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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Cronaca

Vitali sotto processo a Napoli chiama in soccorso Pannella e i Radicali: "Saranno testimoni"

Sarà un processo lungo e probabilmente tempestoso, se non altro per la rilevanza che ha avuto fuori dalle aule di giustizia. Un confronto a muso duro tra accusa e difesa, quest'ultima ancor più motivata a dimostrare l'innocenza dell'imputato Gino Vitali

BRINDISI - Sarà un processo lungo e probabilmente tempestoso, se non altro per la rilevanza che ha avuto fuori dalle aule di giustizia. Un confronto a muso duro tra accusa e difesa, quest'ultima ancor più motivata a dimostrare l’innocenza dell’imputato Gino Vitali attraverso cui passa la convinzione che in suo danno, quand'era proprio a un passo da Palazzo dei Marescialli, vi sia stata un'opera di “killeraggio” a orologeria.

Vi saranno - a quanto si apprende - richiami ai massimi sistemi dell’ordinamento penitenziario e delle condizioni delle carceri in Italia e alle battaglie politiche remote, recenti e contemporanee: Vitali, berlusconiano di ferro, ha deciso infatti di chiamare in proprio soccorso Marco Pannella, un icona delle lotte radicali dall' dall’impianto scenico sempre piuttosto dirompente che hanno riguardato temi importanti in un Paese spesso non sufficientemente pronto ad affrontarli. Non solo la dignità dei detenuti, ma anche la liberalizzazione delle droghe leggere, l’eutanasia, la fecondazione eterologa, l’aborto.

Pannella, così come Rita Bernardini, segretaria del Partito Radicale Italiano, figura nella lista dei testimoni che saranno citati dall’avvocato Roberto Palmisano che sostiene la difesa di Luigi Vitali (Fi) rinviato ieri a giudizio per falso ideologico e falsa dichiarazione di un pubblico ufficiale sull’identità propria o di altri, insieme ad Annalisa Chirico, giornalista originaria di Francavilla Fontana ma ormai lanciata sulla scena nazionale, collaboratrice di Panorama e autrice del libro “Siamo tutte puttane”, edito da Marsilio.

Luigi VitaliE’ un miscuglio senza dubbio stravagante, stando alle anticipazioni, quello di cui dovrà curarsi (anche solo per decidere sulle liste testimoniali) il Tribunale di Napoli a partire dal 5 ottobre del 2015, tra poco meno di un anno.  A cominciare dal “nocciolo” del processo, e cioè la storia di un parlamentare di Forza Italia (ormai ex, ma all’epoca tutt’altro che fuori gioco) che entra a Poggioreale con una “collaboratrice” per andare a trovare Alfonso Papa, anch’egli deputato all’epoca detenuto nell’ambito di un’inchiesta sulla P4, e un articolo di stampa che viene pubblicato poi su Panorama e che fa intendere che probabilmente la Chirico, seppur non iscritta all’albo dei pubblicisti, fosse accanto a Vitali per esercitare attività giornalistica e non nei panni di una sua aiutante di studio.

E' variegato pure il "condimento" del capitolo giudiziario costato carissimo a Vitali, che ha dovuto abbandonare le sue grandi speranze di divenire un membro laico del Csm quando c’era quasi riuscito, dopo aver preparato il terreno con buon anticipo: aveva chiesto la cancellazione dall’albo degli avvocati di Brindisi già nel febbraio 2014, e s’era capito che nel futuro c’era in programma per lui una promessa o una certezza di ricevere un incarico prestigioso quanto incompatibile con la professione.

Annalisa Chirico-2Sarà così che l’ex sottosegretario, ex onorevole ed ex concorrente al Csm Vitali, con la giornalista Chirico, tenterà di dimostrare la propria buona fede, anche tirando in aula per la giacchetta il paladino dei diritti dei detenuti oltre che in più momenti storici dell’amnistia. Il processo si celebrerà dinanzi al giudice Barbara Mendia della VI sezione del Tribunale. A chiedere il rinvio a giudizio disposto dal gup Vincenzo Alabiso, il procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli e il sostituto Fabio De Cristofaro. Secondo l’accusa Vitali all’epoca dei fatti membro della Camera dei Deputati e quindi “pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, dopo essersi qualificato avrebbe attestato che la giornalista era in realtà una collaboratrice del proprio ufficio con rapporto stabile continuativo.

In concorso con la pubblicista, originaria della Puglia e residente a Roma, l’allora parlamentare avrebbe inoltre compilato il modulo predisposto dall’amministrazione penitenziaria, inducendo in errore sull’effettiva sussistenza dei presupposti i pubblici ufficiali addetti al controllo che registrarono Chirico come “accompagnatrice”, formando così a parere dell’accusa “un atto pubblico ideologicamente falso”.  

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