Marzio ucciso tra le 22 e l'1

OSTUNI - L’ora della morte di Giuseppe Marzio è stata collocata dal medico legale che ha eseguito stamattina una ispezione esterna sul cadavere del 44enne tra le 22 e l’1 di ieri. Il cellulare dell’uomo, ucciso da una scarica di piombo, è stato rinvenuto dagli agenti della Squadra mobile nell’autovettura in cui è stato trovato cadavere. Era spento e sarà attraverso una perizia che si stabilirà se sia stato utilizzato e in che modo, quali sono state le ultime telefonate ricevute e quali le ultime effettuate.

Il capo della Mobile, Somma, e il medico legale Carusi

OSTUNI - L’ora della morte di Giuseppe Marzio è stata collocata dal medico legale che ha eseguito stamattina una ispezione esterna sul cadavere del 44enne tra le 22 e l’1 di ieri. Il cellulare dell’uomo, ucciso da una scarica di piombo, è stato rinvenuto dagli agenti della Squadra mobile nell’autovettura in cui è stato trovato cadavere. Era spento e sarà attraverso una perizia che si stabilirà se sia stato utilizzato e in che modo, quali sono state le ultime telefonate ricevute e quali le ultime effettuate.

Sarà comunque disposta dal pm Iolanda Daniela Chimienti l’autopsia: l’incarico dovrebbe essere affidato ad Antonio Carusi, lo stesso che si è recato stamani sul posto. Quanto all’arma, sembrerebbe che ad essere stata utilizzata sia una doppietta. Marzio è stato raggiunto alla tempia sinistra, si è poi accasciato sul sedile del passeggero e lì è rimasto tutta la notte, prima che la moglie si accorgesse di lui. Erano le otto del mattino quando la donna ha notato che la Y10 di Marzio, istruttore di arti marziali in una palestra di Ostuni,  si era andata a schiantare contro il muro a secco vicino alla villetta, dotata di telecamere di videosorveglianza.

La donna ha raccontato agli investigatori di non essersi allarmata troppo per l’assenza prolungata dell’uomo: non era la prima volta che rincasava molto tardi o che non rientrava affatto. Era già accaduto, non avrebbe lanciato l’allarme per una nottata fuori casa. Non aveva sentito gli spari nella notte. In aperta campagna, di boati ce ne sono a ripetizione. E i cani abbaiano, tutte le volte.

Gli investigatori sono al lavoro. Sanno che chi ha sparato voleva sicuramente uccidere. Sono certi che i sicari conoscessero a menadito le abitudini di Marzio, tanto da sapere addirittura quale dei due tratturi che conducono alla propria abitazione avrebbe percorso.

Al volante della vecchia utilitaria il 43enne si è lasciato alle spalle il primo sentiero asfaltato. Ha scelto un percorso più lungo rispetto a quello che chiunque avrebbe percorso per raggiungere contrada San Benedetto. Chi ha imbracciato il fucile era lì, in un punto in cui chiunque passi deve per forza rallentare, quasi arrestare la marcia. Un colpo, partito forse da una doppietta (è l’ipotesi più probabile, visto che non è stata rilasciata la cartuccia) lo ha raggiunto all’altezza della tempia sinistra. Un altro colpo, invece, ha deformato il montante della vettura, vicino al parabrezza. L’auto ha poi proseguito il cammino, forse per inerzia, per almeno 150 metri, fermandosi poi contro un muretto a secco.

Marzio era un soggetto conosciuto alle forze dell’ordine. Fu arrestato lo scorso anno perché ritenuto l’autore di un attentato, compiuto a Soleto (Lecce) il 14 aprile 2011. Una bombola di gas da 25 chili era stata posizionata all’interno di una villetta di un pensionato, ne era stata aperta la valvola ed era stato appiccato il fuoco. In quell’occasione aveva riportato ferite da ustione che lo avevano costretto a ricorrere alle cure dei medici dell’ospedale “Perrino” di Brindisi. Per questo era stato identificato, denunciato a piede libero e poi in seguito arrestato su ordinanza di custodia cautelare in carcere. Una decina di anni fa, invece, il 44enne finì in manette nell’ambito delle indagini aperte dagli investigatori a seguito del delitto di Renato Mitrotta (ucciso la sera del 13 settembre 2001, all’età di 43 anni), rimasto poi insoluto, vicenda per la quale fu poi assolto.

Il passato ritorna d’attualità, quando c’è un movente ignoto e dei responsabili da identificare. Anche una vecchia storia del 1990, una rapina compiuta a Ceglie Messapica in cui ci scappò il morto, un carabiniere, la medaglia d’oro alla memoria Angelo Petracca e per la quale Marzio finì indagato insieme a un esponente di spicco della Scu. Per entrambi fu poi disposta l’archiviazione. Ma nell’ottobre il caso fu riaperto sulla base delle dichiarazioni di un collaborante ostunese.

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Si guarda alle storie di ieri, ma anche a quelle d’oggi. C’è qualcosa di cui il maestro d’arti marziali si stava occupando in tempi recenti che poteva turbare le dinamiche della criminalità indigena? Di solito si arriva a uccidere per affari consistenti. E i soldi, in ambito malavitoso, si fanno principalmente con la droga. Ma in fatti come questo non sempre due più due fa quattro.

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