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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca Mesagne

Marito "aguzzino": dopo anni di violenze fine dell'incubo per una donna

Notificato divieto di avvicinamento alla consorte a un 70enne di Mesagne che picchiava brutalmente la donna, fino a procurarle fratture al femore e a una vertebra. La vittima non trovava la forza di denunciarlo. Indagini del commissariato di Mesagne

MESAGNE – In una circostanza le ha rotto un femore. In un’altra una vertebra. Si comportava come un vero e proprio aguzzino un 70enne di Mesagne che per anni ha maltrattato la moglie, costringendola a soprusi di ogni tipo. L’uomo stamani è stato raggiunto da un’ordinanza di avvicinamento alla donna e ai luoghi frequentati dalla stessa. Il provvedimento, emesso dal gip del tribunale di Brindisi, è scaturito dalle indagini condotte dalla squadra di polizia giudiziaria del commissariato di Mesagne al comando del vicequestore Rosalba Cotardo.

Lo scenario ricostruito dagli investigatori è inquietante. La vittima non è mai riuscita a trovare la forza di denunciare che quelle fratture, quei traumi, quegli ematomi, che in talune circostanze l’avevano condotta in ospedale, in realtà, non erano riconducibili a “cadute accidentali”.

In particolare, si annoverano tra i maltrattamenti consumati ai danni della donna, la rottura di un femore per la quale era stata costretta a sottoporsi ad intervento chirurgico, la frattura di una vertebra per la quale, dopo il ricovero in ospedale,  aveva avuto una prognosi di 40 gg, i vistosi lividi sul corpo, un bernoccolo sulla fronte, un taglio sul mento. I familiari, figli, fratelli, che pure frequentavano quella casa e quella famiglia, non si sono potuti accorgere, se non negli ultimi periodi,  delle vere ragioni di quelle lesioni. 

“Una donna che ‘protegge’ il suo dolore con il silenzio e che se ne rassegna come fosse una ‘croce’ da portare – si legge in una nota del commissariato - è difficile da tutelare. Deve, per prima, raggiungere la consapevolezza  di essere vittima di maltrattamenti e decidere di voler uscire dalla spirale della violenza. E’ questo il primo passo verso la libertà”. 
Oggi, quella donna, si trova in una struttura protetta e quell’uomo non si potrà più avvicinare a lei.

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