Cronaca

Maxi decreto ingiuntivo al Comune di Brindisi per energia elettrica non pagata

La somma è pari a 200.897,07 euro, cui bisogna aggiungere gli interessi, importo che si riferisce al "credito" vantato da "Banca Sistema spa", con sede legale a Milano. Banca Sistema Spa ricorre al Tribunale. L'Ente si oppone

BRINDISI – Peggio forse non può andare a Palazzo di città, se ci si riferisce alla tenuta economico-finanziaria: il Comune è costretto a fare i conti con un decreto ingiuntivo di duecentomila euro per fatture legate alla fornitura di energia elettrica “non pagate”, stando a quanto intimato dal Tribunale.

Il caso. La somma è pari a  200.897,07 euro, cui bisogna aggiungere gli interessi, importo che si riferisce al “credito” vantato da “Banca Sistema spa”, con sede legale a Milano. Tempo quaranta giorni, a far data dalla notifica del provvedimento del giudice lombardo, competente per territorio, nell’ambito della procedura di ingiunzione pendente da almeno due anni. Più esattamente dalla fine di febbraio scorso. 

Una bella grana. Pesante come un macigno, tenuto conto della precaria situazione venuta a galla nel momento in cui è stata svelata la relazione del Collegio dei revisori dei conti sul patto di stabilità. Sarebbe stato eluso, secondo i controlli interni al Palazzo. Come e perché è oggetto di dibattito tra i consiglieri. C’è da scommettere sull’assalto dei rappresentanti dei partiti di opposizione che chiederanno spiegazioni ora che è spuntato il decreto ingiuntivo, sul quale è in corso un’interlocuzione tra i dirigenti.

E mentre i funzionari scrivono, il Comune gioca in difesa dopo l’azione in attacco della Banca Sistema spa: intende proporre opposizione. Lo farà con gli avvocati interni, Francesco Trane e Monica Canepa, a cui la giunta ha conferito mandato con delibera nei giorni scorsi.

L’esecutivo ha affrontato il nodo legale nella seduta del 24 marzo scorso ed è dalla relazione arrivata sul tavolo degli assessori, che viene a galla la storia del contenzioso: “Banca Sistemi Spa sarebbe divenuta titolare dei crediti vantati da Acea Energia nei confronti di questa amministrazione”, si legge. Tutto questo “in forza dell’atto di cessione pro soluto stipulato con la società Acea Energia (in qualità di cedente, ndr), così come notificato all’ente in data 14 giugno 2013”.

Nella cessione pro soluto, il cedente garantisce la sola sussistenza e validità del credito al momento in cui se ne verifica la cessione. Fatto questo richiamo, val la pena presentare le due società:  “Banca Sistema è nata nel 2011, quale istituto specializzato nell'acquisto di crediti commerciali vantati nei confronti della pubblica amministrazione, inserendosi così in un particolare segmento dello scenario finanziario italiano volto a garantire, principalmente attraverso i servizi di factoring, gestione e recupero del credito, liquidità alle imprese fornitrici della P.A”, si legge sul sito internet.

L’altra è “società del Gruppo Acea che si occupa della vendita di energia elettrica, gas e servizi a valore aggiunto, in un'ottica di valorizzazione delle sinergie di competenze di tutte le società del gruppo”. In questa storia succede che “in data 7 agosto 2013, la cessionaria avrebbe diffidato il Comune di Brindisi (debitore) ad eseguire in suo favore il pagamento delle somme dovute per un totale di 437.937,16”. Di questo importo, “433.186,74 euro, a titolo di sorte capitale portato dalle fatture, oltre interessi di mora e spese legali”.

L’amministrazione, a seguito di tanto, “avrebbe provveduto ad eseguire in favore della stessa società solo un pagamento parziale a fronte dei crediti complessivamente vantati, risultando, pertanto, creditrice nei confronti dell’ente della somma residua di 197.021,45 euro, giusta saldoconto certificato dal notaio”.

Per la ricostruzione delle tappe della vicenda, il dirigente del settore Servizi finanziari, ha trasmesso all’Ufficio Affari legali tutte le fatture per la fornitura di energia elettrica “relativa ai canoni e consumi per gli impianti di pubblica illuminazione e per gli edifici comunali” per il 2012 e il 2013. Il carteggio di tipo contabile evidentemente non è stato sufficiente se il dirigente del settore Affari legali ha chiesto “ulteriori elementi e specifica documentazione al fine dell’eventuale proposta di opposizione al decreto ingiuntivo”.

Poiché i giorni sul calendario sono volati via e la scadenza dei termini è diventata “imminente”, il Comune ha ravvisato “l’opportunità” di procedere – “nell’interesse dell’Ente” (e di chi altri, sennò?) con un’opposizione avverso l’ingiunzione. Trane e Canepa, quindi, saranno in aula a dire no. Nessun pagamento.

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