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Sponsorizzazioni fittizie per il giudice: l'imprenditore Bianco lascia il carcere

Il gip dispone la misura degli arresti domiciliari. L'avvocato Spina si avvale della facoltà di non rispondere

L’imprenditore Massimo Bianco lascia il carcere e torna a casa in regime di domiciliari. Il gip del tribunale di Potenza ha accolto l’istanza di attenuazione di misura cautelare a carico dell’imprenditore di Francavilla Fontana, amministratore della ditta Soavegel, presentata dagli avvocati Domenico Attanasi e Sebastiano Flora, del foro di Potenza. Bianco, secondo l’accusa, avrebbe elargito sponsorizzazioni fittizie a un paio di associazioni sportive dilettantistiche riconducibili al giudice Gianmarco Galiano, fulcro dell’inchiesta sull’elargizione di incarichi in procedimenti che si sono svolti presso il tribunale di Brindisi, in cambio di “protezione giudiziaria". 

Bianco ieri ha chiarito la sua posizione, rispondendo per più di due ore alle domande di gip e pm. Stamattina, invece, si è avvalsa della facoltà di non rispondere l’avvocato Federica Spina. L’ex moglie del giudice Gianmarco Galiano ha incontrato in videoconferenza il gip Lucio Setola, assistita dall’avvocato Lorenzo Bullo, del foro di Taranto. Il legale, contattato da BrindisiReport, ha riferito che si sta valutando se fare istanza di Riesame o se depositare direttamente un’istanza per le esigenze cautelari. Nella giornata di ieri si erano svolti gli interrogatori di garanzia anche dello stesso Giudice Galiano, avvalsosi della facoltà di non rispondere, e del commercialista Oreste Pepe Milizia, che ha chiarito la propria posizione

Fra domani e giovedì il gip ascolterà anche gli altri due indagati, oltre all’avvocato Spina, gravati dalla misura cautelare dei domiciliari. Si tratta dell’ingegnere Annalisa Formosi e dell’avvocato Francesco Bianco. Altre 16 persone, fra cui altri due magistrati del tribunale di Brindisi e professionisti della provincia, sono indagate a piede libero nell’ambito dell’inchiesta condotta dal Nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Brindisi, sotto la direzione della Procura di Potenza. Si procede a vario titolo per i reati di estorsione, corruzione passiva in atti giudiziari, corruzione attiva, associazione per delinquere, riciclaggio, auto-riciclaggio, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni  inesistenti.

L’estorsione ai genitori del figlio diversamente abile

L’avvocato Spina, in particolare, sarebbe coinvolta nella vicenda riguardante l’estorsione ai danni dei genitori di un bambino nato con traumi permanenti, per colpa medica. Il legale ha seguito la coppia in un contenzioso con l’Asl finalizzato all’ottenimento di un risarcimento danni. Successivamente, però, data l’incompatibilità fra le legale e il ruolo di giudice svolto dal marito, i coniugi si sono rivolti a un terzo avvocato, estraneo a ogni accusa. La famiglia, al termine della causa, ha ottenuto un risarcimento da due milioni di euro. Ma un giorno lo stesso giudice e la Galiano si presentarono presso la loro abitazione e pretesero la somma di 150mila euro, sotto la minaccia di far perdere alla coppia la patria potestà. 

E’ il padre del bambino a ricostruire alla guardia di finanza quel drammatico episodio: “E' stato uno dei momenti più brutti della mia vita. […] A lui proprio dovevamo dare 150mila euro. Disse in modo arrogante e sprezzante che anche in considerazione del fatto che abitavamo in una piccola casa in campagna non certamente arredata in modo lussuoso e che lui, conoscendo il sindaco, […] conoscendo i servizi sociali, la polizia e chiunque contasse, ci avrebbe fatto togliere il bambino perché non eravamo in grado di assisterlo adeguatamente. Disse che lui conosceva i buoni e i cattivi. […] Vi dico la verità, ora che vi ho detto queste cose ho ancora paura. Ho paura che questo Galiano possa farci qualcosa di brutto”. I coniugi cedono alla richiesta, letteralmente terrorizzati. 

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