Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca

Furti a raffica di auto e di attrezzature varie su commissione, quattro arresti

Fermata dai poliziotti una banda dedita ai furti di auto e abitazioni: in poco più di un mese hanno messo a segno 12 colpi e tentati altri 6

MESAGNE – “…Dove passiamo non cresce più erba…”, “Qua abbiamo preso l'Opel Corsa....”, “Qua prendemmo…no qua prendemmo la cinquecento antica…”, “L'Opel Corsa qua uhe Fà  .....”, “Noi dobbiamo andare da dove abbiamo preso la Punto celestina, da dove dobbiamo andare?” Sono questi alcuni stralci di intercettazioni telefoniche riportate nell’ordinanza di custodia cautelare che nella mattinata di oggi, martedì 1 marzo, ha permesso di sgominare un sodalizio criminale dedito al furto di auto e in appartamento, su commissione. Nuovo arresto per i quattro giovani che all’alba del 9 febbraio scorso furono sorpresi a Porto Cesareo (marina del Leccese) a rubare una Fiat Punto Evo.

Si tratta di Alessandro Carone 34 anni, Gianluca Rubino, 25 anni di Mesagne, Valerio Mingolla 26 anni e Fabio Iurlaro 28 anni di Oria. Sono accusati di associazione per delinquere “perché si associavano allo scopo di commettere più delitti di furto (anche in abitazione), in concorso, nei territori della provincia di Brindisi e Lecce” e di furto e tentato furto pluriaggravato in concorso.

L’arresto è stato operato dagli agenti del commissariato di polizia di Mesagne, diretto da vicequestore Rosalba Cotardo, a conclusione di una vera e propria materiale trovato-2indagine lampo, durata meno di due mesi. L’ordinanza, completa di tutto il necessario per incastrare il gruppo criminale, è stata emessa dal gip del tribunale di Brindisi Stefania De Angelis, su richiesta del pubblico ministero Raffaele Casto. Solo per Fabio Iurlaro, ritenuto il capo del gruppo, è stato disposto il trasferimento in carcere, gli altri sono stati posti ai domiciliari. L’attività di indagine condotta dai poliziotti mesagnesi, ha consentito di addebitare ai quattro 12 furti consumati e 6 tentati, di auto, in abitazioni,  di strumenti per lavoro (tra i quali motoseghe, frullatori professionali, compressori), di olio d’oliva e soprattutto di autovetture, nonché di comprendere ruoli e contributi forniti dagli associati. Carone, secondo quanto ricostruito, metteva a disposizione permanente del sodalizio la sua Smart “Four Four” trasportando i complici sui luoghi in cui dovevano essere commessi i reati. Iurlaro è ritenuto capo e promotore dell’organizzazione, in quanto “si occupava di individuare gli obiettivi ove porre in essere l’attività illecita, di “piazzare” il ricavato di tale attività e di dividere tra gli adepti le somme di denaro illecitamente percepite”.   Tutti comunque hanno fatto parte attiva del gruppo “assicurando la propria quotidiana disponibilità all’esecuzione dei reati e occultando gli illeciti impossessamenti in località ignote”.   

materiale trovato1-2L’indagine è iniziata il 28 dicembre 2015, esattamente due mesi fa, quando una signora mesagnese ha denunciato il furto, avvenuto alle 4.20 di mattina, della sua Fiat 500, parcheggiata, chiusa a chiave, nella pubblica via. Le immagini immortalate da alcune telecamere ubicate vicino al luogo del reato, hanno consentito di focalizzare l’attenzione su un gruppo di almeno tre persone e su un’Alfa Romeo 147 (appartenente a uno di essi) che, ponendosi dietro la Fiat 500, “la spingeva al fine di allontanarla e condurla in luogo idoneo a forzarla in maniera indisturbata”.

A questo fatto-reato, ne sono seguiti altri per i quali gli investigatori hanno raccolto una serie di indizi “gravi, precisi e concordanti a carico dei sodali i quali, a seguito di pedinamento elettronico (a mezzo Gps) ed intercettazioni ambientali, sono finiti per rimanere “incastrati”, altresì, nelle loro stesse ammissioni di responsabilità”. Durante le loro costanti scorribande notturne per “arraffare” il più possibile da destinare al mercato dell’illecito, infatti, si vantavano della loro forza e dei loro risultati con espressioni del tipo: “…dove passiamo non cresce più erba…” e  ricordando con orgoglio, durante il passaggio da luoghi noti, i “trofei” già conseguiti: “Qua abbiamo preso l'Opel corsa....”, “Qua prendemmo .. no qua prendemmo la cinquecento antica..”, “L'Opel Corsa qua uhe Fà  .....”, “Noi dobbiamo andare da dove abbiamo preso la Punto celestina, da dove dobbiamo andare?”

Di seguito i furti di cui, secondo quanto accertato dai poliziotti di Mesagne, si sono resi responsabili. Dopo quello del 28 dicembre ce n’è stato uno il 23 gennaio alle 15:  la banda dopo aver rotto il finestrino lato conducente di una Renault Modus parcheggiata per strada si è impossessata del telecomando del cancello e del portone del garage dell’abitazione della vittima portando via un’Audi “A4 sw”.

Tre giorni dopo, il 26 gennaio alle 5, a Cavallino (Le) i quattro si sono impossessati di una Fiat 500 parcheggiata dalla vittima nei pressi del  proprio domicilio, alle 6, sempre nello stesso Comune, hanno tentato di mettere mani su una Opel Corsa, dopo aver forzato il lucchetto del cancello scorrevole. Il colpo è fallito per l’entrata in funzione del sistema di allarme. Ma questo non li ha fermati, non potevano tornare a casa senza una Opel Corsa così alle 6.30 sempre a Cavallino, ne hanno rubata un’altra parcheggiata per strada.

Il giorno dopo, 27 gennaio, alle 6.30 circa, si sono diretti in un altro comune del Leccese, dove si sono introdotti in un garage per tentare di sottrarre il materiale custodito all’interno. Anche in questo caso il colpo è fallito, per l’arrivo del figlio della proprietario. Il 2 febbraio 2016, si sono diretti a Tuglie (Le), alle  4.30 circa, sono riusciti a sottrarre da un garage confinante con un’abitazione una Fiat Panda, una cassetta di plastica per attrezzi e di una motosega a scoppio.

Il giorno successivo hanno deciso di agire su Mesagne, alle 5 hanno tentato di introdursi in un garage, sempre con lo scopo di rubare quello che c’era all’interno. Anche in questo caso il colpo è fallito “per ragioni indipendenti dalla loro volontà”. Non soddisfatti mezz’ora dopo hanno tentato di saccheggiare un’abitazione situata di fronte al garage dove erano stati poco prima, anche in questo caso colpo fallito “per ragioni indipendenti dalla loro volontà”.

Il 6 febbraio si sono diretti a Lizzanello (Le) dove alle 5.20 hanno rubato una Fiat Multipla chiusa a chiave parcheggiata per strada.  Pochi minuti dopo hanno tentato di rubare una Grande Punto forzando entrambe le portiere, anche in questo caso colpo fallito “per ragioni indipendenti dalla loro volontà”. Venti minuti dopo erano ad Alliste (Le) dove dopo aver forzato il cancello del cortile di un’abitazione  si sono impossessati di una Ford Kuga.

L’8 febbraio alle 5.20 erano a Martano (Le), dove si sono impossessati di una Fiat Punto Evo, parcheggiata per strada. Un’ora dopo erano a Cutrofiano, sempre nel Leccese, dove hanno saccheggiato un garage impossessandosi di quattro contenitori in acciaio contenti olio di oliva per un peso complessivo di circa 200 kg. Mezz’ora dopo erano a Aradeo (Le) dove hanno rubato da un garage un frullatore professionale per gelaterie. Alle 7, invece, sempre ad Aradeo, hanno forzato il portone di un garage e si sono impossessati di un compressore marca Zanon e di una motosega marca Tanaka. Alle 7.15, erano ancora ad Aradeo, dove hanno tentato un furto in un altro garage, colpo fallito “per ragioni indipendenti dalla loro volontà”.

L’attività si è interrotta il 9 febbraio, quando i poliziotti mesagnese e i colleghi della Squadra mobile di Lecce, avendo raccolto abbastanza materiale per incastrarli, li hanno fermati. Sorpresi a rubare un’auto a Porto Cesareo, sono stati arrestati in flagranza di reato. Gli spostamenti sono stati seguiti attraverso il Gps della Smart di Carone, nei posti dove il veicolo, di notte o all’alba si fermava per pochi minuti si andava a verificare, attraverso i colleghi del posto se c’erano stati furti. Puntualmente la risposta era positiva. In quel caso si individuavano anche le telecamere presenti in zona e si accertava se avevano immortalato i furti. Anche qui l’esito era positivo.

Le intercettazioni ambientali hanno consentito di accertare anche che il sodalizio operava già da molto tempo: “…se a noi ci avessero preso con quella Delta che tenevamo penso che ci davano l'ergastolo...”, “Che la Giulietta noni...”, “Pure con la Ypsilon...”, “L'ergastolo ci davano con quelle macchine a quante parti ci hanno ripresi..”, nonché che si trattava di una organizzazione criminale stabile, che operava professionalmente (in quanto munita dei mezzi necessari per perpetrare i furti, come centraline, arnesi atti allo scasso e ricetrasmittenti per eludere le intercettazioni), pervicacemente (in alcune occasioni, dopo aver seguito l’obiettivo ed aver atteso l’allontanamento della vittima, si impossessavano del mezzo; in altre utilizzavano i loro mezzi per spingere veicoli rubati; in altre ancora forzavano i garage e decidevano se e quali beni trafugare) e reiteratamente (in pochissimi giorni sono stati consumati e tentati numerosi furti e dalle intercettazioni ambientali emerge che, in precedenza, erano state rubate moltissime altre vetture).

E’ emerso, inoltre, in modo chiaro che i furti avvenivano su commissione, prima di mettersi all’opera si raccomandavano sull’obiettivo da “portare a casa”: “…la Multipla devo prendere…la dobbiamo prendere per forza…”; “Una Evo dobbiamo fare ragà la Evo a quello devo fare”,  “…oltre alla Evo dobbiamo prendere motoseghe, soffiatore…”. A tal proposito è al vaglio della magistratura la posizione di taluni ricettatori della provincia di Taranto dove è stata rinvenuta la Ford Kuga e tanti altri pezzi di ricambi di auto di provenienza illecita. La spartizione del profitto illecito veniva effettuata da Iurlaro  che intratteneva i rapporti con i committenti: “…mi ha dato 1000 e 2 più 1000 mi ha dato 2200 Euro mancano 1900 ... altre 2000 Euro”, “vi ho portato 800 euro per dividerveli  però vi devo dare  250 euro ciascuno”, “…li  tengo a casa i soldi li sto raccogliendo poi sabato li dividiamo”.

Si parla di danni ingenti, solo in pochi casi il materiale e le auto trafugate sono stati recuperati. Si ritiene, inoltre, che il gruppo sia l'autore di centinaia di altri furti compiuti prima che i poliziotti di Mesagne si mettessero a indagare su di loro. Naturalmente queste sono solo ipotesi. Certo è che con l'arresto del 9 febbraio scorso è stata fermata una banda senza scrupoli che stava arrecando seri danni ai cittadini. 

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