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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca Mesagne

Violenza sessuale sull'amica della fidanzata: fu condannato, ora assolto

Condannato in primo grado per una delle accuse più infamanti che si possano attribuire a un uomo o anche a una donna, il verdetto viene ribaltato in Appello: il fatto non sussiste per Vito C, un mesagnese che secondo il Tribunale di Brindisi

MESAGNE - Condannato in primo grado per una delle accuse più infamanti che si possano attribuire a un uomo o anche a una donna, il verdetto viene ribaltato in Appello: il fatto non sussiste per Vito C, un mesagnese che secondo il Tribunale di Brindisi avrebbe dovuto scontare una pena di tre anni e quattro mesi e risarcire la presunta vittima di 30mila euro e che invece è stato assolto.

Lo ha difeso sin dal principio l’avvocato Gianfrancesco Castrignanò. L’uomo era stato denunciato da un’amica della sua fidanzata, poi divenuta moglie, che aveva dichiarato che un rapporto sessuale intercorso con l’uomo non era stato da lei voluto. La donna era stata creduta, lo è stata fino al secondo grado di giudizio, quando la sua ricostruzione dei fatti ha cominciato a vacillare, anche in forza della determinazione dell’imputato che, trascinato in una brutta storia, ha sempre negato gli addebiti. Ribadendo fino allo stremo la propria innocenza. Non negando la scappatella, ma spiegando dinanzi a ogni giudice d’aver avuto un incontro con una lei consenziente.

“La vicenda dimostra ancora una volta, ove ve ne fosse bisogno – scrive in una nota l’avvocato Castrignanò - l'importanza del giudizio di secondo grado, che taluno vorrebbe modificare o eliminare del tutto, in nome di un malinteso efficientamento della giustizia, mettendo però in serio pericolo le garanzie di libertà e di giusto processo che spettano ad ogni cittadino di uno Stato che voglia essere effettivamente democratico”.

E’ importante specificare che l’inchiesta era stata avviata su querela di parte che non avrebbe più potuto essere rimessa, visto il reato ipotizzato (violenza sessuale). Per l’imputato il pm inquirente aveva chiesto gli arresti, misura che fu ritenuta eccessiva. Si procedette quindi a piede libero. La difesa ha sostenuto che la versione della parte civile non fosse del tutto attendibile. Denuncia strumentale? Senza dubbio ve ne sono tante. Ma il rischio è alto. Perché in caso di condanna definitiva, c'è poi il pericolo di finire a propria volta a giudizio per calunnia. 

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