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Addio a Mario Gioia, fotoreporter bravo e uomo generoso

Mancherà tanto, ai suoi cari e ai compagni di avventura, Mario Gioia, giornalista fotoreporter e soprattutto uomo gioviale, ironico, altamente professionale nel lavoro e corretto e tollerante – per convinzione profonda – nei rapporti con i colleghi, legatissimo alla famiglia

Mancherà tanto, ai suoi cari e ai compagni di avventura, Mario Gioia, giornalista fotoreporter e soprattutto uomo gioviale, ironico, altamente professionale nel lavoro e corretto e tollerante – per convinzione profonda – nei rapporti con i colleghi, legatissimo alla famiglia. Una malattia scoperta troppo tardi lo ha portato via nel giro di poche settimane senza lasciargli la minima speranza. E’ morto la notte scorsa, le sue Canon forse saranno riaccese qualche volta da qualcuno dei suoi congiunti, o da qualche amico. Ma è come se fossero scomparse con lui.

Le macchine sono una parte fondamentale della vita di un fotoreporter, vivono grazie alla sua anima. Mario, che aveva solo 56 anni, ne era quasi preceduto quando arrivava, a volte trafelato, nei luoghi dove la cronaca chiama a raccolta per vicende che ognuno poi dovrà ricostruire secondo la propria sensibilità. Aveva qualità tecniche che gli avrebbero consentito di lavorare in qualsiasi giornale e ovunque, ma lui era una persona tranquilla e non ha mai interrotto il suo rapporto storico con La Gazzetta del Mezzogiorno, diventando anche il primo tra i fotografi di cronaca di questa provincia a prendere il tesserino di giornalista.

Mario Gioia in una foto di alcuni anni fa-2Ha raccontato con le sue foto migliaia di storie, dal 1982 quando entrò nella redazione di Brindisi del suo giornale, stesso anno in cui ho cominciato a lavorare per Quotidiano. Era un concorrente temibile, difficilmente depistabile, bravo. Ma per lui non esistevano avversari, tra i colleghi, solo amici. Erano la sua comunità, che lasciava solo in estate per concedersi una meritata vacanza, spesso in campeggio.

Le tecnologie digitali hanno quasi annullato le differenze tra gli apparecchi professionali, non la sua scherzosa disputa sulla supremazia tra Canon e Nikon con l’amico Massimiliano Frigione, fotoreporter di Quotidiano, che non erano mai finite, sin dai tempi in cui le fotocamere erano fatte con tecnologie in cui era solo la scelta dell’operatore a compensare svantaggi e a sfruttare i vantaggi. Mario lo ricordo in bianco e nero, ricordo le sue scelte dei contrasti, la nitidezza delle immagini che neppure i processi di stampa dell’epoca annullavano.

E ricordo come lui, ripeto, uomo tranquillo, si assumeva quei rischi che a volte noi evitavamo, pur di ottenere una foto migliore. Aveva solo un limite alla sua intraprendenza: salire a bordo di qualsiasi cosa che si muova sull’acqua. Il mal di mare era il suo nemico, si trattasse di un traghetto, di una nave militare, o semplicemente del gommone del suo amico Max.

Voglio aggiungere solo una cosa, alla fine. Mario Gioia non ha mai concesso spazio alla vanità e all’autocelebrazione, pur possedendo grandi qualità. E questo, nel giornalismo attuale, è un elemento distintivo. Bravo, Mario. Hai davvero lasciato qualcosa agli altri. (Marcello Orlandini anche a nome della redazione di BrindisiReport)

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