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Mecenate 90: "Ci sono ancora speranze per Forte a Mare, ma la città si mobiliti"

"Dobbiamo far ritornare il governo sui suoi passi. Non abbiamo alternative". Ledo Prato, segretario generale dell'associazione Mecenate 90, non si rassegna all'idea di veder sfumare i finanziamenti per la ristrutturazione del Castello Alfonsino previsti nell'ambito del progetto Pon. In settimana si è appreso che l'opera è stata esclusa dai fondi stanziati dal ministero

RINDISI – “Dobbiamo far ritornare il governo sui suoi passi. Non abbiamo alternative”. Ledo Prato, segretario generale dell’associazione Mecenate 90, non si rassegna all’idea di veder sfumare i finanziamenti per la ristrutturazione del Castello Alfonsino previsti nell’ambito del progetto Pon. In settimana si è appreso che l’opera è stata esclusa dai fondi stanziati dal ministero dei Beni culturali per la riqualificazione di diversi edifici storici del Sud Italia. Ma Prato è convinto che vi siano ancora dei margini per riportare a Brindisi una fetta di quei soldi. Se si vuole raggiungere questo obiettivo, però, bisognerà fare fronte comune. 

“Se cittadini, associazioni, istituzioni e mezzi di informazione – dichiara Ledo Prato a BrindisiReport – daranno vita a una campagna di sensibilizzazione che faccia giungere la loro voce fino a Roma, il governo potrà avere un ripensamento”. L’associazione Mecenate 90 (ente che ha Ledo Prato, segretario generale Mecenate 90-2tra i soci Anci, Upi, società pubbliche e private, fondazioni, e che dal 1989 promuove e sostiene la collaborazione tra soggetti pubblici e privati nella valorizzazione dei beni culturali e nella promozione delle politiche della cultura) si occupa di Forte a mare da luglio del 2014. Il piano di valorizzazione dell’opera, primo passo di un lungo percorso che si sarebbe dovuto concludere con la redazione di un progetto di restyling del castello, venne consegnato lo scorso marzo al Comune di Brindisi e alla Direzione regionale per i Beni culturali. 

“La parte procedurale – spiega Ledo Prato – e burocratico-amministrativa era stata completata”. Ma l’esclusione del progetto dai finanziamenti ha bloccato tutto. “Se anche domani si riunisse la commissione tecnica che deve valutare il piano di valorizzazione – si chiede Prato – sulla base di quali elementi lo farebbe?”. Il segretario generale di Mecenate 90 non ha nulla da dire sull’impegno profuso in questi mesi da Comune e Regione. “Il Comune – afferma Prato – ha fatto richiesta di trasferimento del bene dal demanio dello Stato a quello comunale, assumendosi un’importante responsabilità e dimostrando che ci tiene alla conservazione del castello. Va anche detto però che attualmente nel bilancio comunale non vi sono risorse sufficienti per affrontare la gestione della struttura. Ecco perché è importante che anche la Regione e lo Stato diano il loro contributo. L’amministrazione comunale da sola non ce la può fare ad affrontare una simile impresa”. 

In un’intervista rilasciata lo scorso marzo a BrindisiReport, Prato affermò che sarebbero occorsi almeno 30 milioni di euro per riportare in vita il castello. Una consistente parte del denaro si sperava di poterla attingere proprio dal Pon cultura. “Il Pon – dichiara il professore – si riferisce alla programmazione degli interventi in un arco temporale che va fino al 2020, con tutte gli aggiustamenti, le modifiche e le integrazioni che avverranno nel corso del tempo. Si tratta di capire se in questo contesto ci sono le condizioni per rivedere queste indicazioni e riprendere in mano il progetto”. 
Ledo Prato assicura che la sua associazione alzerà bandiera bianca.

“Non staremo fermi – dichiara Prato – questo è poco ma sicuro. Insieme al Comune abbiamo sensibilizzato tutte le associazioni di Brindisi (il riferimento è ad “Amare Forte a Mare”, il cartello di associazioni e movimenti che si occupa delle vicende del castello Alfonsino, ndr). C’è gente moto capace che si sta mobilitando. Si svolgerà un’iniziativa pubblica ai primi di maggio, con lo scopo di sollecitare il governo a rivedere questa decisione, che peraltro secondo me è reversibile. Non c’è ancora nulla di irreversibile. Non voglio neanche considerare che non si possa fare niente e il castello debba tornare in malora”.

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