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Mensa scolastica, lavoratori diffidano il Comune: “Costi non conformi alla sentenza del Tribunale”

“Negati i diritti degli addetti: l’Ente non ha adeguato il bando ai parametri del giudice sulle retribuzioni e sull’orario di servizio”. Appalto aggiudicato con ribasso del 14 per cento. Rischio di risarcimento danni sia per i dipendenti che per la nuova società

BRINDISI – Proprio quando si pensava a un nuovo corso per la mensa scolastica, concepito durante la gestione commissariale, ecco che sulla scrivania del sindaco Riccardo Rossi arriva la diffida degli addetti al servizio con annessa comunicazione all’Autorità anticorruzione. Perché il Comune non ha adeguato, in aumento, il costo previsto per la ristorazione, alla sentenza di condanna, immediatamente esecutiva, del giudice del lavoro con riferimento alla posizione di 50 brindisini.

Mensa, il refettorio della Don Milani-3-2-3

Il nodo del bando

Nodo alquanto complesso che il primo cittadino dovrà sciogliere prima dell’avvio dell’anno scolastico, ora che è a tutti gli effetti inquilino di Palazzo di città, dopo aver raccolto l’eredità delle attività svolte con Santi Giuffrè al timone. Lascito ingarbugliato questo, tale da esporre l’Amministrazione al rischio di possibili richieste di risarcimento dei danni, non solo da parte dei lavoratori ex Markas, la società con sede legale a Bolzano alla quale il commissario ha negato la proroga scegliendo la strada del nuovo bando, ma dalla nuova a cui è stato aggiudicato l’appalto, la Serenissima Ristorazione spa di Vicenza. Sempre durante la gestione Giuffrè, con un ribasso del 14,091 per cento, per un totale di 134mila euro l’anno. Per questo, i lavoratori hanno chiesto un incontro con il neo sindaco.

L’aggiudicazione e la sentenza del Tribunale

Carmela LomartireL’inghippo sta proprio nel costo dell’aggiudicazione. O meglio, a voler essere precisi, in quello che il Comune di  Brindisi ha posto come base per la gara indetta il 7 marzo scorso e pubblicata il successivo 12 marzo. Il motivo? Questo: la somma di partenza non sarebbe aderente, perché inferiore, rispetto a quanto indicato nella sentenza con la quale il Tribunale del capoluogo, in funzione di giudice del lavoro, ha condannato la Markas a riconoscere ai 50 addetti l’orario originario, senza alcuna riduzione nella busta paga, rispetto a quanto era garantito in precedenza, quando cioè il servizio veniva svolto dalla società Ladisa Cascina. Il giudice, inoltre, ha riconosciuto il diritto dei lavoratori alla pausa pranzo di 30 minuti.

La pronuncia è del 28 marzo scorso, immediatamente esecutiva. Non è stata neppure impegnata dai legali che hanno rappresentato in giudizio la srl Markas. A Palazzo di città il bando agganciato ai costi vecchi, bocciati dal Tribunale, è stato aggiudicato martedì scorso. Vale a dire due mesi e passa dopo la sentenza.

La diffida dei lavoratori

Secondo i lavoratori, destinati a transitare dalla Markas alla Serenissima, nella logica della promozione della “stabilità occupazionale”, il Comune non ha tenuto conto della sentenza. Non ha adeguato il bando e agli atti della gara ha lasciato allegati ormai superati e inadeguati, quanto ai costi, come si legge nella mai di posta certificata inviata a Palazzo di città il 30 marzo scorso: ore settimanali e scatti di anzianità sono stati definiti dal Tribunale illegittimi e, proprio in virtù della sentenza, avrebbero dovuto essere rettificati. “Le aziende che hanno partecipato alla gara d’appalto hanno determinato la propria offerta, sia economica che tecnico-organizzativa, sulla scota della cognizione derivante dalla lettura degli atti già pubblicati”, spiega l’avvocato Carmela Lo Martire (nella foto), il legale che in passato ha rappresentato i lavoratori della Markas, ottenendo la sentenza del giudice. Nel frattempo, è stata eletta consigliere comunale e siederà tra i banchi dell’opposizione, nel gruppo di centrodestra di Roberto Cavalera. Ma lo status di componente delle Assise e legale non sarebbe motivo di incompatibilità, poiché Lo Martire dà voce ai dipendenti, mentre non risulta avvocato di alcuna delle società che operano nel settore della ristorazione scolastica. In altri termini, se da un lato il Comune ha riconosciuto la clausola sociale, dall’altro non ha adottato alcuna azione per aggiornarne il contenuto.

“Gli effetti del ripristino degli orari di lavoro preesistenti, ai sensi del Contratto collettivo nazionale di lavoro, si riverberano sulla gestione che risulta aggiudicataria dell’appalto”, prosegue. “In tal modo, sarà determinato in capo alla società un esubero organizzativo rispetto chiaramente alle informazioni note e desumibili dagli atti, con ulteriori conseguenze sull’intera platea dei lavoratori”.

Il nuovo centro cottura di via Basento-2

Gli scenari possibili

Cosa succede ora? Gli scenari possibili sono due. La società Serenissima sarà costretta a sostenere un costo maggiore se intende riconoscere la sentenza, a maggior ragione in considerazione dei recenti orientamenti dell’Autorità anticorruzione. Ma in questo caso, è evidente che la sua offerta non è più congrua.  In astratto è anche possibile che si attenga la bando e allora ci sarà una discriminazione nei confronti dei lavoratori. Secondo l’avvocato Lo Martire, ci sarebbero stati i margini per una terza via: “Il responsabile unico del procedimento, in sede di verifica dell’offerta, avrebbe dovuto tenere conto del costo del lavoro modificato, essendo questo un principio di garanzia da osservare, come imposto d’altronde dal Codice degli appalti”.

In tal modo, secondo il legale, sarebbe possibile tutelare la stessa Pubblica amministrazione, perché quanto si è venuto a verificare potrebbe comportare l’esposizione del Comune a responsabilità risarcitoria oltre che dei lavoratori, anche della stessa società. Non è da escludere, infatti, che la spa possa sostenere di essere stato tratto in inganno dalla consistenza del personale documentato dagli atti di gara visto che l’Ente, pur essendo a conoscenza della non attualità degli elenchi, non ha corretto il tiro.

La posizione dei sindacati

Ercole SaponaroL’incontro chiesto dai lavoratori potrebbe servire a fare chiarezza per approfondire la questione. Tenuto conto dell’urgenza, poiché il servizio dovrà essere organizzato alla riapertura delle scuole. Intanto dalla segreteria provinciale Confial di Brindisi è stato chiesto al Comune di annullare in autotutela l'affidamento: "La nuova Amministrazione dovrà  decidere su un servizio di tale importanza, servizio che deve salvaguardare i diritti delle famiglie e dei nostri bambini e allo stesso tempo deve dare dignità e giustizia a tutti i lavoratori", dice Ercole Saponaro, il segretario della sigla sindacale nel Brindisino.

"Non possiamo non denunciare il totale e mancato rispetto, da parte della struttura commissariale  e quindi dei dirigenti del Comune, della sentenza  del giudice del lavoro:  visto il ribasso che ha permesso alla società Serenissima di sbaragliare la concorrenza, c'è il rischio di ulteriori tagli sul personale, con conseguenti situazioni di disagio per i lavoratori e per i piccoli utenti". Nel frattempo resta la domanda: per quale motivo la struttura commissariale non ha varato alcuna azione correttiva dopo la sentenza? 

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