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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca

Mise incinta una disabile, condannato l'autista comunale incastrato dal test del Dna

MESAGNE - Fu accusato di aver usato violenza sessuale a una disabile psichica, il giudice per l’udienza preliminare Paola Liaci lo ha condannato a un anno e quattro mesi di reclusione con pena sospesa. La sentenza a carico di un’autista 60enne alle dipendenze del Comune di Mesagne, difeso dall’avvocato Marcello Falcone, accoglie solo parzialmente la richiesta del pubblico ministero Pierpaolo Montinaro che aveva chiesto la condanna a quattro anni, ed è dunque pronto a presentare ricorso in appello.

MESAGNE - Fu accusato di aver usato violenza sessuale a una disabile psichica, il giudice per l'udienza preliminare Paola Liaci lo ha condannato a un anno e quattro mesi di reclusione con pena sospesa. La sentenza a carico di un'autista 60enne alle dipendenze del Comune di Mesagne, difeso dall'avvocato Marcello Falcone, accoglie solo parzialmente la richiesta del pubblico ministero Pierpaolo Montinaro che aveva chiesto la condanna a quattro anni, ed è dunque pronto a presentare ricorso in appello.

Il caso esplose nel maggio del 2008. Fu la giovane disabile, rivelatasi incinta alla visita dei sanitari del consultorio di Mesagne, a fornire indicazioni utili a identificare l'autista che sarebbe stato accusato di stupro: d'altro non poteva essersi trattato, essendo la giovane donna affetta da infermità mentale, ritenuta dunque incapace di prestare il proprio consenso ad una qualsiasi relazione, tanto più se di natura sessuale. Infermità a fronte della quale il giudice tutelare autorizzò l'aborto terapeutico, giudicando la donna incapace di provvedere alla cura di se stessa, ma soprattutto a quella di un'altra creatura.

La donna viveva la propria quotidianità in una struttura per la cura e l'assistenza delle persone diversamente abili, gestita dalla cooperativa Alba. La mattina veniva prelevata da casa da un mezzo del Comune che la accompagnava presso la coop per riportarla in famiglia a sera, cinque giorni su sette. Disse nome e cognome dell'uomo con il quale aveva avuto una relazione, ma le indagini furono condotte a tutto campo, senza escludere nessuna ipotesi. L'amministrazione avviò immediatamente una inchiesta interna per capire se la violenza ai danni della 35enne si fosse consumata durante le ore di servizio oppure no. Mentre la cooperativa mesagnese, da 25 anni a servizio dei disabili di tutta la provincia, si dichiarava totalmente estranea ai fatti. La presidente Mariella Vinci, costernata dalla tragedia, dichiarò anche disponibilità incondizionata ad assistere la vittima e la famiglia, dal punto di vista sanitario e psicologico.

I primi ad accorgersi della gravidanza furono i medici del consultorio dove la ragazza veniva sottoposta a regolari controlli. Appena acclarata la maternità, avvertirono la famiglia, sporgendo denuncia all'autorità giudiziaria. La procura della Repubblica di Brindisi, per il tramite del pm Pierpaolo Montinaro, aprì un fascicolo di indagine, a partire dall'ascolto della ragazza che fornì indicazioni utili all'identificazione dell'autista. Ristretta la rosa di nomi all'attenzione degli inquirenti. La cooperativa escluse che potesse trattarsi di personale alle proprie dipendenze: solo due gli autisti in servizio, conducenti dei mezzi che prelevano gli utenti al fianco di accompagnatrici, sempre presenti, personale della coop. Per il servizio di assistenza ai disabili fornito per conto della Asl nel resto della provincia invece, la coop si avvaleva di autisti alle dipendenze del Comune di Mesagne, fra i quali fu cercato e trovato il 60enne responsabile della violenza.

Quando fu finalmente identificato, l'uomo negò ogni accusa con calore. Tanto da rendere necessaria, di fronte alla giovane donna che non sembrava avere alcun dubbio sull'identità dell'autista con il quale diceva di avere avuto una relazione, la prova del Dna. Fu prelevato un campione di saliva dell'unico indagato, e comparato geneticamente al feto, prova che non avrebbe lasciato dubbi residui, prova regina che ha fatto la differenza nel giudizio del gup.

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