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Morto dopo due interventi: “Erano inutili, mai diagnosticata la giusta patologia”

Sentito il consulente del pm: “Il pensionato soffriva di sindrome celiaco mesenterica, perse 50 chili”. Il processo dopo la denuncia dei familiari dell’ex autista di ambulanza

BRINDISI – “Purtroppo non venne mai diagnosticata al paziente, poi deceduto, la sindrome celiaco-mesenterica: venne sottoposto a due interventi chirurgici inadeguati rispetto alle reali condizioni di salute”.

L'ospedale Camberlingo-2

Il consulente del pm

Le possibili cause del decesso di un pensionato di 67 anni, sono state consegnate al Tribunale di Brindisi dal professore Antonio Del Gaudio, medico dirigente del reparto di Chirurgia generale del Policlinico Sant’Orsola di Bologna: è stato ascoltato per quasi tre ore, in qualità di consulente del pubblico ministero e delle parti civili nel processo per omicidio colposo in cui sono imputati cinque medici, dopo la morte di Angelo Ciracì, originario di Francavilla Fontana.

Il tubicino nell’addome

Il pensionato, ex autista di ambulanza, morì sei anni fa. La famiglia subito dopo la tragedia raccontò all’avvocato Domenico Attanasi, del foro di Brindisi, gli ultimi dieci mesi di vita, descrivendoli come un calvario nel corso del quale, l’uomo perse 50 chilogrammi. Venne sottoposto a due operazioni e si scoprì che nell’addome venne lasciato un tubicino di plastica per il drenaggio, lungo sette centimetri. Se ne accorsero i medici dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, i quali sporsero denuncia.

Gli imputati

Sotto processo, dinanzi al Tribunale in composizione monocratica, sono finiti chirurghi e anestesisti, tutti in servizio all’ospedale Camberlingo della Città degli Imperiali. L’accusa è sostenuta dal pubblico ministero Paola Palumbo. Per due dei chirurghi dovranno essere valutate le condotte in relazione agli interventi del 4 e del 19 aprile 2011, mentre per gli altri l’accusa è stata mossa in relazione al secondo intervento. Sono difesi dagli avvocati Vittoriano Bruno e Stefano Bellini.

Per il rappresentante della pubblica accusa ci sono elementi tali per affermare la “colpa medico professionale consistita in negligenza, imprudenza e imperizia”. In tal modo “cagionavano la morte di Angelo Ciracì”, il pensionato di Francavilla. Stando a quanto è scritto nel capo di imputazione era “debilitato poiché in stato di malnutrizione dovuto a sindrome ischemica intestinale”. Il decesso si sarebbe verificato per “arresto cardio-respiratorio terminale da insufficienza multi-organo in polineuropatia post-infettiva con iniziali piaghe da decubito”.

Il calo di peso

La condotta di natura colposa per uno dei medici di chirurgia è stata contestata per aver effettuato “una errata diagnosi attribuendo il calo ponderale di quasi 50 chili da gennaio sino ad aprile 2011 e il quadro clinico di sub-occlusione intestinale  nonché l’inappetenza e le algie addominali lamentate dal paziente, alla calcolosi biliare”. E non invece alla “grave situazione di malnutrizione  da sindrome ischemica intestinale. Il medico avrebbe deciso di sottoporre il pensionato a un “intervento laparotomico esplorativo  e di colecistectomia”  il 4 aprile 2011, ritenuto dalla Procura “del tutto inutile”.

Una sala operatoria

Gli interventi chirurgici

 Sempre stando alla ricostruzione del pm, i due chirurghi avrebbero deciso di “dimettere il paziente precocemente il successivo 18 aprile “pur in presenza di esami di laboratorio notevolmente alterati nonché di debolezza muscolare e aritmia cardiaca senza approfondire ulteriormente il quadro clinico, alla ricerca delle cause dell’occlusione intestinale che non era stata rimossa”. Tutto questo determinava “l’insorgere, nell’arco di una giornata, di una situazione di addome acuto-shock– dolicomegacolon – e di un grave quadro di occlusione che ne comportava un nuovo ricovero il 19 aprile d’urgenza, con accesso al Pronto soccorso”.

Lo stesso chirurgo autore della precedente operazione avrebbe effettuato “una ulteriore diagnosi errata con nuovo intervento chirurgico” anche questo per la Procura considerato “inutile” di “trasversostomia” nonostante “non si avesse la certezza di un colon tossico e di una patologia addominale ed essendo il paziente già notevolmente debilitato” dalla precedente operazione chirurgica”. In tal modo sarebbe stato “cagionato – si legge – un ulteriore insulto  chirurgico”.

Per il pm, l’intervento non sarebbe stato “realizzato a regola d’arte” da nessuno dei cinque medici” perché “non veniva rimosso, una volta concluso l’intervento, un corpo tubolare dall’addome del paziente”. Quel corpo “verosimilmente” era un “frammento di un drenaggio estratto in maniera incompleta della lunghezza di 7-10 centimetri attorno al quale si formavano tenaci aderenze e che determinava l’insorgere della peritonite plastica fibroadesiva interessante tutto l’intestino tenue e gran parte del colon a valle della trasversostomia fino al sigma”.

Le parti civili

domenico attanasi-2Quel tubicino venne scoperto solo il 7 ottobre 2011 dai medici del Sant’Orsola di Bologna che sottoposero il pensionato a colectomia nel disperato tentativo di migliorare il quadro clinico compromesso. I medici dell’ospedale di Francavilla Fontana non avrebbero, quindi, pianificato e attuato un “idoneo trattamento terapeutico e ne determinavano la morte il 4 novembre 2011 conseguente a un aggravamento delle condizioni di salute irreversibile”, si legge nel capo di imputazione.

Parti civili nel processo sono moglie, figli, fratelli, nipoti, genero e nuora di Angelo Ciracì, rappresentanti dagli avvocati Domenico Attanasi (nella foto al lato) e Vincenzo Bianco. La vedova è stata sentita nella stessa udienza dedicata all’ascolto del consulente e ha riferito il ricordo di quei giorni vissuti con dolore. Il processo riprenderà prima della pausa estiva.

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