Percepivano il reddito di cittadinanza con il coniuge condannato per mafia

In tre avevano presentato domanda, pur non potendo. In totale i carabinieri hanno scoperto sette truffe per 35mila euro

MESAGNE - Percepivano il reddito di cittadinanza pur avendo il convivente condannato per mafia. Tre persone sono state denunciate dai carabinieri della Stazione di Mesagne, in sinergia con i colleghi della Compagnia di San Vito dei Normanni. Altre quattro persone sono state denunciate perché non avevano i requisiti per poterlo percepire. In totale, le sette persone hanno percepito indebitamente circa 35mila euro, nell'anno 2020. Ma sono stati tutti scoperti dai carabinieri.  I militari, a conclusione di specifica azione di contrasto, monitoraggio e verifica dei requisiti in materia di reddito di cittadinanza, hanno denunciato in stato di libertà sette persone, per aver omesso di comunicare all’Inps le variazioni del reddito o del patrimonio nonché altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio e truffa aggravata.

In particolare, un 29enne di origine ghanese, in atto sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, una 40enne, una 33enne, una 56enne di origine slava, un 51enne, in atto sottoposto all’affidamento in prova ai servizi sociali, una 51enne e una 58enne, tutti residenti a Mesagne. Due dei denunciati hanno il coniuge in regime di arresti domiciliari. Sono tutte situazioni ostative per la percezione del reddito di cittadinanza. Se avessero denunciato tutte queste situazioni, non avrebbero potuto percepire il sussidio. Anche chi ha il coniuge che ha ricevuto condanne negli ultimi dieci anni per 416 bis, ovvero per associazione per delinquere di stampo mafioso, non può fare domanda per il reddito di cittadinanza. Stesso discorso per chi si trova in regime detentivo.

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