Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca

Maxi bando per i rifiuti, primi ricorsi al Tar. Monteco contesta il requisito patrimoniale

Non è stato concepito sotto una buona stella il maxi bando di dieci anni per la raccolta e il trasporto dei rifiuti nei comuni dell’Aro 2 con Brindisi capofila: due società del settore, Monteco e Ciclat, hanno presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale contestando il requisito legato alla consistenza del patrimonio netto, pari a 50 milioni di euro, corretto dopo la prima pubblicazione in cui il tetto era di 50mila euro

BRINDISI – Non è stato concepito sotto una buona stella il maxi bando di dieci anni per la raccolta e il trasporto dei rifiuti nei comuni dell’Aro 2 con Brindisi capofila: due società del settore, Monteco e Ciclat, hanno presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale contestando il requisito legato alla consistenza del patrimonio netto, pari a 50 milioni di euro, corretto dopo la prima pubblicazione in cui il tetto era di 50mila euro.
Le due ditte lo ritengono  troppo “restrittivo”, tale cioè da limitare il numero delle offerte che dovrebbero essere presentate entro il prossimo 9 novembre, data indicata come termine ultimo per il bando che andrà a coprire i comuni di Brindisi, Mesagne, Cellino San Marco, San Pietro Vernotico e Torchiarolo, per i prossimi dieci anni, a fronte di una canone annuo pari a 23.048.255 euro e 89 centesimi, esclusi gli oneri per la sicurezza, l’iva e le spese di smaltimento

Ne sono convinti gli avvocati della Monteco, azienda che gestisce attualmente il servizio di nettezza urbana a Lecce così come nei comuni dell’Aro 1, il cui capofila è Francavilla Fontana, e che a Brindisi è stata per cinque anni di fila, dal primo marzo 2010 sino al 15 novembre 2014. 
La società, a distanza di un anno dalla fine dei rapporti con l’Amministrazione cittadina è tornata a farsi sentire prima con una lettera di chiarimenti spedita due settimane fa all’ufficio Gare e contratti dell’Aro 2, sui requisiti oggettivi indicati nel bando di gara.

“Non capisco per quale motivo si misuri la capacità economico-finanziaria di una società facendo riferimento al patrimonio netto”, dice l’amministratore della Monteco, Mario Montinaro. “Non ha senso perché si tratta di un elemento di natura contabile che nulla ha a che vedere con la solidità della ditta a cui solitamente si fa riferimento nei bandi di gara e, invece, in questo testo si legge che tra i requisiti necessari per la presentazione delle offerte occorre un patrimonio netto di 50 milioni di euro”, prosegue Montinaro.

“Mi permetto di ricordare che in Italia, le società che possiedono tale requisito sono poche, di conseguenza con una simile previsione, si limita il numero dei partecipanti al bando”.

Evidentemente le risposte ricevute dalla Monteco non sono state considerate esaustive, per cui è stato presentato ricorso ai giudici del Tar, sezione di Lecce, dove più volte la questione dei rifiuti è stata oggetto di pronunce. Innanzitutto sulle richieste di sospensive, come quella che l’avvocato Federico Massa adesso ha chiesto in nome e per conto della società Monteco, considerando che il testo del bando integri gli estremi per un danno concreto in capo alla ditta.

“A questo punto aspettiamo la pronuncia dei giudici sulla sospensiva che dovrebbe arrivare prima della scadenza del bando”, aggiunge Montinaro. L'amministratore unico di Monteco, Mario MontinaroIn scia, sostenendo ragioni identiche alla base del ricorso, c’è la Ciclat che arriva dall’Emilia Romagna, sede legale a Ravenna, dopo la fusione tra due cooperative nate trent’anni addietro.

Chi ha memoria storica della vicenda rifiuti, ricorda che questi intoppi non sono gli unici per il bando dalle dimensioni maxi, tanto a durata che a importi, perché subito dopo la pubblicazione ci si accorse di un errore materiale nella stesura. Che, coincidenza vuole, riguarda proprio il requisito del patrimonio netto delle aziende partecipanti: era stato inizialmente indicato in 50mila euro, per poi essere ritoccato all’insù arrivando agli attuali 50 milioni di euro. Certamente non una questione di poco conto e i due ricorsi al Tar ne danno conferma (nella foto a destra, Mario Montinaro).

Come sia stata possibile dimenticare gli zero necessari nella composizione dell’importo non è dato saperlo, quel che si sa è che il comune di Brindisi come capofila è corso ai ripari dopo aver informato gli altri che fanno parte dell’Aro 2. Nel momento in cui è stato rivisto l’ammontare del patrimonio netto, sono stati rivisti altri due requisiti, il che ha reso necessario prorogare la scadenza delle offerte, inizialmente indicata al 13 ottobre.

Il primo riguarda il numero degli addetti, perché mentre nella versione “sbagliata” si faceva riferimento al possesso di “un organico medio del personale dipendente nell’ultimo triennio non inferiore a 400, con la precisazione che in caso di Ati il requisito doveva essere riscontrato per ciascuna impresa partecipante, nella versione “numero due”, i 400 addetti in caso di Ati sono da ritenersi “cumulativi”. Cosa vuol dire? “Che vanno considerati complessivamente, tenuto conto di tutte le società dell’associazione temporanea”. In tale caso, quindi, il requisito diventa di più ampio respiro.

L’altra novità è legata alla certificazione di qualità che dovrà essere posseduta da tutte le imprese dell’Ati e non solo dalla mandataria come si leggeva nella versione del bando originaria. Altre due sviste? A quanto pare sì.

Confermato il resto del bando, a partire dai costi ripartiti per ogni Comune dell’Aro Brindisi2, pari per il capofila a 15.427.132,37, per Mesagne a 3.602.543,65, per San Pietro Vernotico a 1.497.405,95, per Cellino San Marco a 877.869,97, per Torchiarolo a 823.118,09 e per San Donaci a 821.185,87. Restano validi i criteri di valutazione: “la commissione esprimerà il suo giudizio con il metodo aggregativo-compensatore, mediante confronto a coppie, assegnando un massimo di 70 punti per l’offerta tecnica e un massimo di 30 per quella economica”.

Nell’offerta di tipo tecnico sono previsti l’organizzazione dei servizi porta a porta, di spazzamento stradale e di lavaggio delle strade così come una valutazione sarà fatta sui mezzi a metano o gas, di portata superiore a dieci quintali. Ulteriori punteggi saranno riconosciuti a “servizi vari”, come i progetti di sensibilizzazione in tema ambientale nelle scuole e incentivi all’utenza per la differenziazione dei rifiuti e a “servizi innovativi e migliorativi” tra i quali sono stati indicati il sistema di rilevazione informatica del quantitativo conferito dalle utenze e quello di controllo per la riduzione degli abbandoni dei rifiuti.

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