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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Cronaca

Morvillo, processo senza pm Brindisi

BRINDISI - Sì, nessun dubbio: il processo a Giovanni Vantaggiato si farà a Brindisi a due passi dal luogo della tragedia. Lo stragista, se vorrà essere in aula, dovrà tornare nella città che ha ferito a morte il 19 maggio scorso con tre bombole di esplosivo fatte brillare davanti alla scuola Morvillo Falcone. Ci saranno il padre di Melissa Bassi, la madre dietro i suoi occhiali scuri. Le ragazze dell’istituto professionale di Melissa. I giornalisti, un sacco di giornalisti, stando alle previsioni.

BRINDISI - Sì, nessun dubbio: il processo a Giovanni Vantaggiato si farà a Brindisi a due passi dal luogo della tragedia. Lo stragista, se vorrà essere in aula, dovrà tornare nella città che ha ferito a morte il 19 maggio scorso con tre bombole di esplosivo fatte brillare davanti alla scuola Morvillo Falcone. Ci saranno il padre di Melissa Bassi, la madre dietro i suoi occhiali scuri. Le ragazze dell'istituto professionale di Melissa. I giornalisti, un sacco di giornalisti, stando alle previsioni.

Il grande assente? La procura di Brindisi. E' infatti ormai ufficiale che a sostenere l'accusa di strage aggravata dalla finalità terroristica sarà soltanto la Dda di Lecce, con il procuratore Cataldo Motta, presente alla prima udienza di giovedì prossimo, e il sostituto Guglielmo Cataldi.

E' bastato dare un'occhiata in calce alla lista testi dell'accusa depositata l'8 gennaio in Corte d'Assise per avere contezza dell'editto, ormai definitivamente emanato: due firme, invece che tre. Manca quella del magistrato Milto Stefano De Nozza, applicato alla Dda nell'inchiesta principale e titolare da solo del fascicolo sul precedente attentato su cui 'Vanni il bombarolo' ha ammesso tutte le proprie responsabilità, ossia il tentato omicidio di Cosimo Parato compiuto nel febbraio 2008 a Torre Santa Susanna.

I due procedimenti sono stati unificati, su richiesta della Procura Antimafia di Lecce. Il pallino ce lo aveva in mano proprio Motta che, se lo avesse ritenuto, avrebbe potuto chiedere la designazione di De Nozza alla procura generale della Corte d'Appello. Una prassi, la stessa che ha fatto sì, ad esempio, che fosse un pm di Brindisi a sostenere l'accusa in recenti processi per 416 bis, reato di competenza della distrettuale Antimafia.

Non bisogna tuttavia essere osservatori troppo attenti per accorgersi che, se c'era un conflitto fra uffici sull'asse Lecce e Brindisi, esso non si è affatto concluso. C'è da porsi però qualche interrogativo: quanto questa guerra fredda e silente, fin troppo palese non soltanto per gli addetti ai lavori, farà bene al processo? Salvo sorprese, la conclusione è scontata e sarà molto probabilmente una sentenza di condanna all'ergastolo, anche qualora dovesse essere escluso dalla Corte che l'atto scellerato di Giovanni Vantaggiato (che ce l'aveva con la procura di Brindisi e lì voleva mirare, questo almeno ha detto, e tal è il movente aggiornato alla chiusura delle indagini) avesse matrice terroristica.

E quanto il gelo tra le due procure gioverà a tutti gli altri procedimenti avviati e in procinto di esserlo, lì dove la concorrenza nella competenza andrebbe risolta con la collaborazione e sarà invece ancora una volta il terreno di uno scontro? I fatti sono questi, sebbene i protagonisti tendano a negarli. Il sostituto procuratore Milto Stefano De Nozza, pur interpellato, ha preferito il silenzio.

Motta ha parlato all'Ansa di "decisione che non trae origine da alcun conflitto, ma ovvia in caso di processo non particolarmente complesso come lo è quello a carico di Vantaggiato". "Io ci sarò solo nei momenti salienti" ha aggiunto. Facendo intendere che un pm è più che sufficiente e che Guglielmo Cataldi gode della sua stima incondizionata, perfettamente in grado di percorrere al meglio tutti i rivoli della vicenda Parato che può apparire secondaria come importanza rispetto alla gravità dei fatti del 19 maggio, ma invece, e Brindisireport.it lo ha sempre affermato, è determinante come chiave di lettura di ciò che è accaduto quattro anni dopo a Brindisi.

Dalle carte bollate, con l'avvio di un procedimento penale a carico del capo della procura di Brindisi, Marco Dinapoli, per abuso d'ufficio, poi archiviato dal Tribunale di Potenza, e di un procedimento disciplinare al Csm che non ha accolto la richiesta di trasferimento per incompatibilità ambientale di Dinapoli (il tutto su impulso della procura di Lecce), ora lo scontro, sottotraccia, passa su altri fronti.

Facendo ingresso in un'aula di giustizia dove dovrà essere approfondito un dramma senza precedenti per due città del Brindisino, il capoluogo e la vicina Mesagne. Brindisi tutta avrebbe voluto che la "Metrangolo" al primo piano del palazzo di giustizia, restasse impermeabile ad ogni forma di scaramuccia tra uffici. Invitare la procura di Brindisi a sostenere l'accusa, dopo aver dato il suo enorme contributo alle indagini, era un atto dovuto, indispensabile per allontanare l'ombra di polemiche estranee al merito del giudizio. E concentrare tutte le forze a rendere giustizia a due genitori la cui vita è stata ridotta in frantumi.

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