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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Cronaca

Multiservizi, nuova inchiesta sulla gestione del canile comunale

Acquisiti documenti nella sede della società: dall’affidamento diretto per 30mila euro al mese, alle fatture. Intanto Pietanza attende la pronuncia del Riesame per tornare in libertà

BRINDISI – Sotto la lente di ingrandimento della Procura di Brindisi, anche la gestione del canile comunale in contrada Santa Lucia, affidata alla Multiservizi, per 30mila euro al mese. La delibera del Comune risale all’estate del 2015, dopo il sequestro dei carabinieri del Nas.

Il nuovo filone d’inchiesta

MULTISERVIZI SEDE-2Quella gestione, definita come “integrata”, è oggetto delle verifiche affidate ai carabinieri: hanno iniziato a ricostruire la vicenda, acquisendo una serie di documenti negli uffici della sede della partecipata del Comune, già finita sotto inchiesta in diverse occasioni. L’ultimo troncone, legato alla presunta concussione elettorale, ha portato agli arresti domiciliari Daniele Pietanza, dipendente ritenuto amministratore di fatto della stessa, accusato di aver fatto pressioni e rivolto minacce ai colleghi in occasione delle elezioni di giugno 2016, in favore del candidato consigliere Pasquale Luperti.

Pietanza è ristretto nella sua abitazione dallo scorso 10 maggio. Ha respinto le accuse e attende l’udienza davanti al Tribunale di Lecce, in funzione di Riesame, per tornare in libertà: il suo difensore, Livio Di Noi, ha depositato una serie di documenti a sostegno della professione di innocenza che l’indagato ha consegnato al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, in sede di interrogatorio di garanzia. Ma il gip, sentito il pm titolare dell’inchiesta, Giuseppe De Nozza, ha espresso parere negativo ritenendo non credibili le sue dichiarazioni. E ha ribadito la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato.

In attesa degli sviluppi di questo filone, se ne aggiunge un altro. Un troncone che, stando a quanto si apprende, avrebbe portato i carabinieri di Brindisi a chiedere copia di una serie di documenti relativi alla gestione del canile di proprietà dell’Amministrazione cittadina. L’acquisizione sarebbe stata eseguita giovedì scorso. Potrebbero esserci nuove visite degli investigatori nella sede della Multiservizi, così come a Palazzo di città, nei prossimi giorni.

Il fascicolo

Il fascicolo, al momento, non riporterebbe ipotesi di reato, quindi senza indagati. Si tratterebbe di un accertamento in fase embrionale, legato agli altri tronconi pendenti in Procura sulla gestione della più importante partecipata dell’Amministrazione cittadina, avviati nei mesi scorsi, quando furono acquisiti gli atti relativi agli affidamenti in favore della partecipata, le fatture, i bilanci e le consulenze. Nonché tutti i documenti attinenti alla gestione del personale, dagli stipendi, agli straordinari, compresi i premi di produzione e le attribuzioni di ruoli. Voci extra che, come è noto, sono state azzerate dalla gestione affidata a Giovanni Palasciano. La prima ad avere chiuso il bilancio della srl in positivo, dopo sette anni in perdite, puntualmente ripianate dal socio unico, Comune.

L’affidamento diretto

Brindisi MultiserviziDagli atti, risulta che il canile venne affidato alla Multiservizi il 6 luglio 2015, nel giorno del sequestro della struttura da parte dei carabinieri del Nas, nel corso di indagini sul lavaggio dei box con acque contaminate. Inchiesta che partì dalla denuncia dell’allora sindaco, Mimmo Consales: chiese di verificare il corretto funzionamento del depuratore e le fece sotto forma di esposto il 28 febbraio 2015. Per coincidenza temporale, avvenne che proprio quando furono apposti i sigilli alla struttura, la Giunta di centrosinistra affidò alla partecipata il  “rifugio sanitario per cani di proprietà dell’Amministrazione cittadina” in uno con l’associazione animalista Lepa di Brindisi, iscritta nello speciale albo regionale.

Il tandem ottenne la titolarità del contratto  “alle stesse condizioni e con gli stessi patti”  riconosciuti all’associazione temporanea di impresa costituita dalla società Brunda srl (in qualità di capofila) e dalla cooperativa sociale Terra Viva (mandante), sino a qualche tempo fa gestori, in virtù dell’aggiudicazione dell’appalto risolto il 14 maggio scorso di tre anni fa. Sempre su decisione dell’esecutivo di centrosinistra per “gravi inadempienze”. Il corrispettivo era pari a 25.354 euro e 37 centesimi oltre Iva al 22 per cento, ovvero 30.932,33.

Il passo indietro della società

La Multiservizi lasciò la gestione del canile nel mese di gennaio 2017, dopo aver chiesto, invano, il rimborso di 50mila euro a titolo di costo sostenuto per riparare l’impianto di depurazione, nonché il pagamento di una serie di fatture e la nomina di un direttore tecnico.

“Non ci sono più le condizioni per andare avanti in virtù di immotivati rigetti di fatture e rimborsi”, scrisse l’ex l’amministratore unico, Francesco Trane, nella  lettera spedita a Palazzo di città per comunicare la decisione di passare la mano, dopo aver valutato costi e ricavi del servizio, affidato alla srl. L’Amministrazione non avrebbe mai restituito alla srl il costo sostenuto per l’impianto di depurazione chiamato “Ghost”, nonostante – si legge – è stato “accertato il mal funzionamento dello stesso sin dalla data di consegna, per cui non è imputabile alla Multiservizi”.

“Il protrarsi di siffatto mancato adempimento, da parte del socio, dei propri compiti, ha creato e continua a determinare una situazione oltremodo intollerabile”, si legge ancora nella missiva.  “Si evidenzia che la mancata sostituzione dell’impianto, a distanza di oltre un anno dall’affidamento del servizio, ha visto lievitare i costi per la Multiservizi che ha dovuto ricorrere continuamente al servizio di autospurgo con una spesa mensile pari a 15mila euro, così arretrandosi nei confronti della ditta che fornisce servizio, di oltre 50mila euro”.

Il debito e la nomina di un direttore tecnico

Alcuni alloggi del canile comunaleIl debito accumulato nel tempo avrebbe “causato il secco e comprensibile rifiuto, opposto dalla ditta, a continuare nello svolgimento del servizio”. A questo si sarebbe aggiunti i costi per acquistare e trasportare acqua potabile al canile, dopo che i pozzi furono chiusi per ordinanza commissariale: “Da aprile a settembre, 22mila euro circa”. Anche queste somme sono state fatturate, così come le spese sostenute per “l’analisi delle acque, lo smaltimento delle carcasse e gli interventi extra del medico veterinario chiesti dal Comune e autorizzati”. Tutto “restituito senza motivazione”.

“Né esito o riscontro alcuno ha sortito la richiesta avanzata dalla Multiservizi per ottenere la nomina di un direttore tecnico, figura imprescindibile ed essenziale per lo svolgimento dei servizi affidati”. Anche le lettere sarebbero state acquisiste per ricostruire la vicenda.

Il nuovo avviso della società

Nelle scorse settimane,  la Multiservizi ha pubblicato un avviso per “manifestazione di interesse con procedura negoziata  per l’affidamento del servizio di assistenza e cura dei cani ospitati nel canile comunale e rifugio”, a fronte di diecimila euro al mese, oltre Iva.  Il “contratto avrà una durata indicativa di mesi dieci, fermo restando in ogni caso il termine finale del primo  febbraio 2019”.

Non è stata ancora chiusa l’inchiesta avviata dalla Procura sul certificato del laboratorio “Sca-Servizi Chimici Ambientali”, sulle analisi delle acque, che la stessa srl non riconobbe come proprio nel 2015. Quel documento non sarebbe partito dalla sua sede di Mesagne.


 

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