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Cronaca

Morte detenuto, ispezione ministeriale

ROMA – Dopo la morte del 14 maggio scorso, del detenuto Popo Virgil Cristria presso l’ospedale Vito Fazzi di Lecce, in sciopero della fame da più di 50 giorni, il ministro della Giustizia, Paola Severino, ha disposto un’indagine ispettiva nel carcere di Borgo San Nicola a Lecce. L’indagine – si legge in una nota del penitenziario salentino – sarà svolta dal Dipartimento amministrazione penitenziaria. Da 50 giorni, il 38enne romeno, sperava di attirare l’attenzione di qualcuno o meglio del magistrato, sulla sue proclamazioni di innocenza. Ma non ci è riuscito. Popo Virgil Cristria, è morto in un letto dell’ospedale Vito Fazzi, dopo che ha rifiutato il cibo per circa due mesi.

ROMA - Dopo la morte del 14 maggio scorso, del detenuto Popo Virgil Cristria presso l'ospedale Vito Fazzi di Lecce, in sciopero della fame da più di 50 giorni, il ministro della Giustizia, Paola Severino, ha disposto un'indagine ispettiva nel carcere di Borgo San Nicola a Lecce. L'indagine - si legge in una nota del penitenziario salentino - sarà svolta dal Dipartimento amministrazione penitenziaria. Da 50 giorni, il 38enne romeno, sperava di attirare l'attenzione di qualcuno o meglio del magistrato, sulla sue proclamazioni di innocenza. Ma non ci è riuscito. Popo Virgil Cristria, è morto in un letto dell'ospedale Vito Fazzi, dopo che ha rifiutato il cibo per circa due mesi.

"La morte di Pop Virgil Cristria, detenuto 38enne a Lecce, dopo 50 giorni di sciopero della fame è l'ennesimo, gravissimo episodio che accade nelle nostre carceri - lo afferma in una nota il responsabile nazionale giustizia di Rifondazione Comunista, Giovanni Russo Spena - Siamo vicini ai parenti della vittima. Morire in carcere - aggiunge Giovanni Russo Spena - è indegno per un paese civile: nemmeno nei peggiori regimi militari succedevano fatti del genere, oltre tutto in una situazione di abbandono totale di questa persona. I suicidi e il sovraffollamento delle carceri sono un problema enorme sul quale il governo Monti non ha fatto e continua a non fare nulla".

Il romeno si era sempre proclamato innocente. Era arrivato a Lecce a dicembre del 2011 da Benevento, dove era stato condannato a diversi anni di carcere per reati contro il patrimonio. A marzo scorso decise lo sciopero della fame per farsi ascoltare dal magistrato o dagli inquirenti. Ma la sua sofferenza non è valsa la sua vita. La deputata radicale e tesoriera di Nessuno tocchi Caino, Elisabetta Zamparutti, è intervenuta ieri in Parlamento per chiedere che il ministro della Giustizia riferisca urgentemente in aula sulle condizioni del carcere di Lecce.

L'intervento in aula della deputata radicale è stato dettato, oltre che dall'ennesimo caso di "morte per carcere", dall'ancora più preoccupante dichiarazione del vice-direttore del carcere di Lecce Giuseppe Renna, secondo il quale "in molti sono nelle stesse condizioni del detenuto rumeno", dato che "altri 30 o forse 40 sono in sciopero della fame". "Considero queste parole di estrema gravità - ha detto la deputata radicale - e per questo chiedo che il ministro della Giustizia riferisca urgentemente in quest'aula sulla situazione del carcere di Lecce".

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