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I resti di una delle bombole caricate con nitrato di ammonio esplose davanti alla Morvillo

I resti di una delle bombole caricate con nitrato di ammonio esplose davanti alla Morvillo

Morvillo, complici nel preparare bombe

BRINDISI - Non è soltanto la strage della Morvillo Falcone ad essere stata contestata all’imprenditore reo confesso “in concorso” con ignoti. Anche al momento della fabbricazione dei diversi ordigni, incluso quello che è stato fatto brillare a Brindisi, del trasporto e dell’esplosione, Giovanni Vantaggiato non sarebbe stato completamente solo ma con “altri non identificati”.

BRINDISI - Non è soltanto la strage della Morvillo Falcone ad essere stata contestata all'imprenditore reo confesso "in concorso" con ignoti. Anche al momento della fabbricazione dei diversi ordigni, incluso quello che è stato fatto brillare a Brindisi, del trasporto e dell'esplosione, Giovanni Vantaggiato non sarebbe stato completamente solo ma con "altri non identificati".

Secondo quanto contenuto nei capi di imputazione del decreto di giudizio immediato, con il quale si fissa l'avvio del processo il 17 gennaio prossimo, il 68enne di Copertino avrebbe "in concorso con altri, in esecuzione del medesimo disegno criminoso, illegalmente fabbricato, detenuto, portato in luogo pubblico miscele esplosive, in contrada Voluzzi di Copertino, successivamente al febbraio 2008 e fino al 12 giugno 2012, quando veniva rinvenuta parte delle sostanze esplosive". Sempre non da solo avrebbe fatto esplodere il materiale "anche per saggiarne il potenziale", in particolare cinque bombole di quelle destinate a contenere Gpl, di cui venivano "rinvenute le cinque calotte superiori delle bombole esplose", sempre in contrada Voluzzi dove fu individuato lo spazio in cui Vantaggiato avrebbe effettuato le prove.

Avrebbe quindi fabbricato altri sei ordigni, tre dei quali fatti scoppiare davanti alla scuola Morvillo Falcone. Infine avrebbe fabbricato anche "25 chili di polvere nera, composta da miscela esplosiva a base di nitrato di potassio, zolfo e carbone e un quantitativo di nitrocellulosa, contenuti in due bidoni" e rinvenuti sempre nelle campagne di Copertino.

Quanto alla strage, fra i capi di imputazione è specificata l'aggravante della finalità terroristica in quanto Vantaggiato "avrebbe individuato in maniera casuale e indiscriminata l'obiettivo da colpire, per l'effetto intimidatorio e il conseguente grave allarme della popolazione della città di Brindisi e dell'intera nazione, nonché per l'effetto destabilizzante dell'azione criminale".

Il dibattimento sarà incardinato dinanzi alla Corte d'Assise di Brindisi. Tra le fonti di prova sono anche alcune fotocopie delle pagine del libro 'Il manuale del guerriero della luce' di Paulo Coelho, sequestrate nell'abitazione di Giovanni Vantaggiato.

Oltre alle varie informative della squadra mobile di Brindisi, sono inclusi nell'elenco i tabulati del traffico telefonico intercorso sul luogo della strage prima dell'esplosione, le intercettazioni ambientali nei confronti di Vantaggiato e della sua famiglia, ricostruzioni tridimensionali dell'evento eseguite dal servizio scentrale di polizia scientifica di Roma, accertamenti sugli scontrini trovati nell'auto del 68enne, il fascicolo sui rilievi tecnici effettuati nel deposito dell'imprenditore e sulla sua barca ormeggiata a Porto Cesareo (Lecce).

Infine, le indagini patrimoniali eseguite sul conto del 68enne e della sua famiglia, oltre che i diversi verbali di interrogatorio nei quali è contenuta la confessione dello stragista e il fascicolo d'indagine sull'attentato ai danni di Cosimo Parato, assistito dall'avvocato Raffaele Missere del 24 febbraio 2008 a Torre Santa Susanna. Parato ha già annunciato di volersi costituire parte civile nel processo, insieme ai suoi famigliari.

Quanto ai fatti di Brindisi l'accusa è chiara, riassunta in poche righe dai magistrati della Dda e dal gip Ines Casciaro che ha firmato il decreto. Vantaggiato risponde di strage "per avere in concorso con altri, al fine di uccidere, compiuto atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumità, consistiti nell'aver fatto esplodere contemporaneamente tre ordigni da lui costruiti con tre bombole di quelle utilizzate per contenere Gpl, due da 15 chilogrammi e una da 10, riempite con una miscela esplosiva a base di nitrato di sodio, zolfo e carbone, occultate in un contenitore per rifiuti dela capacità di 360 litri, collocato nelle adiacenze dell'istituto professionale Francesca Morvillo Falcone di Brindisi, attivando gli ordigni micidiali con un telecomando, costituito da un modulo ricevitore, alimentato da una batteria ricaricabile al piombo da 12 volt, 1,3 ampere, marca Hercules".

Così "cagionando la morte di Melissa Bassi e lesioni personali gravi e gravissime" ad Azzurra Camarda, Veronica Capodieci, Selena Greco, Vittoria Sabrina Ribezzi, Anna Canoci, Vanessa Capodieci, Alessandra Gigliola, Aurora Radeglia, nonché ad Andrea Calò, che passava nei pressi alla guida di un'auto".

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