Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca

Maxi bando per i rifiuti, nuovo ricorso al Tar: “Procedura illegittima”

Igeco, Gial Plast, Bianco Igiene Ambientale e Axa chiedono l'annullamento della gara dell'Aro 2 da 232 milioni per dieci anni. "Costo del personale indeterminato, impossibile presentare l'offerta". Chiesta la sospensiva. Il testo era stato già rivisto dopo la pronuncia dei giudici sul fatturato

BRINDISI – Non convince  la nuova versione del testo del maxi bando per i rifiuti nei Comuni dell’Aro Brindisi 2:  c’è stato un nuovo ricorso al Tar con richiesta di annullare la gara da 232 milioni di euro, per la durata di dieci anni. Il motivo? La procedura è stata ritenuta illegittima da quattro società, secondo le quali il costo del personale, requisito essenziale per le offerte,  resta impossibile da stimare anche dopo i chiarimenti dell’Ente capofila.

La sede del Tar di LecceIl nodo è stato sollevato da  Igeco, Gial Plast, Bianco Igiene Ambientale e Axa, tutte realtà che operano nel settore dei rifiuti, di fronte al bando di gara pubblicato dal Comune di Brindisi come capofila dell’Aro, nella forma riveduta e corretta dopo che i giudici del Tar, lo scorso mese di gennaio, hanno accolto i ricorsi del consorzio Ciclat e della Monteco.

Sia il consorzio che la società avevano contestato il requisito del patrimonio netto pari a 50 milioni di euro sostenendo che fosse “illogico dal momento che si circoscrive la partecipazione delle imprese in maniera irragionevole”. Da qui il ricorso presentato alla sezione di Lecce del Tribunale amministrativo regionale e la sospensiva che ha di fatto congelato il bando.

Cosa è successo nel frattempo? E’ accaduto che i Comuni dell’Aro 2, vale a dire Brindisi, Cellino San Marco, Mesagne, San Donaci, San Pietro Vernotico e Torchiarolo, riuniti assieme nell’ambito di raccolta ottimale,  hanno comunque ritenuto di procedere con un nuovo testo prima dell’udienza di merito.

La novità sostanziale attiene al “fatturato annuo riferito a servizi analoghi a quelli oggetto del presente appalto, nell’ultimo triennio antecedente alla pubblicazione del bando (dal 2012 al 2014) non inferiore a 23 milioni per ciascun anno”. Nel caso di associazione temporanea di imprese, “il suddetto requisito dovrà essere posseduto dalla mandataria nella misura minima del 40 per cento”. In altri termini, via il fatturato, spazio al patrimonio netto.

Il testo, modificato, non è ancora chiaro, a sentire gli avvocati che rappresentano Igeco, Gial Plast, Bianco Igiene Ambienale e Axa. Non lo è a proposito del costo del personale che è risultato “del tutto indeterminato e indeterminabile” pur essendo “ritenuto essenziale ai fini della formulazione dell’offerta”, si legge nel ricorso depositato lo scorso 26 febbraio.

“L’intera procedura di gara è illegittima”, secondo le quattro società che nei ricorsi presentati al Tar hanno anche sottolineato che il bando è “gravemente lesivo degli interessi”, motivo per il quale hanno chiesto ai giudici di “dichiarare la nullità e ove occorre l’annullamento, previa misura cautelare” del bando, “di tutti i suoi allegati e ulteriori atti ad esso connessi”. E hanno chiesto la sospensiva.

Cesare CastelliL’udienza per la discussione dell’istanza cautelare è stata fissata a stretto giro e dovrebbe tenersi nella giornata di domani e il sub commissario Maria Antonietta Olivieri, altro non ha potuto fare se non deliberare la costituzione in giudizio del Comune di Brindisi – con i poteri della Giunta – e nominare il capo dell’ufficio legale Francesco Trane, dopo averne parlato con il commissario Cesare Castelli. La decisione è stata assunta il 4 marzo scorso.

Al momento, quindi, resta il punto interrogativo sul bando per l’affidamento del servizio di nettezza urbana della durata di dieci anni, a fronte di un importo a base di gara pari a 231.927.847,98 euro, esclusi gli oneri di sicurezza, l’Iva e gli oneri di smaltimento, ripartiti per ciascuna Amministrazione. Il piano di riparto è il seguente: a carico del Comune di Brindisi sono stati posti 15.404.363,55 euro; per Mesagne la somma è di 3.601.543,65; per San Pietro 1.497.405,95; per Cellino 877.869,97; per Torchiarolo 990.415,82 e per San Donaci 821.185,87.

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