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Marito e moglie indagati per circonvenzione di anziana: confermato sequestro per 435mila euro

Sotto inchiesta Angelo Pecere e Clementina Sbano. Il Riesame mantiene il blocco dei conti correnti e di tre immobili dopo la denuncia sporta dai familiari della pensionata di 86 anni: “Prelievi bancari sospetti, prepotente quadro indiziario”

BRINDISI – Marito e moglie, brindisini, indagati per circonvenzione d’incapace, una donna di 86 anni: l’anziana aveva nominato lei, Clementina Sbano, erede universale dei suoi beni, tra conti correnti e immobili, per un valore di 435mila euro, in parte destinati ad accendere polizze assicurative e fondi comuni di investimento, anche con l’intervento di Angelo Pecere. Tutto sequestrato dai finanzieri, con conferma del Tribunale del Riesame: “Dalle denunce sporte dai nipoti, dalla documentazione prodotta dall’amministrazione di sostegno, dagli accertamenti bancari e dai certificati medici emerge un prepotente quadro indiziario che permette di ritenere dimostrato, quantomeno in termini di fumus, la sussistenza della fattispecie delittuosa contestata”.

Il sequestro e gli indagati

daniela faggiano ok-2Le motivazioni del Tribunale del Riesame sono state depositate nei giorni scorsi: il collegio ha respinto i ricorsi presentati dagli indagati Angelo Pecere, 62 anni, e Clementina Sbano, 57 anni, marito e moglie, di Carovigno, difesi dagli avvocati Giuseppe Lanzalone e Gaetano Sansone. Il blocco dei beni venne eseguito il 2 novembre scorso dai finanzieri della compagnia di Ostuni, al comando di Gerardo Chiusano, su disposizione del pubblico ministero Simona Rizzo, per poi essere convalidati dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi.

Le motivazioni e la denuncia dei parenti

Il collegio, in funzione di Riesame, presieduto da Domenico Cucchiara (giudice relatore Vittorio Testi e Ambrogio Colombo) nei giorni scorsi ha respinto i ricorsi presentati dagli avvocati degli indagati ritenendo importante quanto raccolto dall’avvocato Daniela Faggiano (nella foto accanto) che rappresenta i nipoti dell’anziana, firmatari della denuncia: “Si rinvengono agli atti elementi sicuramente sufficienti per valutare la ricorrenza del fumus”, si legge nelle motivazioni. Emerge che il 13 giugno 2016 “venne rilasciato un certificato medico della Asl di Brindisi attestante una condizione di demenza senile media e che il successivo 2 agosto venne rilasciata dalla pensionata una procura in favore di Clementina Sbano, moglie di Angelo Pecere, con la quale il ricorrente venne autorizzato ad operare su libretto e sui conti dell’anziana la quale al contempo aveva sottoscritto un testamento olagrafo”.

Il testamento

Il testamento è costituito da poche righe scritte il 2 novembre 2014: “Io sottoscritta (seguono nome e cognome della donna di 86 anni) nomino erede universale alla mia morte, di tutti i miei beni, Clementina Sbano”. A seguire la firma dell’anziana. Agli atti dell’inchiesta c’è anche il certificato della Asl del 19 novembre 2016 con il quale venne attestato lo stato di “incapacità e decadimento cognitivo e ipoacusia” della pensionata. E c’è copia dell’istanza che il 29 maggio 2017 Pecere formulò per chiedere la nomina di amministratore di sostegno.

I bonifici

Il comando compagnia della Guardia di Finanza a Ostuni-2

Il Riesame ha anche messo in evidenza che il 20 settembre successivo, “la moglie di Pecere, Clementina Sbano, effettuò dal conto corrente dell’anziana – come delegata due bonifici, uno di 215mila euro e l’altro di 30mila in favore, rispettivamente, di un conto intestato a se stessa e di un altro conto della pensionata”. I giudici oltre a ricordare che si è trattato di “operazioni vietate” perché c’è “conflitto di interesse”, le hanno definite “sospette per la particolare coincidenza temporale con l’udienza che si sarebbe celebrata il 21 settembre, nella quale era previsto il deposito dell’estratto del conto corrente Unicredit della pensionata, allo scopo di appurare la giacenza iniziale”.

Una volta nominato l’amministratore di sostegno per l’anziana, nella persona dell’avvocato Emanuela De Luca, “si apprende che sul conto corrente, su cui era stata delegata ad operare Sbano nel mese di agosto 2016, erano tate eseguite operazioni di prelievo e bonifico per importi significativi nel periodo immediatamente successivo al rilascio della delega e precedente alla nomina dell’amministratore”. Più esattamente, come si legge nelle motivazioni del Riesame, diecimila uro l’11 novembre 2016, 22mila il 5 ottobre dello stesso anno e 20mila euro il 17 luglio 2017.

Le polizze assicurative

daniela d'amuri-12Secondo il Tribunale, inoltre, “la libera disponibilità in capo ai ricorrenti delle somme di denaro sequestrate potrebbe frustrare la fruttuosità del recupero di tali somme trattandosi di importi non trascurabili di proprietà della pensionata e di somme che, dopo essere state dirottate sul conto corrente della delegata, vennero utilizzate per accedere a polizze assicurative  e a quote di fondi comuni di investimento in favore di prossimi congiunti degli indagati”. Tutto questo – sempre stando alle valutazioni del Riesame – “al fine di evitare di creare vicende circolatorie dei beni costituenti il profitto del reato e di rendere più difficoltoso il recupero del denaro”.

Gli indagati sono stati condannati al pagamento delle spese del procedimento in favore dell’Erario. Il gip, inoltre, il 25 ottobre, nominò curatore l’avvocato Daniela d’Amuri (nella foto al lato). La penalista, assieme al legale che rappresenta i parenti dell’anziana, hanno chiesto una perizia medica per stabilire le reali condizioni della donna, nonché accertamenti sui farmaci che le sono stati somministrati.

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