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Morte di Morgana, il pm: “Nessuna colpa dei medici”

Chiesta l'archiviazione del procedimento per omicidio colposo contro ignoti: oggi l'avvocato Ladislao Massari ha discusso l'opposizione ricostruendo il calvario della ragazza deceduta il 6 novembre 2014, a Castellana, quattro giorni dopo il ricovero al Perrino. Aveva 30 anni. La famiglia aveva anche chiesto la riesumazione per eseguire l'autopsia. Il gip si è riservato

BRINDISI – “Mi trovo al pronto soccorso, sto male amica”: aveva 30 anni Morgana Cairo, strinse la mano della sua mamma l’ultima volta il 6 novembre di due anni fa. Da allora i genitori, le sorelle e nipotini aspettano risposte, non si danno pace, vogliono sapere cosa sia successo. Cosa e chi l’ha strappata alla vita.

Il pm Giuseppe De NozzaIl sostituto procuratore Giuseppe De Nozza (nella foto)  ha chiesto l’archiviazione del procedimento aperto contro ignoti per omicidio colposo dopo la denuncia dei genitori: non ci sono elementi tali per sostenere responsabilità, sotto forma di colpa per imprudenza, negligenza e imperizia, dei medici che hanno avuto in cura la ragazza brindisina.

La richiesta di archiviazione è stata presentata al gip Paola Liaci e questa mattina l’avvocato Ladislao Massari che rappresenta la famiglia della ragazza ha discusso l’opposizione sostenendo che, sulla base della consulenza svolta da due professionisti, un medico legale e un docente universitario, esistano al contrario dubbi che devono essere approfonditi per dare risposte sulla causa della morte.

Secondo i consulenti della difesa, infatti, sarebbero censurabili alcune delle condotte tenute dal personale medico, sin dal momento del ricovero di Morgana Cairo, la sera del 2 novembre, per arrivare al trasferimento a Castellana Grotte, dove la giovane morì quattro giorno dopo essere stata accompagnata al Pronto soccorso del nosocomio di Brindisi. Un calvario in diversi reparti dell’ospedale, sino all’arrivo in Neurochirurgia, quando i medici – stando a quanto è scritto nella denuncia – ritengono sufficiente la terapia con antidolorifici da seguire anche a casa non essendo necessario il ricovero, stando alle risultanze della Tac.

La ragazza decide di restare per aspettare di essere sottoposta a risonanza magnetica. La situazione precipita, Morgana sta sempre peggio, accusa dolori sempre più forti. Il trasferimento a Castellana Grotte viene deciso perché a Brindisi non ci sono posti in Terapia Intensiva. Di lì a qualche ora, la tragedia.

Il penalista raccoglie subito il grido di dolore dei genitori e della sorella e chiede anche alla Procura di riesumare la salma per procedere con l’autopsia, ma i consulenti del pubblico ministero escludono l’utilità dell’esame sostenendo già all’epoca che, dalla lettura delle cartelle cliniche (sequestrate) non emergevano profili di responsabilità sul piano penale e quindi condotte mediche censurabili. L’avvocato, a questo punto, presenta ulteriori osservazioni alle quali i tre consulenti del pubblico ministero forniscono risposte conclusive nei giorni scorsi.

L'avvocato Ladislao Massari-2Sono trascorse settimane da quel maledetto giorno, sono passati mesi e anni, ma risposte secondo l’avvocato Massari non ce ne sono perché non è ancora chiara la causa della morte. L’insufficienza respiratoria di cui scrivono i consulenti della Procura è non da ritenere causa, ma conseguenza di un fattore non indicato. E sino a quando non sarà accertata la causa del decesso non potrà esserci giustizia. Né ci sarà mai se non sarà escluso oltre ogni ragionevole dubbio che Morgana poteva essere salvata.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi si è riservata per avere modo di studiare la relazione discussa dall’avvocato Massari.

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