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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca via San Benedetto

"Migranti nell'antico monastero benedettino: preoccupazione fra i cittadini"

L'associazione Brindisi e le Antiche Strade: "Sia mantenuta la vocazione turistica dell'ex caserma Carafa D’Andria"

BRINDISI – Il monastero Benedettino già caserma Carafa D’Andria, edificio storico attiguo alla chiesa di San Benedetto, potrebbe divenire “un albergo, o comunque un luogo di ospitalità, per i migranti”. Tale ipotesi è ventilata dall’associazione “Brindisi e le Antiche Strade” presieduta da Rosy Barretta, tramite una nota stampa condivisa dalla Società di Storia Patria per la Puglia, sezione di Brindisi, in cui si chiede che la struttura, in stato di abbandono da parecchi anni, sia utilizzata in ambito turistico, dopo un necessario intervento di restyling. L’associazione ha manifestato “preoccupazione in relazione all’utilizzo cui potrebbe a breve essere sottoposto l’immobile”, attraverso una segnalazione inoltrata al Comune di Brindisi, alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Brindisi, Lecce e Taranto, nonché alla Prefettura di Brindisi.

L’antico monastero, situato nel centro storico di Brindisi, risale al XI secolo. “Come noto – si legge nel comunicato dell’associazione - trattasi di bene coevo della chiesa e chiostro di San Benedetto, dell’XI sec., un tempo ad essi annesso quale Monastero delle Monache di Santa Maria Veterana, o Monache Nere di San Benedetto, sorto laddove è probabile fosse ubicato un Monastero dei Monaci Basiliani dell’VIII – IX sec., distrutto dai Saraceni nel IX sec”. 

Planimetria Monastero benedettino ex caserma Carafa D’Andria-2

L’associazione ricostruisce la storia del bene, che “divenuto demaniale nel 1866 a seguito della soppressione degli Ordini monastici avvenuta con l’Unità d’Italia, è stato utilizzato quale caserma nel secolo scorso, con alterazioni varie e realizzazione di superfetazioni, quindi abbandonato”. “Tuttavia esso mantiene nella sua configurazione complessiva i tratti salienti dell’edificio medievale, evidenti anche in facciata, con stemmi ed arcate e con la presenza dell’antico Arco del Parlatorio in drammatico stato di degrado”.

“Il complesso, inoltre, abbraccia su tre lati anche il Chiostro di San Benedetto, con volumi di primo piano che comprendono pregiati ambienti voltati posti al di sopra della Sagrestia e ad altri spazi medioevali in utilizzo da parte della Chiesa”.

Ambiente con volta medioevale monastero benedettino ex caserma Carafa-2

Il 14 settembre 2006, il Mibact, con un decreto, ha dichiarato il monastero “bene di interesse storicoartistico ai sensi dell’art. 10 comma 1 Cortile interno monastero benedettino ex caserma Carafa-2del D.Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42”. “Nel 2011 – si legge ancora nel comunicato dell’associazione - il Comune di Brindisi, in attuazione dell’articolo 5, comma 5, del decreto legislativo 28 maggio 2010 n. 85. Trasferimento agli Enti, chiedeva l'acquisizione dell’intero complesso, adducendo che ‘…. Data la contiguità con un bene di interesse nazionale, quale la Chiesa di San Benedetto, il recupero e la rifunzionalizzazione del monastero costituirebbe un intervento strategico per la costruzione di un nuovo polo museale, con finalità anche di accoglienza e sosta per i tanti turisti e visitatori...’. 

L’associazione rimarca “che la ex Caserma Carafa D’Andria si articola su una superficie fondiaria di 2.900 metri quadri, comprensiva di chiostro e cortili, sviluppando complessivamente 4.300 metri quadri sui vari livelli, per una cubatura di 19.300 metri cubi”.

Fatta questa premessa sull’importanza storica dell’edificio, nel comunicato si parla di “voci bene informate” secondo le quali “il bene in oggetto si appresti a divenire un albergo - o comunque un luogo di ospitalità - per i migranti e, considerate le importanti dimensioni del complesso, si presuppone potrebbe ospitare un numero molto consistente di persone”. 

“Ciò  - spiega l’associazione - desta enorme preoccupazione tra i cittadini, in relazione a una duplice considerazione: La prima è inerente la natura del bene vincolato, certamente manomesso nel corso del XX secolo, ma tale da contenere le tracce dell’edificio medioevale; voci qualificate affermano, una tra tutte, che le antiche colonne del chiostro principale siano inglobate nei pilastri attualmente visibili; si ritiene, pertanto, che un simile complesso architettonico medioevale, oggi, debba essere prima di tutto restituito alla sua leggibilità storica attraverso un accurato progetto di restauro, recupero e valorizzazione, non escludendo le opportune valutazioni di carattere archeologico; d’altra parte l’utilizzo tal quale ai fini sopra detti sarebbe causa di danni gravi ed irreparabili, come facilmente immaginabile”. 

Fregi medievali monastero Benedettine ex caserma Carafa-2

Il secondo motivo di preoccupazione “è di carattere urbano, in quanto una struttura di così importanti dimensioni adibita ad usi diversi da quelli tradizionali - residenziale/commerciale/terziario - sarebbe tale da modificare l’assetto ed il funzionamento non solo del quartiere, ma dell’intero centro storico e conseguentemente della città in generale, senza che questo passi da una attenta valutazione di carattere urbanistico. Del resto la progettualità in essere non è mai stata portata all’attenzione della cittadinanza”.

Fregi medievali monastero Benedettine ex caserma Carafa-2

L’associazione, dunque, chiede che L’ex Monastero delle Monache Nere di San Benedetto venga “adibito ad usi tali da non alterare ulteriormente la natura dell’edificio storico ed il carattere a vocazione turistica dell’area, considerata la quotidiana presenza di numerosi gruppi di turisti, inclusi i croceristi, che si recano presso la chiesa ed il chiostro di San Benedetto, tra i più visitati dell’intera città, complessi monumentali adiacenti e addirittura fisicamente sottoposti al bene in oggetto”.

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