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“Misero una bomba al mio ristorante e mi incendiarono casa”

Nel processo Game Over ascoltato come persona offesa Alessandro Fago: "Successe tutto in nove mesi, voglio dimenticare, ho messo in difficoltà la mia famiglia, gente onesta". Per la Procura D'Agnano gli chiese 50mila euro. "Nessuno è mai venuto a chiedermi soldi, per questo non ho fatto denuncia"

BRINDISI – “Nel 2010 avevo due ristoranti e due paninoteche nella zona di mare: misero una bomba a un locale e incendiarono la casa e i camion dei panini, tutto in nove mesi. In paese si diceva che volevano soldi, ma da me non è mai venuto nessuno ed è per questo che non ho fatto denuncia”.

FAGO Alessandro, classe 1971-2Alessandro Fago (nella foto) è ritenuto parte offesa del reato di estorsione dalla Dda di Lecce che ha chiesto e ottenuto il processo a conclusione dell’inchiesta Game Over, indicando come autore principale della richiesta di denaro, pari a 50mila euro, Domenico D’Agnano. Come vittima, Fago è stato sentito questa mattina nel corso dell’udienza del processo, ma mai ha fatto il nome di D’Agnano, neppure quando il presidente del collegio giudicante è intervenuto a conclusione dell’esame condotto dal pm Alberto Santacatterina e del contro-esame che ha visto l’avvocato Ladislao Massari impegnato nella lettura delle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche di cui Fago ha ammesso di non aver mai avuto contezza prima di oggi.

“Per me sono brutti ricordi che voglio dimenticare perché ho messo in difficoltà la mia famiglia, gente per bene che ha sempre lavorato onestamente”, ha detto Fago, condannato in via definita per droga a sette anni, rispondendo al presidente del Tribunale, Gienantonio Chiarelli, il quale gli ha chiesto come mai non avesse mai fatto il nome di nessuno. “Nonostante gli episodi gravi avvenuti ai suoi danni e nonostante una complicazione legata al fatto che c’era qualcuno che in quel periodo lo stava cercando tramite un suo amico, lei non ha mai detto altro. Ma noi non possiamo dimenticare”, ha detto Chiarelli.

La persona vicina a Fago, come è emerso dall’udienza di questa mattina e come peraltro era già venuto a galla in sede di indagine, è Giampiero Alula, imputato nel processo: nella ricostruzione della richiesta estorsiva fatta dalla Dda, Alula avrebbe detto a Fago che tale istanza sarebbe stata consegnata allo stesso Alula in una pescheria e che D’Agnano lo cercava. Impostazione che si basa sul contenuto di intercettazioni telefonica.

“Da me non è mai venuto nessuno, ma io avevo paura a circolare a San Pietro Vernotico e giravo poco”, ha detto subito Fago rispondendo alla prima domanda del pm che gli ha chiesto se si fosse dato una spiegazione per quegli attentati. “Anche il comandante dei carabinieri mi chiedeva se fosse venuto qualcuno, ma gliel’ho detto pure a lui. Io ho capito qualcosa solo dopo, quando ho saputo che erano sotto intercettazione e mi sono anche arrabbiato con i carabinieri perché dicevo: visto che li sentiti e sapere le cose praticamente in diretta perché non intervenite subito?”.

D'AGNANO DomenicoIl pm ha fatto presente a Fago che poco prima, il pentito Francesco Gravina aveva affermato che era stato D’Agnano (in foto) a chiedere soldi e che per questo c’era stato un incontro con Ercole Penna, collaboratore di giustizia della stessa frangia, il primo a rompere il muro del silenzio della Scu. “Io non ho mai parlato né con Gravina, né con Penna. Erano voci che girano in paese”, ha ripetuto. E il pm: “Di fronte a fatti gravi, non possono esserci solo voci. Alula è stato tra chi le diceva di questa richiesta di soldi?”. Fago ha risposto: “Alula era mio amico e mi disse: ‘non è che tutte queste cose te le stanno facendo perché vogliono soldi? E io gli dissi: ‘se li vogliono, non li hanno”.

Il sostituto procuratore è andato avanti: “Alula le ha mai detto di aver parlato con D’Agnano?” Fago: “Non mi ricordo”. Il pm: “Si ricorda di 50mila euro?”. Il teste: “Sì, me lo dissero in caserma che mi chiedevano 50mila euro e sempre ai carabinieri dissi che Alula non c’entrava niente in questa situazione. Lo spiegai quando mi fecero ascoltare la conversazione tra me e Oronzo Protopapa”. Quest’ultimo è stato sentito in qualità di teste ad inizio dell’udienza odierna e ha riferito che tra D’Agnano e Fago non correva buon sangue.

Secondo Protopapa, “D’Agnano diceva in giro, nel paese, che Fago doveva pagare ma nessuno era poi andato effettivamente a chiedergli soldi”. Ha poi precisato che tra “Fago e Alula i rapporti erano ottimi, fraterni, Alula faceva il camionista e trasportava pesce”. Ma Protopapa non ricorda di aver riferito della circostanza relativa alla richiesta di denaro fatta nella pescheria, da intendere più esattamente come deposito di pesce e non rivendita. Nel corso dell’esame di Fago, il pm ha insistito: “Chi sono quelli che volevano soldi? Lei lo ha capito?”. Fago: “Quelli che avete arrestato voi, D’Agnano risulta dagli atti processuali”. A questo punto il presidente del Tribunale è intervenuto: “Simpatica espressione, da apprezzare, ma lei il nome lo fece quando venne sentito a verbale”

Ladislao MassariLa parola è passata all’avvocato Massari (nella foto): “Dei 50mila euro chi glielo dice?". "I carabinieri". Poi: "Alula come interviene?”. Risposta: “Eravamo amici, mi chiamò e mi chiese non è che vogliono soldi?”. Ancora: “Lei ha parlato con D’Agnano?” “Lui voleva parlare con me, io non volevo parlare con lui dopo tutte le cose che ho sentito, non mi andava”. Di nuovo il penalista: “Per quale motivo si rivolgevano ad Alula?”. Fago: “Perché era mio amico ed era l’unica persona che frequentavo, non mi facevo vedere in paese”. Infine: “Lei questi atti li ha mai letti, intendo tutti?”. Il teste: “No”. Il processo riprende a fine estate.

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