Minacce a Montella, c'è la denuncia. I carabinieri indagano dentro e fuori il "Fanuzzi"

BRINDISI – C’è una indagine sulle minacce subite al Fanuzzi dal giocatore del Football Brindisi, Francesco Montella, venerdì scorso subito dopo l’allenamento, da due persone entrate nello stadio. L’inchiesta la stanno portando avanti i carabinieri della stazione Brindisi Casale, che l’hanno ricevuta per competenza dai colleghi di Ostuni, ai quali il giocatore si è presentato nel tardo pomeriggio di venerdì scorso. Come mai lì e non a Brindisi? Per il semplice fatto che subito dopo l’accaduto si è messo al volante della sua vettura per rientrare a Roma, città in cui risiede. Probabilmente perché al momento, spaventato, ha preferito allontanarsi subito.

Lo stadio Fanuzzi

BRINDISI – C’è una indagine sulle minacce subite al Fanuzzi dal giocatore del Football Brindisi, Francesco Montella, venerdì scorso subito dopo l’allenamento, da due persone entrate nello stadio. L’inchiesta la stanno portando avanti i carabinieri della stazione Brindisi Casale, che l’hanno ricevuta per competenza dai colleghi di Ostuni, ai quali il giocatore si è presentato nel tardo pomeriggio di venerdì scorso. Come mai lì e non a Brindisi? Per il semplice fatto che subito dopo l’accaduto si è messo al volante della sua vettura per rientrare a Roma, città in cui risiede. Probabilmente perché al momento, spaventato, ha preferito allontanarsi subito.

Poi lungo la strada, magari dopo essersi consigliato con qualche persona di sua fiducia, si è fermato ad Ostuni e ha sporto denuncia all’Arma della Città Bianca che, com’è prassi, ha trasmesso tutto ai colleghi brindisini. I carabinieri sulla vicenda non si sbilanciano. Bisogna affidarsi alle indiscrezioni. In pratica il calciatore avrebbe raccontato che a fine allenamento, dopo essersi fatto la doccia e avere preparato il borsone, stava per uscire dalla stadio quando è stato bloccato da due persone che gli avrebbero detto: “Non devi più giocare nel Brindisi”. Montella avrebbe chiesto perché, e i due avrebbero replicato: “Perché te lo diciamo noi”. Quindi si sarebbero allontanati.

Montella ai carabinieri ha descritto i due. Erano giovani, alti all’incirca tra i 170 e i 175 centimetri, vestiti normalmente. Secondo lui non erano tifosi perché su di loro non avrebbe notato nulla che potesse far pensare a sostenitori della squadra. Montella, terzino di buone qualità, è legato al Brindisi da contratto biennale stipulato dalla precedente gestione. La nuova gestione ha deciso di contenere i costi e con molti dei giocatori legati da biennali ha raggiunto l’intesa di decurtare lo stipendio e di prolungare per un altr’anno il contratto.

Montella, assieme a Trinchera, Mortelliti e Monopoli, non rientra nei piani del Brindisi. Ma lui vorrebbe restare. Ne ha parlato con il presidente Vittorio Galigani mercoledì scorso, dopo la gara di Coppa Italia con la Nocerina (Montella non era tra i convocati), ma stando ai si dice, non avrebbero raggiunto un’intesa. Il giocatore ha continuato ad allenarsi nei giorni successivi (l’unico autorizzato dalla società ad allenarsi altrove è stato Trinchera) e poi venerdì è accaduto il fattaccio.

I carabinieri, ovviamente, hanno avviato le verifiche per cercare di risalire ai due individui. Gli elementi forniti da Montella non sono tali da poter indirizzare le indagini in una direzione ben precisa. Né, a quanto pare, ci sarebbero altre persone che potrebbero farlo in quanto la minaccia sarebbe avvenuta lontana da occhi indiscreti. All’interno dello stadio. E su questo i carabinieri cercheranno di fare chiarezza. Se minaccia c’è sono stata, e al momento non ci sono elementi per mettere in discussione la denuncia di Montella, com’è possibile che siano avvenute all’interno dello stadio?

Struttura che è inaccessibile a chiunque, tranne ai tesserati e ai dipendenti del Football Brindisi che, per entrare, debbono bussare e farsi riconoscere. Una vicenda da chiarire perché delle tre l’una: o Montella si è inventato tutto, e sembra assai poco probabile,  o qualcuno ha fatto entrare nel Fanuzzi persone non autorizzate, oppure si tratta di gente che nello stadio si muove abitualmente.

Chiarezza che innanzi tutto vuole la dirigenza del Brindisi. “Quello che è accaduto è grave e sono vicino a Francesco Montella – ha stigmatizzato sabato mattina il presidente Galigani -. Noi eravamo all’oscuro di tutto. Il nostro calciatore non ci ha informati; lo abbiamo saputo da un articolo apparso sul Corriere dello Sport”.

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Solidarietà anche da parte dei calciatori e dello staff del Football Brindisi che “esprimono solidarietà al compagno di squadra Francesco Montella per il grave episodio accaduto in settimana” e gli dedicano “la vittoria di Aversa”. “La speranza – aggiungono - è che questo resti un gesto isolato, nella convinzione che tutta la comunità brindisina condanni fortemente un gesto che infanga ingiustamente la città ed i tifosi brindisini”. Solidarietà che dirigenza, calciatore e staff esprimeranno personalmente a Francesco Montella quando domani pomeriggio rientrerà a Brindisi per riprendere ad allenarsi. A meno che il giocatore, temendo per la propria incolumità, decida di non rientrare.

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