Morte bianca di Francesco Leo: l'azienda patteggia la pena

Il 24enne morì schiacciato da una pressa nel 2017 nella zona industriale, mentre stava lavorando. La famiglia: "Sentenza che rende giustizia alla sua memoria"

FRANCAVILLA FONTANA – Più di tre anni fa Francesco Leo è morto mentre stava lavorando, schiacciato da una pressa. Ora la società per la quale stava prestando servizio e i titolari hanno scelto di patteggiare la pena. Ieri (29 settembre) è stata emessa la sentenza. L'azienda, che si occupa di smaltimento rifiuti solidi, è stata condannata a una sanzione pecuniaria di 64mila euro. Si tratta della Fer.Metal.Sud di Francavilla Fontana. L'amministratore unico, Giuseppe Cavallo, ha patteggiato una pena pari a un anno e due mesi, per omicidio colposo. Sei mesi di reclusione per Massimiliano Cavallo (favoreggiamento), pene di poco superiori all'anno di reclusione per gli altri indagati. Hanno anche depositato assegni per 400mila euro, in segno di risarcimento. Ma il gup che ha emesso la sentenza, Tea Verderosa del Tribunale di Brindisi, ha scritto nero su bianco che l'importo è significativo, ma non idoneo a risarcire completamente il danno e il dolore che i parenti hanno patito e continuano a patire.

La famiglia, tramite il legale Pasquale Fistetti, ha fatto sapere che “la sentenza rende giustizia alla memoria di Francesco. Non era vero, come era stato detto, che si è trattato di un suo errore, in quanto stava adempiendo al suo lavoro, come richiesto da superiori e datori di lavoro. Ma questa è solo una parte della battaglia che stiamo conducendo”.

La tragedia

E' il 16 gennaio del 2017, in mattinata a Francavilla Fontana si sparge una notizia: è morto un giovane, un incidente sul lavoro, dicono. Alle 11.30, infatti, si spegne la giovane vita di un onesto operaio, di un ragazzo: Francesco Leo non ha che 24 anni. Lavora alla Fer.Metal.Sud, come suo papà. E infatti il genitore praticamente assiste alla tragedia presso la sede della ditta, alla zona industriale della città. Il ragazzo viene schiacciato da una pressa per i rifiuti, mentre tenta di rimuovere alcune balle di materiale cartaceo. Sul posto arrivano subito i carabinieri e il personale dello Spesal, il Servizio di prevenzione e sicurezza sui luoghi del lavoro. Tocca a loro interrogare i titolari dell'azienda e i testimoni. E tocca a loro capire che è successo. Sono state rispettate tutte le prescrizioni? E' una tragica fatalità o ci sono responsabilità ben definite?

brindisi francavilla - morte bianca fermetal (4)-3

Le indagini

Si chiama “morte bianca”, ma per la procura di Brindisi si tratta di omicidio colposo. E ci sono dei responsabili. Sono passati più di due anni dalla tragica scomparsa di Francesco. Alla fine delle indagini, nel maggio 2019, il pm Giuseppe De Nozza chiede il rinvio a giudizio per cinque persone più la stessa Fer.Metal.Sud in qualità di responsabile amministrativa. Quattro sono accusate, per l'appunto, di omicidio colposo. Tra queste, Giuseppe Cavallo, amministratore unico della società. Su Massimiliano Cavallo pende l'accusa di favoreggiamento personale. E' stato lui, secondo gli investigatori, a far sparire il disco con le registrazioni di 16 telecamere, posizionate nei pressi della zona dove è avvenuta la tragedia. Ma gli accertamenti peritali portano alla luce un altro elemento: ci sono due bypass che disattivavano il sistema di sicurezza della pressa. Vengono individuate, inoltre, varie omissioni di cautele e norme di sicurezza. Sono questi i principali elementi che portano alla richiesta di rinvio a giudizio. Ma gli indagati hanno preferito non arrivare al dibattimento, di fatto, scegliendo la strada del patteggiamento.

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La statua

I titolari della ditta dove lavorava Francesco avevano eretto un busto in suo onore. Ma per l'avvocato Pasquale Fistetti, legale della famiglia della giovane vittima, quello era “un affronto alla verità”. Infatti la famiglia, tramite il suo legale, aveva chiesto esplicitamente la rimozione del busto, date le circostanze della morte di Francesco. L'azienda preferì non venire incontro alla richiesta, ma alla fine ha dovuto cedere. Il tribunale è stato dello stesso parere della famiglia: da qualche mese quel busto non c'è più.

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