Cronaca

Picchiata a morte per una dose di droga. Il coraggio del figlio aiuta gli investigatori

La donna è stata aggredita ferocemente da un uomo di 41 anni e dal figlio di 21, Giovanni e Christian Vacca. I due sono accusati di omicidio aggravato in concorso

CEGLIE MESSAPICA - L’hanno colpita ripetutamente in diverse parti del corpo con calci e pugli, nonostante sapevano delle sue precarie condizioni di salute e del suo stato di tossicodipendenza. Hanno anche utilizzato un martello da carpentiere, le hanno sbattuto la testa contro l’asfalto. Uno la manteneva da dietro e l’altro la picchiava. La compagna e madre stava a guardare e nessuno dei residenti si è affacciato per impedire tutta quella violenza nei confronti di una donna di 43 anni purtroppo finita nel vortice della droga. Eppure l’aggressione si è consumata per strada nel centro storico, a tarda sera, le urla della povera vittima non possono non aver raggiunto nessuno. La ricostruzione fatta dai carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni durante la conferenza stampa sull’arresto dei presunti responsabili della morte di Sonia Nacci di Ceglie Messapica, non lascia spazio a eventuali giustificazioni. 

Gli arresti

La donna è stata picchiata ferocemente da un uomo di 41 anni e dal figlio di 21, Giovanni e Christian Vacca, perché voleva una dose di cocaina nonostante non avesse pagato quelle precedenti. I due sono accusati di omicidio aggravato in concorso. Nella mattinata di oggi, martedì 26 gennaio, sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip Vittorio Testi, su richiesta del pubblico ministero Raffaele Casto, in seguito alle indagini condotte dai carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della compagnia di San Vito dei Normanni diretto dal tenente Alberto Bruno e dai colleghi della stazione di Ceglie Messapica guidata dal maresciallo maggiore Giovanni Camarda. 

VACCA Christian classe 2001-2VACCA Giovanni classe 1981-2

Sonia Nacci è morta il 22 dicembre scorso nel reparto di rianimazione dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto per “Shock traumatico a larga componente emorragica”. Le botte ricevute le hanno spappolata la milza e i sanitari nulla hanno potuto fare per salvarla. L’intervento cui era stata sottoposta poche ore prima non è servito. 

La ricostruzione dell'aggresione

Lascia un figlio di 16 anni. Distrutto dal dolore ma dotato di grande coraggio. È lui che ha permesso ai carabinieri di chiudere il cerchio attorno ai due Vacca. La madre prima di perdere conoscenza gli aveva raccontato quello che era successo. 

Sonia Nacci la sera del 21 dicembre aveva telefonato alla compagna e mamma degli indagati per chiedere una dose di cocaina. È seguita un’accesa discussione legata a debiti della 43enne nei loro confronti per droga non pagata. Poco dopo la donna è uscita di casa per dirigersi verso l’abitazione dei Vacca, sita a 150 metri da casa sua in via comandante Gulli. Lì le due donne hanno litigato, poco dopo sono giunti il compagno e il figlio che hanno picchiato ferocemente la 43enne. Questa è riuscita a tornare casa, dolorante e piena di lividi, con i capelli arruffati. Ha raccontato al figlio dell’aggressione, non ha voluto chiamare il 118. In nottata però le sue condizioni sono peggiorate tanto da rendersi necessario l’intervento di un’ambulanza. Aveva un ematoma al fianco sinistro. Portata in ospedale e operata è deceduta poche ore dopo. 

I carabinieri si sono subito messi a lavoro per individuare i responsabili. Il figlio è stato portato presso una comunità, essendo rimasto solo. Il nonno, unico altro parente del ragazzo, era ricoverato in un centro Covid. Il giovane, sconvolto per quello che era accaduto alla madre, inizialmente aveva riferito di non essere a conoscenza di nulla, quando poi ha saputo del decesso, nonostante il forte dolore per la notizia, ha deciso di collaborare con i militari dell’Arma. Confidando nel fatto che quella era l’unica strada per rendere giustizia a una morte così assurda. Ha raccontato tutto ciò di cui era a conoscenza, tutto quello che la madre gli aveva raccontato prima di finire in ospedale. La sua versione ha confermato un quadro che i carabinieri erano già riusciti a costruire attraverso l’ascolto di altri testimoni, di intercettazioni e indagini. 

“E’ stato fondamentale l’ausilio di tutti: carabinieri, medico legale ed esperti informatici - ha precisato il tenente Bruno durante la conferenza tenutasi questa mattina alla presenza del capitano della compagnia di San Vito Antonio Corvino e del maresciallo Giovanni Camarda - il figlio della vittima ha avuto un coraggio incredibile. Nonostante la giovane età e il dolore è riuscito a fornire dettagli importanti per permetterci di individuare i responsabili. Fondamentale è stato anche il ruolo degli assistenti sociali della comunità in cui era ospite che sono riusciti a creare un ambiente di confort tale da fare sentire il giovane al sicuro. E fidarsi dei carabinieri”. 

Nel corso dell’attività d’indagine i militari hanno sequestrato i cellulari dei due indagati, da cui emerge anche l’attività di spaccio di stupefacenti. La mazzetta verosimilmente utilizzata per sferrare il colpo mortale alla donna, il medico legale incaricato di eseguire l’autopsia disposta dall’Autorità giudiziaria ha riscontrato che la sua superficie battente, al contrario di quelle di altri due analoghi strumenti di lavoro pure trovati nella diretta disponibilità degli indagati, è perfettamente compatibile con una delle impronte lasciate sul corpo della vittima. Più quantità di sostanza stupefacente a coloro i quali sembrano essere stati, come Sonia Nacci “clienti” continuativi dei due indagati. Anche durante l'esecuzione delle ordinanze è stata sequestrata droga: marijuana e hascisc.

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