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Cronaca

Mele e la maledetta notte al "Flora". L'analisi del pelo dice: niente coca

ROMA - Ritorna nelle aule del tribunale di Roma l'ex deputato uddicino Mimmo Mele, imputato per spaccio a causa della famosa notte trascorsa all'hotel Flora con la escort Francesca Zenobi. Notte di sesso e droga costata all'onorevole fresco di nomina in parlamento, era il 27 luglio 2007, la defenestrazione senza appello dal partito di Pierferdinando Casini ma anche le dimissioni da palazzo Montecitorio. Chiamati a testimoniare dal tribunale capitolino i consulenti tecnici interpellati dal difensore Mario Guagliani, specialisti di fama nazionale in tricologia, Franco Lodi e Marcello Chiabotti. I due consulenti hanno effettuato analisi approfondite su alcuni campioni piliferi prelevati dall’ex onorevole, concludendo lapidariamente che “Cosimo Mele non ha mai fatto uso di sostanze stupefacenti”, tanto meno nelle “ore immediatamente precedenti la notte del luglio 2007”.

ROMA - Ritorna nelle aule del tribunale di Roma l'ex deputato uddicino Mimmo Mele, imputato per spaccio a causa della famosa notte trascorsa all'hotel Flora con la escort Francesca Zenobi. Notte di sesso e droga costata all'onorevole fresco di nomina in parlamento, era il 27 luglio 2007, la defenestrazione senza appello dal partito di Pierferdinando Casini ma anche le dimissioni da palazzo Montecitorio. Chiamati a testimoniare dal tribunale capitolino i consulenti tecnici interpellati dal difensore Mario Guagliani, specialisti di fama nazionale in tricologia, Franco Lodi e Marcello Chiabotti. I due consulenti hanno effettuato analisi approfondite su alcuni campioni piliferi prelevati dall'ex onorevole, concludendo lapidariamente che "Cosimo Mele non ha mai fatto uso di sostanze stupefacenti", tanto meno nelle "ore immediatamente precedenti la notte del luglio 2007".

Conclusioni simili a quelle a cui è giunta la terza specialista interpellata, la tossicologa Elia Del Borrello, che ha analizzato invece la cartella clinica della escort Francesca Zenobi, arrivando a dedurne che la donna "non presentava intossicazione da sostanze stupefacenti". Quale sia la verità quella vera, troppo presto per dirlo. Nell'udienza precedente, infatti, aveva testimoniato in aula il perito che trovò la cocaina sia sulla scheda elettronica per aprire la porta della stanza, sia su una scheda telefonica. Il consulente tecnico ha ribadito di fronte alla magistratura giudicante quello che aveva già detto nella perizia effettuata nel corso dell'incidente probatorio, disposto dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dal pm Carlo Luberti.

Sulle due schede sequestrate dai carabinieri, che secondo la escort erano state utilizzare per dividere le dosi, il perito rintracciò la presenza inequivocabile di sostanza stupefacente del tipo cocaina e fu proprio in base ai risultati delle analisi chimico-tossicologiche che Mele fu rinviato a giudizio per "violazione dell'articolo 73 del dpr 309/90, fino al 28 luglio 2007, perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in coincidenza con reiterati incontri sessuali, offriva e metteva a disposizione dei suoi occasionali 'partners' - taluni non identificati - ed altri identificati in Francesca Zenobi, Gianluca P. e Mariya Z. - quantità non modica di sostanza stupefacente del tipo cocaina".

Ricomincia a luglio invece, il processo a ruoli invertiti in cui Mele è parte civile, mentre sul banco degli imputati per tentata estorsione ai danni dell'ex onorevole si trovano Francesca Zenobi e l'ex avvocato Emanuele Antonacci. Secondo l'accusa Antonacci avrebbe chiesto al deputato, per conto della sua assistita, "centomila euro" a saldo della vicenda per "ritirare la querela" e aggiustare eventualmente le dichiarazioni già rese agli inquirenti sulla faccenda della droga. Soldi dunque o, in alternativa, un contratto da soubrette in Rai o Mediaset, senza particolari preferenze.

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