La sentenza porta la firma del giudice Vincenzo Brancato dinanzi al quale si è svolto il processo in abbreviato. Le motivazioni saranno depositate nel termine di 90 giorni. I difensori hanno già anticipato la volontà di ricorrere in Appello.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Francesco Cascione, Maria Gabriella Mastrolia, Cosimo Luca Leoci, Paola Giurgola, Gianvito Lillo, Ladislao Massari e Pantaleo Cannoletta.

Le accuse e i ruoli

Secondo i pubblici ministeri Guglielmo Cataldi e Valeria Farina Valaori, ruolo di primo piano sarebbe stato assunto dal brindisino Gianfranco Contestabile, il quale avrebbe “diretto e organizzato il sodalizio finalizzato  al trasporto via mare della marijuana, per l’ingresso sul territorio italiano” in contatto diretto con gli albanesi. A Contestabile avrebbe fatto diretto riferimento, in quanto “uomo di fiducia” Rosario Fioretti, “presente ai punti di sbarco della droga”; partecipe nel ruolo di “fornitore del gommone e del motore, Giuseppe De Simone, incaricato di occuparsi del rifornimento di benzina; Andrea Esposito avrebbe assicurato il trasporto e lo stoccaggio della sostanza stupefacente; Luca Sabetta, anche questi ritenuto uomo di fiducia di Contestabile; Damiano Libardo, chiamato anche quando “l’approvvigionamento non andava a buon fine”. E ancora, sempre seguendo l’organigramma tracciato dalla procura, Attilio Di Bello, avrebbe avuto un ruolo in seno all’associazione come “scafista”, mentre gli albanesi Shefik Muho e i fratelli Emilian e Leonard Bufi sarebbero stati i “referenti in loco dei fornitori” del Paese delle Aquile.

Il motoscafo con la droga sequestrato dalla Finanza

Gli arresti

Gli arresti risalgono al 30 giugno 2017, quando scattò il blitz dei militari della Guardia di Finanza, gli stessi che scoprirono un villino pieno di droga sulla provinciale San Vito dei Normanni-Latiano la sera del 4 agosto 2016: c’erano 70 chili di marijuana, più un mitragliatore da guerra con 119 cartucce. In quella occasione venne arrestato un albanese considerato il custode del carico, Seli Dajo.

Fonti di prova sono costituite da una serie di intercettazioni ambientali e telefoniche, assieme ai servizi tradizionali costituiti da lunghe osservazioni e prima ancora da pedinamenti.  “Prove granitiche di responsabilità”, secondo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce Carlo Cazzella che firmò le richieste di arresto avanzate dai due sostituti procuratori.

Gli sbarchi

Nel corso delle indagini sono stati ricostruiti gli sbarchi nei pressi di Torre Guaceto e Torre Santa Sabina, sino ad arrivare alla contestazione legata all’esistenza di un sodalizio finalizzato al narco traffico. I finanzieri arrestarono  anche Luca Sabetta, il 10 novembre 2016, per “detenzione di 386 chili di droga, scoperti in un deposito di contrada Bellanova, nel comune di San Pietro Vernotico. In almeno un’occasione il trasporto non andò a buon fine a causa delle avverse condizioni meteo, con naufragio dell’imbarcazione affidata ad Attilio Di Bello. Anche questo episodio ricostruito partendo dalle intercettazioni ambientali.
 



 

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