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Morì dopo intervento per ernia addominale: forse la salma sarà riesumata

BRINDISI - Drammatico colpo di scena nel processo a carico di tre medici-chirurghi del Perrino accusati di aver diagnosticato con colpevole ritardo un’ernia all’anziana Agnese Patti, 79enne brindisina morta nel lontano dicembre 2006: il collegio presieduto dal giudice Giuseppe Licci ha disposto, a cinque anni dal decesso, l’esecuzione di una perizia sulla scorta della quale sarà formulato il verdetto a carico dei tre imputati. La decisione del tribunale potrebbe significare la necessità di riesumare la salma, sulla quale non è mai stato eseguito alcun esame autoptico, a meno che il medico legale del Policlinico di Bari, Giancarlo Divella, non ritenga sufficiente il solo esame della cartella clinica della donna.

BRINDISI - Drammatico colpo di scena nel processo a carico di tre medici-chirurghi del Perrino accusati di aver diagnosticato con colpevole ritardo un'ernia all'anziana Agnese Patti, 79enne brindisina morta nel lontano dicembre 2006: il collegio presieduto dal giudice Giuseppe Licci ha disposto, a cinque anni dal decesso, l'esecuzione di una perizia sulla scorta della quale sarà formulato il verdetto a carico dei tre imputati. La decisione del tribunale potrebbe significare la necessità di riesumare la salma, sulla quale non è mai stato eseguito alcun esame autoptico, a meno che il medico legale del Policlinico di Bari, Giancarlo Divella, non ritenga sufficiente il solo esame della cartella clinica della donna.

La decisione del tutto inaspettata è arrivata nella penultima udienza, del 19 aprile scorso, in calce al termine della requisitoria del pm Dario Vitale che aveva già formulato le richieste di condanna pari a otto mesi per Francesco Barnaba (avvocato Roberto Cavalera) e sei mesi a testa per Giovanni Greco e Mauro Piccione (avvocati Massimo Manfreda e Domenico Greco). I fatti risalgono a dicembre del 2006 quando la donna fu trasportata d'urgenza al Pronto soccorso dell'ospedale brindisino. I medici sospettarono in un primo momento un tumore all'utero, fu trasferita in Ginecologia e da qui in Chirurgia, dove subì il primo intervento nel corso del quale si scoprì che le algie addominali di cui soffriva erano causate dalla fuoriuscita di un viscere dalla cavità naturale.

Secondo i consulenti del pubblico ministero, quell'ernia andava semplicemente rimossa, mentre i medici chirurghi del Perrino ritennero che andava riposizionata, come fecero. Dopo dieci giorni, malgrado l'operazione, le condizioni dell'anziana signora peggiorarono rapidamente, tanto da rendere necessario un secondo intervento che portò alla luce la peritonite: la paziente era già in pericolo di vita. Fu a questo punto che i parenti decisero di trasferire l'anziana al Miulli di Acquaviva delle Fonti, un ultimo disperato tentativo di salvarle la vita che si sarebbe rivelato vano, l'infezione era ormai diffusa e le conseguenze sarebbero state irreversibili. La famiglia, assistita dai legali Vita Lofino, Marilena Poddi e Leonardo Convertini, sporse denuncia.

Negligenza, colpa grave e imperizia, sono queste le ipotesi di reato formulate dal pubblico ministero Dario Vitale a carico di tre medici del reparto chirurgia del Perrino di Brindisi, per la morte di Agnese Patti. I tre medici furono rinviati a giudizio con l'accusa di aver diagnosticato in ritardo l'ernia, operata poi inadeguatamente secondo i periti dell'accusa. L'anziana signora subì in realtà i tre interventi consecutivi nel giro di pochi giorni, l'ultimo al Miulli, dove nulla potettero i sanitari che si trovarono di fronte ad una peritonite in avanzato stato degenerativo.

Non è un caso che le indagini disposte dal sostituto procuratore abbiano ipotizzato responsabilità da parte dell'équipe medica del Perrino che eseguì i primi due interventi, lasciando fuori dall'inchiesta i medici baresi. Ritorno in aula fissato per il 22 novembre, udienza che sarà dedicata all'ascolto del perito. Solo dopo arriverà la sentenza attesa da cinque lunghi anni.

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