Cronaca

Caso Cucchi: nasce un movimento a sostegno dei carabinieri indagati

In poco più di 24 ore ha raccolto quasi 1400 like il gruppo Facebook "Io non li condanno". Fra i militari indagati per omicidio preterintenzionale c'è anche il brindisino Francesco Tedesco

BRINDISI - In poco più di 24 ore ha raccolto quasi 1400 like un gruppo Facebook, “Io non li condanno”, costituito ieri (20 gennaio) a sostegno dei carabinieri indagati nell’ambito dell’inchiesta bis aperta dalla Procura di Roma sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano che spirò il 22 ottobre 2009 presso l’ospedale Pertini di Roma, pochi giorni dopo essere stato condotto in carcere a seguito di un arresto in flagranza di reato.

I promotori del gruppo, “un movimento attualmente presente in rete ma in corso d’opera per divenire una Onlus”, hanno spiegato attraverso una lunga nota stampa le ragioni per cui hanno deciso di schierarsi pubblicamente dalla parte dei carabinieri ai quali in settimana è stato notificato l’avviso di conclusione indagine.  Si tratta di Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e del brindisino Francesco Tedesco (accusati di omicidio preteritenzionale), Roberto Mandolini (accusato insieme a Tedesco di falso) e Vincenzo Nicolardi (accusato insieme a Tedesco e Mandolini di calunnia),  

“Siamo rispettosi del dettato Costituzionale per il quale tutti sono innocenti fino a prova contraria. A maggior ragione per il caso Cucchi – si legge in un comunicato del movimento - dove già le sentenze ottenute sono state di assoluzione. Per esempio per gli agenti penitenziari, oltre a ciò non è peregrino qui ricordare il dovuto rispetto alle forze dell'ordine”. 

“Pertanto – si legge ancor nella nota - non sono tollerabili processi sommari fatti in Piazza e sui social network, dove medici, infermieri, carabinieri, agenti penitenziari, vengono collettivamente indicati come colpevoli e responsabili, lasciando intendere che tutto abbiano partecipato ad una esecuzione. Noi vogliamo semplicemente rimetterci al necessario e giusto percorso che la giustizia deve seguire nell'ambito suo naturale: cioè il tribunale”. 

Lo scopo del movimento è quello di “smontare ogni qualsivoglia processo mediatico nei confronti dei militari prima indagati, ora imputati, ma ancora formalmente innocenti fino a prova contraria”.  “Lo faremo dimostrando le verità in nostro possesso e non solo quelle che fa comodo mostrare”, dicono i fondatori.

“L’associazione – proseguono i fondatori - punta sulla rilevanza mediatica e le conseguenze di essa, subite dai militari. Si pensi alle minacce subite dal militare Tedesco e alla sua vita resa impossibile dopo la pubblicazione di una sua foto da parte di Ilaria Cucchi (a tal proposito va ricordato che la Procura di Brindisi ha emesso 31 avvisi di conclusione indagini a carico di altrettante persone denunciate per diffamazione e minacce da Tedesco, ndr)”. 

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