Marò, attesa infinita: udienza il 28

NEW DELHI - Le pressioni politiche hanno reso infinita l'attesa del pronunciamento della magistratura indiana sul ricorso con cui l'Italia chiede il riconoscimento dell'incompetenza di un tribunale locale a giudicare i marò del Reggimento San Marco in libertà provvisoria, ma impossibilitati a lasciare il Kerala, per la vicenda della morte di due pescatori indiani morti in circostanze attribuite ai militari italiani imbarcati sulla petroliera Enrica Lexie, che li avrebbero scambiati per pirati. La prossima tappa previosta è quella del 28 agosto.

I due marò italiani

NEW DELHI - Le pressioni politiche hanno reso infinita l'attesa del pronunciamento della magistratura indiana sul ricorso con cui l'Italia chiede il riconoscimento dell'incompetenza di un tribunale locale a giudicare i marò del Reggimento San Marco in libertà provvisoria, ma impossibilitati a lasciare il Kerala, per la vicenda della morte di due pescatori indiani morti in circostanze attribuite ai militari italiani imbarcati sulla petroliera Enrica Lexie, che li avrebbero scambiati per pirati. La prossima tappa previosta è quella del 28 agosto.

Sono già passati nel frattempo sei mesi di comparizioni, indagini, udienze e rinvii senza esiti. E con molti dubbi sulla tutela delle prove che potrebbero scagionare o accusare i sottufficiali Massimiliano Latorre, di Taranto, e  Salvatore Girone di Bari che attendono una decisione della Corte suprema sul ricorso con il quale si chiede la sospensione del processo e il riconoscimento della giurisdizione italiana a giudicare il caso.  Unica nota positiva, il fatto che oramai anche l'accusa accetta la circostanza che l'incidente sia avvenuto quando l'Enrica Lexie navigava in acque 'contigue' a quelle indiane, in cui la giurisdizione dello Stato interessato viene considerata molto limitata. L'Italia ha avvertito che se per il 28 agosto non saranno raggiunti risultati significativi il governo Monti potrebbe passare a nuove iniziative.

Il caso non ha tuttavia interrotto l'utilizzo dei fanti di marina in funzione di tutela del naviglio commerciale battente bandiera italiana: a bordo dei mercantili italiani che attraversano le acque infestate dai pirati nell'Oceano Indiano continuano ad essere presenti i cosiddetti Nuclei Marittimi di Protezione del Reggimento San Marco. Del resto le richieste delle compagmnie armatrici continuano ad essere numerose, e la Marina Militare cerca di rispondere in maniera adeguata a tali istanze.

Per tornare al caso, nelle scorse settimane avevano destato forti perplessità sia le conclusioni cui erano giunti gli esperti indiani al termine degli accertamenti balistici, che l'assenza di misure a tutela delle fonti di prova. L’autore dell’autopsia, il professor Sasikala, ha parlato nel suo referto di misure che coincidono con ogive del calibro 7,62 estratte dal corpo di Valentine Jalestine, timoniere del peschereccio indiano al centro dell'incidente del 15 febbraio scorso in acque internazionali. L'autopsia era stata eseguita il 16 febbraio e il referto aveva descritto un proiettile lungo 3,1 centimetri la cui circonferenza era alla base di 2,4 centimetri e alla punta di 2,1 centimetri.

La conclusione del perito indianoperò  era stata sorprendentemente quella che a sparare erano stati i fucili d'assalto Beretta Sc 70-90 dei marò che invece utilizzano munizioni del calibro 5,56 x 45. Ma non è solo questo il punto di forte perplessità. Il proprietario del peschereccio "Saint Anthony", Freddie Bosco, che ne aveva ottenuto il dissequestro il 10 maggio perchè era la sua unica fonte di sostentamento, sostenendo che nessuno avrebbe più voluto lavorare su una barca dove due membri dell’equipaggio erano morti, aveva smontato motore, l’elica e ogni altra attrezzatura utile e aveva abbandonato lo scafo, malgrado gli fosse stato ordinato di aver cura che i fori lasciati dai proiettili non fossero manomessi.

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Ma il "Saint Anthony", ormai senza manutenzioni, stava cominciando ad affondare e solo allora Freddie Bosco ha tirato fuori 42mila rupie, circa 600 euro, per ottenere che dodici lavoratori portuali di Kochi gli recuperassero la barca. Secondo un esperto italiano tutto ciò ha pregiudicato la possibilità di effettuare rilievi balistici accurati, come quelli per verificare la presenza di residui di polvere da sparo col sistema gas-cromatrografico o con lo spettrometro di massa. I fatti si sono svolti circa un mese prima dell'avvio del processo davanti al tribunale penale del Kerala. Quindi non resta che la strana relazione del professor Sasikala, sempre che il 28 l'Alta Corte di New Delhi non decida che la competenza a giudicare è italiana.

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