Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Marò Latorre e Girone, in India il caso è definitivamente chiuso

Stop a tutti i procedimenti a carico dei due fucilieri coinvolti nel 2012 nella morte di due pescatori. Depositato l'indennizzo alle famiglie

BRINDISI - Dopo circa nove anni si chiude la vicenda giudiziaria in cui sono stati coinvolti i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Lo riporta l'Ansa, che cita il giornale indiano in lingua inglese The Indu. La Corte suprema indiana ha dichiarato la chiusura di tutti i procedimenti giudiziari a carico dei due marò. Nel 2012 vennero accusati della morte di due pescatori indiani. La Corte suprema si era espressa già il 19 aprile scorso, rinviando la chiusura del caso. Il motivo: il mancato deposito dell'indennizzo concordato alle famiglie delle vittime, pari a cento milioni di rupie, circa 1,1 milioni di euro.

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio affida a Twitter il suo commento: "Chiusi tutti i procedimenti giudiziari in India nei confronti dei nostri due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Grazie a chi ha lavorato con costanza al caso, grazie al nostro infaticabile corpo diplomatico. Si mette definitivamente un punto a questa lunga vicenda". 

Lo scorso 19 aprile il procuratore dello Stato aveva dichiarato che "l'Italia ha avviato il trasferimento di denaro", aggiungendo però che la somma non era ancora disponibile. Il nove aprile scorso la Corte aveva deciso che il caso sarebbe stato chiuso solo dopo il deposito del risarcimento pattuito. Deposito che si è concluso in questi giorni.

I due fucilieri sono stati accusati di aver ucciso, nel 2012, due pescatori indiani, al largo delle coste del Kerala. Latorre e Girone erano impegnati in una missione antipirateria a bordo della nave commerciale italiana Enrica Lexie. I due videro avvicinarsi il peschereccio Saint Antony e, temendo un attacco di pirati, spararono alcuni colpi di avvertimento in acqua. A bordo della piccola imbarcazione, però, morirono i due pescatori Ajeesh Pink e Valentine Jelastine, e rimase ferito l'armatore del peschereccio, Freddy Bosco.

A distanza di otto anni, nel luglio del 2020, il tribunale internazionale dell'Aja, che aveva riconosciuto "l'immunità funzionale" ai fucilieri, aveva stabilito che la giurisdizione sul caso spettava all'Italia e aveva disposto il risarcimento alle famiglie delle vittime. 

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