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Mensa scolastica, Markas condannata dal giudice del lavoro

Riconosciuti i diritti di 50 brindisini all’assunzione senza riduzione di orario e alla pausa pranzo

BRINDISI – Un anno e mezzo di udienze per arrivare alla condanna della società Markas, titolare del servizio di ristorazione scolastica per il Comune di Brindisi: dovrà riconoscere a 50 dipendenti l’orario di lavoro originario, senza alcuna riduzione in bista paga, e dovrà anche riconoscere la pausa pranzo di trenta minuti.

La sentenza

L'assessore Carmela LomartireLa pronuncia è del Tribunale di Brindisi, in funzione di giudice del lavoro, in accoglimento dell’istanza depositata e discussa dall’avvocato Carmela Lo Martire (nella foto accanto), in rappresentanza del gruppo di dipendenti della società Markas, subentrata nella titolarità dell’appalto alla ditta Ladisa Cascina.

Markas, stando a quanto ricordato dall’avvocato, il 15 gennaio 2015, “in sede di stipula dei contratti individuali di lavoro, sottoponeva alla firma nuove condizioni, con riduzione dell’orario”. “I lavoratori, sotto la spinta del ricatto occupazionale, sottoscrivevano, apponendo però, dietro indicazione del loro sindacato, una clausola di riserva”.

Quella dicitura “si firma con riserva” è stata determinante perché ha costituito la trama attorno alla quale è stato imbastito il ricorso. Non senza qualche difficoltà, dal momento che lo stesso legale  - in quel periodo – divenne bersaglio di attacchi anche sul piano personale. Vicenda diventata di pubblico domino per effetto di post pubblicati sul social network Facebook.

Il sindacato e il legale

I rappresentanti sindacali della sigla Confial, dal canto loro, hanno sempre sostenuto i lavoratori e l’avvocato, affermando che il nuovo contratto di lavoro costituisse una “ingiustizia”, con conseguenze prima di tutto sulla vita dei singoli lavoratori, quindi delle rispettive famiglie.

Il legale ha sottolineato che il contratto collettivo nazionale di lavoro “obbliga l’impresa subentrante a farsi carico del personale presente nell’appalto alle medesime condizioni di lavoro precedenti, a meno che ricorrano mutamento nell’organizzazione e nelle modalità del servizio (che devono essere dimostrate) che le modifiche contrattuali devono essere concordate”.  Circostanze che la società Markas, citata in giudizio, non ha dimostrato, stando alla pronuncia del Tribunale. La srl è stata rappresentata dall’avvocato Marco Giannini.

Il giudice, quindi, ha imposto la reintegrazione dell’orario di lavoro, con ritorno alle condizioni stabilite in prima battuta e risalenti al periodo della gestione affidata alla Ladisa Cascina. Con ripercussioni sulla retribuzione di ogni singolo lavoratore. E ha affermato il diritto dei dipendenti alla pausa pranzo della durata di mezz’ora.

“Finalmente qualcuno ci ha ascoltati”, commenta Annarita Crudo del sindacato. “Maggiore soddisfazione non vi può essere per un  lavoratore, se non il sapere che vi è la giustizia, quella con la G maiuscola”.

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