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Martedì, 25 Gennaio 2022
Cronaca

Usura e arresti Scu: ecco cosa c'è dietro una campagna elettorale da 280mila euro

Per una campagna elettorale alle regionali un aspirante consigliere ha investito 280 mila euro. E già questa, a soffermarcisi un attimo su, è una notizia. E' quanto accadeva nel 2005 a Mesagne, lo stesso anno in cui a Torre Santa Susanna si riteneva che il clan Bruno diffondesse santini elettorali

MESAGNE - Per una campagna elettorale alle regionali un aspirante consigliere ha investito 280 mila euro. E già questa, a soffermarcisi un attimo su, è una notizia. E’ quanto accadeva nel 2005 a Mesagne, lo stesso anno in cui a Torre Santa Susanna si riteneva che il clan Bruno diffondesse santini elettorali di questo o quel candidato sperando di ricevere in cambio favori, magari un parco eolico su terreni di proprietà di famiglia. Il 2005: l’anno delle elezioni regionali in cui si vociferava di voti di scambio d’interesse della Dda. Voti di scambio mai scoperti.

danilo crastolla-2Nello stesso periodo a Mesagne accadeva qualcos’altro. Un ex consigliere regionale di Forza Italia, l’avvocato civilista Danilo Crastolla, volendo bissare l’esperienza nelle assise ha chiesto in prestito denaro alla Sacra corona unita. A personaggi vicini alla Scu, secondo quanto poi si è potuto scoprire attraverso le dichiarazioni dei pentiti. Non è riuscito nell’impresa di farsi eleggere. Allora chi aveva versato ha battuto cassa, con interessi pazzeschi che andavano dal 600 per cento su base annua, al 1000 per cento su base annua.  Nel 2010 poi, un altro tentativo: 150 mila euro di campagna elettorale, anche quella non andata a buon fine. Subito dopo la pioggia di richieste di restituzione.

E’ lecito chiedersi ora come sarebbe andata se invece Crastolla fosse stato eletto? Nessuno lo saprà mai. Si deve però rilevare che se non è poi così insolito che dei personaggi vicini alla Scu pratichino l’usura, è invece peculiare che la politica se ne serva. Rino Tagliente in una foto elettoraleCosa è accaduto subito dopo i due default: l’ex consigliere regionale ha raccontato agli investigatori tutti i passaggi di denaro chiesti, indicando gli interessi praticati dai presunti strozzini, e ha anche documentato le minacce subite in prima persona e dai suoi famigliari.

Intorno a lui, per vessarlo, imprenditori locali, un faccendiere, e anche un boss della Sacra corona unita, Francesco Campana (difeso dall’avvocato Cosimo Lodeserto), detenuto da tempo nel carcere di Voghera. Ci sono anche imprenditori insospettabili fra quanti avrebbero prestato soldi, per svariate centinaia di migliaia di euro, per la campagna elettorale di Crastolla, nel 2005, denaro chiesto in restituzione in seguito.

C’è Luigi Devicienti (difeso da Stefano Prontera). Devicienti è stato arrestato, è ritenuto uno fra coloro i quali avevano ceduto somme a Crastolla, indicato in precedenza come usuraio anche dal collaboratore di giustizia Ercole Penna. Poi c’è l’ex consigliere comunale T.T., di liste civiche di destra, che avrebbe però agito a titolo personale. Quale titolare di una ditta impiegata nel fotovoltaico avrebbe dato soldi a Crastolla (che risulta anche indagato per esercizio abusivo di attività finanziaria) chiedendone la restituzione a tassi usurari.

E ancora Antonio Occhineri, un imprenditore di San Donaci (Brindisi), già coinvolto in inchieste per estorsione, titolare di un night club a San Pietro Vernotico (Brindisi). Quindi i due fratelli Carmine e Pierpaolo Palermo (difeso da Carmelo Molfetta), proprietari di una nota struttura alberghiera di Mesagne (Brindisi). Secondo l’accusa che contesta ad alcuni indagati l’associazione per delinquere, agli altri a vario titolo reati di usura, riciclaggio con metodo mafioso, Crastolla, nei guai per l’esposizione debitoria con banche e finanziarie, avrebbe chiesto aiuto a persone vicine alla Sacra corona unita.

Dall’ordinanza di custodia cautelare disposta oggi a carico di 16 persone, mentre altre 7 sono indagate in stato di libertà, emerge anche un dettaglio importante riguardo all’importanza nell’ambito della Scu dell’imprenditore Devicienti: il suo denaro, insieme a quello proveniente da altre attività commerciali di persone indagate, sarebbe servito a pagare l’avvocato di Berlusconi, Nicolò Ghedini, difensore a quell’epoca del boss Massimo Pasimeni.

Luigi DevicientiNell’ordinanza sono elencati tutti i passaggi. Ogni singolo prestito, le lettere di diffida. Sono allegati gli assegni. Il consigliere regionale è indagato anche per aver consentito a Devicienti di evadere le tasse, con fatture inesistenti. Poi c’è il riciclaggio dei soldi delle auto. Ne risponde Vincenzo Primiceri, nome noto, che avrebbe ricevuto da Francesco Poci (il factotum di Crastolla) tre assegni dello stesso politico con valuta dicembre 2011, gennaio 2012 e febbraio 2012, per un importo di 18mila euro provenienti dal delitto di usura e usati in modo tale da occultare la provenienza delittuosa degli stessi.

A Luigi Devicienti è contestata anche l’aggravante di aver favorito la Scu: “Per avere informato Crastolla, in prossimità della scadenza degli assegni che poteva aspettare, ma la quota che spettava ad altri, che avevano contribuito con lui a finanziare il prestito usuraio, doveva essere necessariamente versata”.

In gergo: “La parti ti quiddi l’ha dari subbutu, io posso spittari”. Chi sono gli altri? “Soggetti appartenenti alla malavita” secondo l’accusa. “In paese – si legge nell’ordinanza – si era sparsa la voce che Ercole Penna avesse indicato Devicienti come usuraio in proprio o per conto dell’organizzazione nota come Sacra Corona Unita”. Per altro a Crastolla alcuni conoscenti avevano riferito “Che Devicienti con la propria famiglia era solito andare a cena con quella di Penna, del quale era notoria l’appartenenza alla Sacra corona unita”.

Fine della latitanza per CampanaPer la verità Penna aveva chiarito la posizione dell’imprenditore durante il processo Die Hard: “E’ l’usuraio di nostro riferimento” sosteneva. Lo aveva anche ribadito Tobia Parisi, uno degli imputati, rendendo spontanee informazioni. Altro denaro era stato fornito dai Palermo, proprietari dell’albergo Blue Roses, come documentato dagli assegni.

Poi anche l’imprenditore Sandro Bruno (difeso da Gianfrancesco Castrignanò) aveva elargito contributi: per quel che gli riguarda, è stata appurata una sproporzione in beni rispetto ai redditi di un milione di euro. Sono stati posti sotto sequestro: una abitazione in via Tiziano, immobili in via Sasso, in via Marconi, e anche altrove oltre ai conti correnti. In definitiva sono stati documentati 143 prestiti usurai, 5 operazioni di riciclaggio con l’applicazione di tassi di interesse fino a un massimo del 1.351 per cento, con una media del 430 per cento annuo. Ecco cosa c’è dietro una campagna elettorale.

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