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Sabato, 27 Novembre 2021
Cronaca

Migranti aggrediti: "Momento di follia, un errore. Chiediamo scusa ai ragazzi"

I brindisini Piero Cerasino e Piero Ottonaro interrogati dal gip dopo gli arresti: contestate l'aggravante dell'odio razziale e dell'aver agito assieme. Quel giorno si incontrarono per caso e usarono una mazza da softball che era nell'auto di uno dei due

 BRINDISI – "E' stato un momento di follia. Un gesto d'impeto assurdo, un errore per il quale chiediamo scusa ai due ragazzi e vogliamo rimediare". Paolo Ottonaro, 43 anni, e Piero Cerasino, 36, entrambi di Brindisi, hanno fatto mea culpa questa mattina, dopo quattro giorni agli arresti domiciliari, con l'accusa di aver aggredito un giovane di 20 anni, originario del Senegal, nei pressi del passaggio a livello di via Osanna, e il segretario della comunità cittadina del Ghana, picchiato all’imbocco del sottopasso di via Appia. Aggressioni avvenute la sera del 19 ottobre, a distanza di pochi minuti, entrambe connotate da odio razziale, stando all'aggravante contestata nel provvedimento di arresto.

Aggressione razzista via Cappuccini 2-2

Gli interrogatori 

Restano ristretti nelle rispettive abitazioni, in regime di arresti domiciliari, dopo aver sostenuto l'interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, che ha firmato il provvedimento di custodia cautelare, su richiesta del sostituto procuratore Simona Rizzo.

Ottonaro, difeso dall'avvocato Gianvito Lillo, e Cerasino, assistito dall'avvocato Livio Di Noi, hanno ammesso gli addebiti e, allo stesso tempo, hanno voluto consegnare le proprie scuse ai giovani rimasti feriti, precisando di non aver organizzato alcun raid razzista. La premeditazione, nell'ordinanza non è contestata. L'altra aggravante è legata all'aver agito assieme. 

La dinamica: l'incontro per caso

Quanto alla dinamica, gli indagati avrebbero fornito la stessa versione dei fatti. Hanno ammesso di conoscersi da anni, ma quella sera non avevano alcun appuntamento. Si sarebbero incontrati per caso e avrebbero iniziato a parlare di due epidosi avvenuti a Brindisi la mattina del 19 ottobre scorso e riportati anche da alcune testate giornalistiche: una presunta violenza sessuale ai danni di una ragazza di 15 anni  da parte, stando al racconto della vittima, di tre giovani di colore; poi il danneggiamento di diverse auto in sosta in via Bastioni San Giorgio, di fronte alla caserma dei carabinieri, per mano di un cittadino originario della Guinea, poi arrestato dai militari.

Aggressione razzista via Cappuccini 4-2

"E' stata un'azione d'impeto", avrebbero ammesso sia Ottonaro che Cerasino dinanzi al gip. L'aggressione è avvenuta usando una mazza da softball (baseball femminile) che Ottonaro aveva in auto perché con quella gioca con uno dei figli. Era nel bagagliaio. I due feriti nulla evavano a che fare con gli epidosi avvenuti nel mattino. Si sono trovati al posto sbagliato, nel momento altrettanto sbagliato. 

In aggiunta alle scuse davanti al gip, i due indagati hanno consegnato ai rispettivi avvocati di fiducia la volontà di rimediare, di riparare all'errore commesso, dando disponibilità a lavorare come volontari. I difensori, al momento non hanno presentato alcuna richiesta al gip. 

Le telecamere

Entrambi sono stati identificati partendo dalle immagini registrate dalle telecamere acquistate con i fondi del progetto Pon sicurezza e da quelle poste a protezione di esercizi commerciali posti nelle vicinanze. Guardando i filmati, gli agenti  hanno ricostruito il percorso seguito da Cerasino e Ottonaro da via Osanna fino a Lucio Strabone, dove, dopo aver aggredito il migrante del Ghana, si sono sbarazzati della mazza da softball  lanciandola nell’atrio di un condominio. Cerasino, come si vede nelle immagini agli atti, mezzora dopo è tornato sul posto, per riprendersi la mazza. 

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