Cronaca

L'arcivescovo: "Crisi drammatica. Nella ricchezza interiore la forza per resistere"

La crisi resta grave e coinvolge un numero sempre maggiore di famiglie della diocesi di Brindisi e Ostuni, e la Chiesa brindisina ammette di non avere più mezzi adeguati alla domanda di sostegno che si riversa sulle parrocchie, tanto la stessa è cresciuta

BRINDISI - La crisi resta grave e coinvolge un numero sempre maggiore di famiglie della diocesi di Brindisi e Ostuni, e la Chiesa brindisina ammette di non avere più mezzi adeguati alla domanda di sostegno che si riversa sulle parrocchie, tanto la stessa è cresciuta. La crisi economica e sociale è il filo conduttore del messaggio natalizione dell'arcivescovo Domenico Caliandro, che invita tutti, soprattutto coloro che soffrono maggiormente tale situazione, a ritrovare nello spirito del Natale la forza e la volontà di non arrendersi. La semplicità, il non voltarsi indietro anche verso agi superflui del passato ma la consapevolezza del contesto attuale, che ha cambiato il modello di vita di tanti, la riscoperta dei valori della solidarietà ma anche della propria ricchezza interiore, devono stimolare tutti ad affrontare con la giusta convinzione e determinazione le difficoltà dell'oggi. Questo ci sembra il senso dell'esortazione dell'arcivescovo.

"Carissimi, ci prepariamo a vivere nuovamente il Natale. Questa festa porta certamente nel nostro cuore il senso della gioia, del calore familiare, della tenerezza. Il Natale risveglia i ricordi più intimi e cari, ci restituisce un respiro di speranza, ci apre alla meraviglia e allo stupore. Ma la bellezza di queste "armonie" natalizie si sovrappone ad altre "melodie" caratterizzate da note meno orecchiabili e talvolta sembra che queste ultime prendano il sopravvento sulle prime. Quella che oggi chiamiamo un po' tutti crisi è percepita non solo come un diffuso senso d'insicurezza, ma come un più profondo sconforto.

Esso assume le forme concrete e drammatiche della mancanza di risorse per le famiglie; della carenza di opportunità lavorative, specialmente per i giovani, costretti a partire lontano da casa lasciando i loro cari; dei diffusi atti di violenza che istillano paura; della stessa impossibilità per le nostre comunità parrocchiali a rispondere a tutte le richieste di aiuto materiale; della difficoltà a trasmettere il patrimonio di valori e soprattutto la passione per il bene comune che nel passato era più condivisa; del senso di sfiducia verso le istituzioni, non solo politiche, ma anche religiose. Insomma avvertiamo più l'essere coinvolti in questa sorta di crisi strutturale che la dolce atmosfera natalizia.
 
Eppure anche quest'anno è Natale. Per i credenti questa festa non è il ricordo puro e semplice di un evento rilevante del passato e neppure soltanto una ricorrenza di carattere sociale o legata alla nostra identità culturale. Il Natale è piuttosto un atteggiamento di Dio, la rivelazione di un progetto sempre in divenire, sempre attuale. Quale? Dio assume il dramma dell'umanità nella carne di un bambino, di un figlio d'uomo che è lo stesso Figlio di Dio e rende suo questo dramma! Dio ha fatto ingresso nella storia dell’uomo, questo mostra il suo impegno in prima persona per salvarlo. Il bambino Gesù è il segno di un'umanità nuova che nasce insieme a lui. Il dramma non è annullato, non siamo esonerati dalla fatica del vivere quotidiano, ma la fatica è riscattata dal senso di fallimento e inutilità che porta con sé e diventa occasione per amare, motivo per lottare contro ogni ostacolo ci impedisca di condividere e partecipare al progetto di felicità che Dio ci offre.
 
Prima ancora dei regali che ci scambiamo, il Natale stesso è un dono! È un'opportunità offerta da Dio per ridare una direzione alla nostra vita, per ritornare a costruire un mondo non più chiuso nelle sue categorie, seppur legittime, di benessere, ma aperto alla novità della grazia che libera dalla spirale del già visto, già fatto, già conosciuto e proietta in uno spazio illimitato di possibilità nella luce creativa e benefica dell'amore.
 
Tanti si interrogano sulle possibilità risolutive di questa crisi. E se si cominciasse da qui? Ripartiamo da quello che siamo, più che da ciò che facciamo o possiamo fare! Ricominciamo dall'interno, dal cuore, più che dall'esterno, da calcoli economici, da provvedimenti legali, da accordi politici. Viviamo il Natale con una forza capace di segnarci nell'intimo più che abbandonarci a sentimenti ed emozioni di carattere intimistico che hanno più il sapore passeggero del commerciale che quello personale e spirituale, profondo e duraturo. Se il Natale è un dono di Dio, questo dono chiede di essere accolto, di essere custodito.

Esso interpella la nostra libertà ad un maggiore senso di responsabilità verso ciò che Dio sta attuando nella storia. Dio non manda il Figlio a nascere tra gli uomini considerati come estranei o insignificanti! Dio manda suo Figlio perché ogni sua creatura, ogni persona umana gli sta a cuore come lui! È sorprendente! Accogliere un dono così prezioso è una scelta impegnativa che non ammette compromessi, ipocrisie, provvisorietà. Ci impegna tutti e totalmente! Da questa scelta nascono criteri, proposte, provocazioni efficaci e realmente innovative.
 
Natale, dunque, più che un giorno sia uno stile: quello di Maria che ha detto “sì”, quello degli umili che per primi hanno visitato il Bambino, condividendo il poco che avevano e li accomunava, senza calcoli, ma con lo spirito dell’essere solidali e con l’intuito dettato dalla fede di percepire la novità, che cambia le nostre vite e, quindi, cambia anche la storia.  Vi benedico tutti e vi auguro un Santo Natale.  + Domenico Caliandro Arcivescovo".
 
 

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