Omicidio a bastonate: per Gabibbo sconto di pena di 16 anni perché è pentito

L’impianto accusatorio regge, intonso. L’unica novità è che la Corte d’Assise d’appello di Lecce ha deciso uno sconto di pena di 16 anni e 8 mesi a carico di un neo pentito del Brindisino al termine del secondo grado di un processo per omicidio compiuto a bastonate

MESAGNE - L’impianto accusatorio regge, intonso. L’unica novità è che la Corte d’Assise d’appello di Lecce ha deciso uno sconto di pena di 16 anni e 8 mesi a carico di un neo pentito del Brindisino al termine del secondo grado di un processo per omicidio compiuto a bastonate: ne ha beneficiato Francesco Gravina, detto Gabibbo, di Mesagne (Brindisi), che qualche mese fa ha deciso di collaborare con la giustizia e che è stato condannato a 13 anni e 4 mesi a fronte dei 30 anni comminati in primo grado, in un processo con rito abbreviato. L'ammissione al sistema di protezione, le dichiarazioni rese, iniziano quindi a procurare benefici, riconosciuti a Gabibbo tanto dall'accusa quanto dai giudici togati e popolari in aggiunta a lo sconto di un terzo già previsto dal rito. 

Francesco Gravina, GabibboLa sentenza è stata emessa oggi pomeriggio. La Corte (presidente Rodolfo Boselli, a latere Antonio Del Coco) ha confermato inoltre le condanne per i due complici che avevano scelto il rito alternativo come Gravina: la pena è di 30 anni per Vito Stano, 10 per Cosimo Giovanni Guarini, anch’egli collaboratore.  Stano è difeso dall’avvocato Raffaele Missere che nella sua discussione aveva puntato tutto sulla preterintenzionalità dell’omicidio: non era una sentenza di condanna che Guarini e Stano dovevano eseguire su mandato di ‘Lino lu biondu” e “Piccolo dente”, con l’intermediazione di ‘Gabibbo’ secondo il legale. Si trattò di un omicidio premeditato, con l’aggravante del metodo mafioso, secondo l’accusa e pure secondo la Corte d’Assise d’Appello.

L’episodio di cui rispondono i tre, insieme ai due boss della Scu Ercole Penna e Massimo Pasimeni, che hanno affrontato entrambi il giudizio con rito ordinario (condannato a 9 anni il primo, all’ergastolo il secondo) è l’omicidio di Giancarlo Salati, detto Menzarecchia, avvenuto a Mesagne (Brindisi) il 16 giugno 2009. Quel giorno vi fu una spedizione punitiva. L’uomo, 62 anni, fu aggredito a bastonate.

Giancarlo Salati, la vittimaMorì il giorno dopo in ospedale. Secondo l’accusa, sostenuta anche in Appello dal pm della Dda Alberto Santacatterina, il delitto fu compiuto su mandato di Pasimeni e Penna, al vertice del clan mesagnese della Scu, per una triplice ragione: Salati sarebbe stato punito in modo esemplare perché inviso ai capi, in particolare a Pasimeni per ragioni private. Gli andava impartita una dura lezione, anche a costo di procurargli la morte, oltretutto, per una presunta relazione che avrebbe intrattenuto con una minorenne. „Ma c'era anche una "motivazione sociale", quella che avrebbe dovuto rafforzare l'immagine di "giustiziere" di Pasimeni stesso, oltre che la sua autorevolezza in ambiti criminali.“

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