Cronaca

Narcotraffico a Brindisi: la mappa delle droghe "disegnata" da Andrea Romano

Nei verbali del collaboratore di giustizia le rotte dalla Grecia, dall'Albania e il ruolo di Oria. Le dinamiche recenti della Sacra Corona

Andrea Romano

BRINDISI – Il narcotraffico, le armi, le estorsioni. E ancora: alleanze e dissidi nella Sacra Corona negli anni recenti. La testimonianza di Andrea Romano, elemento di spicco della mafia brindisina, è molto importante per gli inquirenti, per capire le dinamiche interne ai clan. E' forse per questo motivo che questa notte (10 febbraio) qualcuno ha fatto saltare in aria il chiosco di proprietà della moglie. Nel dicembre 2020 la notizia: Romano, leader del clan Coffa-Romano, classe '86, ha fatto il “salto” e ha scelto di collaborare con lo Stato. Il 18 dicembre 2020 si presenta in videoconferenza, dal carcere dove è detenuto, davanti al procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi e ai sostituti Giovanna Cannarile e Carmen Ruggiero della Direzione distrettuale antimafia di Lecce. Seguiranno altri incontri, pregni di dettagli forniti dal collaboratore di giustizia brindisino. I verbali sono stati depositati nel corso dell'udienza preliminare del procedimento scaturito dai blitz “Fidelis” e “Synedrium”, poi accorpati in un unico processo, udienza che si è svolta il 5 febbraio scorso.

L'affiliazione con Francesco Campana

Non è uno qualunque, Andrea Romano. E' figlio di Gino Romano, noto rappresentante della mala brindisina, morto pochi anni fa, soprannominato “ramarro”. E la sua affiliazione, risalente al 2009, non è un'affiliazione qualunque. Nell'occasione è presente Francesco Campana (foto sotto), storico boss della Scu. E' lo stesso Romano che lo dichiara nei verbali: “Sono stato affiliato formalmente a Francesco Campana nel periodo in cui lo stesso era in libertà, all'incirca nel 2009, all'interno di un sottoscala dell'abitazione di […] sita nel rione Cappuccini a Brindisi. In quel periodo io ero sottoposto alla sorveglianza speciale. Nell'occasione era presente anche Francesco Campana. Si trattò di una vera e propria affiliazione e in quell'occasione venni riconosciuto come facente parte di un gruppo di fuoco, operando per conto di Francesco Campana sul territorio di Brindisi e varie province a capo di un gruppo di miei ragazzi”. In carcere dal 2014, spiega agli investigatori le dinamiche recenti della criminalità brindisina. Romano sciorina i nomi degli affiliati e i vari gradi, che si sono evoluti e hanno cambiato denominazione rispetto a quelli tradizionali. Parla sempre Romano: “Ho ricevuto la massima carica di 'crociata'. […] Tale dote è superiore a quella di padrino”.

Francesco Campana

Le rotte della droga, destinazione: Brindisi

Romano – in base ai suoi racconti – sembra essere anche un attento uomo d'affari, là dove per affari si intende la droga: cocaina, perlopiù, ma anche hascisc e marijuana. E un uomo d'affari attento gioca su più tavoli. Così la droga arrivava da più fronti. Il canale di approvvigionamento della cocaina negli anni che vanno dal 2015 al 2017 è la Grecia, per il tramite di due affiliati al clan. Spiega Romano: “La cocaina viaggiava occultata sui mezzi di trasporto che giungevano in Italia su navi di linea”. Un uomo di fiducia si era addirittura trasferito in Grecia, dove gestiva il traffico di cocaina, ogni carico si aggirava intorno ai 30/40 chili, con frequenza mensile. La “bianca” veniva stoccata nel porto di Brindisi e poi smistata. Il clan guardava spesso a levante: “L'approvvigionamento dall'Albania era gestito direttamente da […] e principalmente si trattava di marijuana con carichi che raggiungevano anche gli 800-1000 chili a viaggio. Il trasporto avveniva sempre tramite gommone via mare”. Anche Oria gioca un nodo centrale nelle dinamiche del narcotraffico nostrano: Romano spiega che si rifornivano anche qui, con stupefacente che arrivava dalla Calabria. Cocaina, hascisc e marijuana giungevano anche dalla Spagna. 

Le piazze dello spaccio

Nomi, cognomi, rioni e città. Non è un gioco, è la minuziosa descrizione del Risiko delle piazze dello spaccio nel Brindisino, almeno di quelle gestite dal clan Romano-Coffa. Nei verbali del collaboratore di giustizia si legge che il clan è ancora attivo a Brindisi, San Vito dei Normanni, Carovigno e nella frazione di Serranova. Una rete capillare che ha il suo fulcro nel capoluogo, dove le piazze dello spaccio sono gestite e controllate: Sant'Elia, Commenda, Bozzano, Paradiso. E' una cartina geografica quella che idealmente disegna Romano, che spiega agli inquirenti come funziona l'attività di spaccio, al dettaglio e all'ingrosso, a Brindisi, davanti a un registratore di marca Sony. L'apparecchio registra e gli investigatori prendono nota delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia brindisino, condannato in via definitiva per l'omicidio di Cosimo Tedesco, avvenuto il 1  novembre 2014. A distanza di sei anni, nel dicembre 2020, Romano ha deciso di collaborare con lo Stato e svelare le dinamiche recenti della Scu brindisina.

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