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L'auto dell'ex sindaco di Brindisi, Mimmo Consales, distrutta dall'incendio di origine dolosa

L'auto dell'ex sindaco di Brindisi, Mimmo Consales, distrutta dall'incendio di origine dolosa

Minacce di morte all’ex sindaco Consales: condannato disoccupato

Tre anni e otto mesi ad Alessandro D'Errico, 39 anni, imputato anche per estorsione: si presentò armato di pistola. Il brindisino già ritenuto colpevole di stalking dopo l'incendio dell'auto dell'ex primo cittadino: "Lo aiutai in campagna elettorale, mi promise un posto di lavoro ma non mantenne la promessa"

BRINDISI – Minacce di morte, anche con una pistola, ai danni dell’ex sindaco di Brindisi Mimmo Consales, ed estorsione: le accuse mosse dalla Procura nei confronti di Alessandro D’Errico, 39 anni, sono state riconosciute con sentenza del Tribunale e il disoccupato è stato condannato a tre anni e otto mesi.

L’imputato è stato giudicato con rito abbreviato, strada processuale ottenuta dal difensore Mauro Durante il quale ha già anticipato appello una volta che saranno depositate le motivazioni del gup Stefania De Angelis. D’Errico è stato già condannato per stalking nei confronti dell’ex primo cittadino a conclusione del processo scaturito dall’inchiesta sul rogo di origine dolosa che la notte del 3 novembre 2013 distrusse l’auto in uso a Consales, una Ford Kuga. Né nel primo processo, né nel secondo l’ex sindaco che pure è stato indicato dal pubblico ministero come parte lesa, si è costituto in giudizio.

Stando al capo di imputazione formulato dal pubblico ministero Francesco Vincenzo Carluccio, D’Errico si sarebbe “presentato davanti a Consales armato di pistola con la minaccia implicita di usare l’arma per ottenere un posto di lavoro”. In un’altra occasione, nei pressi di Palazzo Nervegna dove c’era l’ufficio dell’ex sindaco di Brindisi, “reiterava la stessa chiesta e minacciava (l’allora) primo cittadino dicendogli che lo avrebbe ammazzato e che aveva sbagliato a non farlo prima”.

Nell’impostazione dell’accusa, in tal modo l’imputato “cercava di influire sull’operato del pubblico ufficiale per costringerlo a procurargli un posto di lavoro e compiva atti idonei, diretti in modo non equivoco all’ottenimento di un ingiusto profitto patrimoniale”. D’Errico non sarebbe riuscito nel suo intento “per cause indipendenti dalla sua volontà”. Fatti che sarebbero accaduti a Brindisi “in data anteriore al 4 novembre 2014, quando Mimmo Consales era sindaco pro tempore del capoluogo.

Fonti di prova sono state le notizie di reato trasmesse dai carabinieri e dalla Digos, nonché le dichiarazioni rese all’epoca da Consales. D’Errico in occasione del primo processo confermò di aver aiutato l’ormai ex sindaco nella campagna elettorale del 2012, poi vinta, e di aver ottenuto la promessa di un posto di lavoro che poi non fu mantenuta. Aggiunse anche che il sindaco gli chiese di avere documentazione medica ritenuta utile ai fini della ricerca di un’occupazione. Ma quel posto di lavoro non arrivò mai, secondo quanto sostenuto dall’imputato.

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