Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca

Mensa scolastica, la Finanza di nuovo al Comune

Acquisiti ulteriori documenti nell'inchiesta avviata dalla Procura di Brindisi: al vaglio degli inquirenti le ipotesi di inadempimento contrattuale e frode in pubbliche forniture dopo le proteste dei genitori degli alunni

BRINDISI – Nuova visita dei finanzieri del Nucleo di polizia Tributaria a Palazzo di città, nella sede degli uffici del settore Pubblica Istruzione: i militari hanno acquisito ulteriore documentazione sul servizio di ristorazione scolastica che vanno ad aggiungersi alla mole di atti raccolti nell’arco del 2015, quando esplose la rabbia dei genitori dei bambini dell’asilo e delle elementari, di fronte ai pasti freddi serviti a mensa.

Il procuratore Marco DinapoliNon ci sono, al momento, iscrizioni sul registro degli indagati ma sembra che l’inchiesta dei magistrati seguita in prima persona dal procuratore capo Marco Dinapoli (in foto)  sia a una svolta o quanto meno che abbia subito un’accelerazione nelle ultime settimane, ma sui risultati resta necessariamente il segreto istruttorio. Le verifiche, a quanto si apprende, sarebbero finalizzate ad accertare la sussistenza o meno di elementi tali da configurare condotte penalmente rilevanti, in relazione alle ipotesi di inadempimento contrattuale e frode in pubbliche forniture.

Al vaglio degli inquirenti c’è l’affidamento dell’appalto di ristorazione scolastica alla ditta Markas srl dopo l’affidamento all’Ati Ladisa-Cascina, con tutto l’iter che ha portato all’aggiudicazione del contratto in via definitiva. Lo zoom, inoltre, attiene ai pasti servizi ai bambini, al trasporto delle pietanze e al centro di cottura previsto nel capitolato nell’ex scuola di via Basento, rione Perrino, ma realizzato con ritardo rispetto alla tempistica, tanto che la società inizialmente allestì le cucine all’interno del complesso della masseria Marangiulo, in agro di Cisternino (nella foto in basso), sito già finito sotto inchiesta e posto sotto sigilli. Il processo scaturì dalle indagini su una presunta “pioggia d’oro” per contributi su calamità naturali che, secondo la Procura, non sarebbero stati impiegati per finalità differenti da quelle per le quali erano stati concessi.

Masseria Marangiulo-2L’inaugurazione del centro cottura in via Basento risale al 15 aprile dello scorso anno, prima i pasti venivano trasferiti da Cisterino a Brindisi mediante furgoni, aspetto sui quali più volte chiesero spiegazioni alcuni dei consiglieri di opposizione, rispetto alla maggioranza di centrosinistra allora guidata dal sindaco Mimmo Consales, con gli assessori Gioacchino Margherito e Antonio Ingrosso, titolari delle deleghe alla Pubblica Istruzione e ai Lavori pubblici.

Per un periodo di tempo si arrivò alla decisione di somministrare pasti freddi agli alunni, due panini, una bottiglietta d’acqua, un succo di frutta e una crostatina, dopo aver preso atto del fatto che i piatti caldi arrivavano in pessimo stato. Diversi i genitori che fotografarono, a titolo di prova, palline di riso, cotolette diventate dure. Non è escluso che gli inquirenti abbiano disposto l’ascolto dei genitori, partendo dai componenti del Comitato Mensa scolastica.

Si tratta di un appalto importante visto che riguarda l’alimentazione dei bambini. A questo aspetto si aggiunge quello di tipo economico  per le dimensioni del contratto, per il valore in termini di euro: era prevista l'erogazione di circa trecentomila pasti annui da fornire nel periodo ottobre-maggio, a fronte di un prezzo unitario del singolo pasto a base fissato pari ad 5,50 euro, Iva esclusa. L’importo annuo previsto dall’appalto ammontava a un milione 650mila euro l’anno.

Nel fascicolo sarebbero confluiti anche i documenti che si riferiscono al contenzioso davanti ai giudici amministrativi: ci son stati, infatti, ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato che hanno costretto l’Amministrazione comunale di Brindisi a correre ai ripari.

Va ricordato che quasi un anno fa, il 30 giugno 2015, le società  Ladisa e Cascina hanno vinto il ricorso al Tar, dopo essere state messe alla porta dal Comune per “gravi negligenze” nello svolgimento del servizio mensa, affidato in Ati, prima della Markas. Quest’ultima arrivò alla gestione sempre con azione legale, con pronuncia del Consiglio di Stato. A conferma del fatto che la vicenda è alquanto ingarbugliata.

L’ultima pronuncia dei giudici amministrativi riguarda l’annullamento della delibera con cui l’Ente le aveva escluse da ogni procedura di affidamento dei contratti pubblici per gravi inadempienze, su istanza degli avvocati Michele Perrone e Francesco Paolo Bello, secondo i quali la delibera di Giunta del 29 gennaio precedente era illegittima per “violazione di legge”, quella in materia di appalti pubblici, con “eccesso di potere per erroneità della motivazione, erroneo presupposto dei fatti, travisamento, illogicità, irragionevolezza e contraddittorietà manifesta”, poi “violazione delle garanzie partecipative previste dall’ordinamento” e “ingiusto e mancato esercizio del contraddittorio”.

Secondo i giudici, “in via preliminare, la delibera ha carattere immediatamente e concretamente lesivo della posizione giuridica” delle due ditte, “in quanto il Comune di Brindisi non si è limitato a segnalare all’Anac (Autorità nazionale anticorruzione, ndr) e al fideiussore la notizia di un episodio di ravvisata grave negligenza nell’esecuzione dell’appalto, ai fini della successiva annotazione nel casellario informatico, ma ha anche espresso la volontà autoritativa-discrezionale di procedere all’esclusione delle due imprese dalle procedure di affidamento dei contratti pubblici”.

“In tal modo – si legge nelle motivazioni della sentenza – l’azione ha inficiato con immediatezza il curriculum delle aziende incidendo senz’altro su uno dei requisiti di ordine generale occorrenti per la partecipazione alle gare indette dalle Pubbliche amministrazioni”. Nel merito, i giudici del Tar hanno spiegato che “sono sicuramente condivisibili e assorbenti le censure” legate all’”omessa comunicazione alle dirette interessate dell’avvio del procedimento amministrativo culminato con il provvedimento della Giunta, non consentendo alle società interessate di contro dedurre agli addebiti, motivando” il salto del contraddittorio per “ragioni di indifferibilità e urgenza”.

Adesso spetta alla Procura capire cosa non è andato come doveva e se ci siano responsabilità di qualcuno, tanto della parte privata che di quella pubblica: le tessere del puzzle ricomposto dai militari della Guardia di Finanza sembrano esserci tutti.



 

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