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Palazzo di Giustizia

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Morte al Carnevalone, una condanna

SAN PIETRO VERNOTICO – C'è un solo colpevole per la morte del 54enne di Torchiarolo Enzo Caputo che il 5 marzo del 2006 cadde dal carro allegorico denominato “Cosa bolle in pendola?” durante la sfilata del Carnevalone Sanpietrano battendo violentemente la testa sull'asfalto. Si tratta di Rosario Perrone 60enne di Torchiarolo, iscritto nel registro degli indagati come ideatore, costruttore e curatore dell'allestimento nonché come responsabile dello stesso carro.

SAN PIETRO VERNOTICO - C'è un solo colpevole per la morte del 54enne di Torchiarolo Enzo Caputo che il 5 marzo del 2006 cadde dal carro allegorico denominato "Cosa bolle in pendola?" durante la sfilata del Carnevalone Sanpietrano battendo violentemente la testa sull'asfalto. Si tratta di Rosario Perrone 60enne di Torchiarolo, iscritto nel registro degli indagati come ideatore, costruttore e curatore dell'allestimento nonché come responsabile dello stesso carro.

È stato condannato, la sentenza è stata emessa oggi, a sei mesi di reclusione per omicidio colposo, ma essendo incensurato godrà del beneficio della pena sospesa. Dovrà inoltre farsi carico delle spese legali e dei risarcimenti alla famiglia della vittima. Assolti per non aver commesso il fatto gli altri nove indagati: Antonio Martellotti, Gianpietro Rollo, Salvatore Bruno, Lorenzo Cuomo e Marcello De Giuseppe, Bruno Piccinno, Ercole Conte, Adolfo Greco e Cosimo Romano.

Antonio Martellotti, 42enne di Torchiarolo (difeso dall'avvocato Ivana Maria Quarta) era indagato in qualità di conducente del mezzo agricolo su cui era attaccato il rimorchio che trasportava il carro allegorico da cui cadde Enzo Caputo. Gianpietro Rollo, 58 anni, difeso dall'avvocato Massimo Manfreda, all'epoca dei fatti era il sindaco di San Pietro, quindi responsabile della pubblica sicurezza.

Gli altri sette indagati, difesi dall'avvocato Gianvito Lillo, invece, facevano parte del direttivo della Pro Loco di San Pietro Vernotico, l'ente che organizzò il carnevalone sanpietrano, e quindi accusati di imprudenza, negligenza, imperizia e inosservanza di leggi e regolamenti. Perrone e Martellotti, però, erano considerati i maggiori responsabili perchè "avevano permesso alla vittima di stazionare stabilmente su un rimorchio in movimento senza apporre alcuna protezione lungo i bordi laterali".

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