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Nave Aquarius, anche Brindisi nell’inchiesta sullo smaltimento rifiuti

Nel fascicolo della Procura di Catania lo sbarco sulla banchina di Sant’Apollinare: verifiche su come sono stati scaricati kit sanitari, vestiti e cibo

BRINDISI – C’è anche all’approdo nel porto di  Brindisi nell’inchiesta della Procura di  Catania da cui è scaturito il sequestro preventivo della nave Aquarius, simbolo dell’odissea in mare vissuta dai migranti: l’accusa mossa nei confronti di alcuni vertici dell’Ong Medici senza frontiere è legata allo smaltimento illecito di rifiuti, vale a dire kit sanitari (mascherine, garze, guanti) usati per prestare la prima assistenza, abiti, teli e coperte e scarti di cibo, in occasione degli sbarchi in undici scali italiani.

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Il porto di Brindisi

A  Brindisi, Aquarius è fatto tappa più di una volta. L’ultima il 12 luglio 2017: a bordo c’erano 860 persone. L’anno prima, più esattamente il 13 settembre, 391 migranti. Per questo le verifiche disposte dalla Procura siciliana riguardano anche le modalità e i luoghi di smaltimento dei rifiuti prodotti in occasione dell’accoglienza nel porto di Brindisi, così come disposto con riferimento agli arrivi a Trapani, Pozzallo, Augusta, Catania e Messina in Sicilia, Vibo Valentia, Reggio Calabria e Corigliano Calabro in Calabria, Napoli e Salerno in Campania.

I rifiuti da smaltire

Il sospetto è che lo smaltimento sia avvenuto anche a Brindisi non già qualificando e quindi trattando quei rifiuti come materiali pericolosi e infettivi, ma come normali rifiuti solidi urbani. L’ipotesi di reato è stata contestata nel provvedimento di sequestro eseguito nella prima mattinata di oggi, martedì 20 novembre 2018, con contestuali notifiche di avvisi di garanzia. Secondo la Procura in questo modo sarebbe stato possibile ottenere una riduzione sui costi di smaltimento, arrivando a ottenere un risparmio di almeno 500mila euro. Sono 44 le occasioni di smaltimento finite sotto la lente di ingrandimento, per un totale di 24mila chilogrammi di rifiuti da verificare.

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Il sequestro

Aquarius è stata fermata nel porto di Marsiglia. Quattordici sono, al momento, le persone finite sotto inchiesta, molte delle quali appartenenti a Medici Senza Frontiere, l'Ong nata nel 1971 dopo la guerra in Biafra, titolare di  progetti umanitari in 70 Paesi con 30mila operatori, sequestrando l'Aquarius - la nave simbolo dell'odissea dei migranti ora ferma a Marsiglia - e iscrivendo nel registro degli indagati 14 soggetti, tra cui diversi membri della Ong.

Gli indagati

Sotto inchiesta, sotto la voce Bordless, ci sono comandante e il primo ufficiale dell’Aquarius, il russo Evgenii Talanin e l’ucraino Oleksandr Yurchenko, più otto componenti di Medici senza frontiere, ossia il vice capo missione Italia di Msf Belgio Michele Trainiti; il vice coordinatore nazionale nazionale e addetta all’approvvigionamento della missione Italia di Msf Belgio Cristina Lomi; il liaison Officer di Msf Belgio Marco Ottaviano;  i coordinatori del progetto Sar Aquarius di Msf Olanda, Aloys Vimard e Marcella Kraaij. Risultano indagati anche: il coordinatore logistico di Aquarius Joachim Tisch; il delegato alla logistica a bordo della nave Martinus Taminiau e il coordinatore del progetto a bordo della nave, l’inglese Nicholas Romaniuk. Indagati, infine, due agenti marittimi: Francesco Gianino e Giovanni Ivan Rome

La Procura di Catania sta svolgendo accertamenti anche sui centri operativi di Amsterdam che gestiva l’Aquarius e quello di Bruxelles, che invece coordinava e finanziava le missioni di soccorso della Vos Prudence, l’altra nave  destinata ai migranti.

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Il rischio infettivo

Gli accertamenti sono delegati ai finanzieri del comando provinciale di Catania e dello Scico e agli agenti della Squadra mobile di Catania e dello Sco della polizia.

Secondo l’ipotesi accusatoria, nel periodo compreso tra gennaio 2017 e maggio 2018  “non è stata mai dichiarata la presenza di rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo” nonostante  “numerosi e documentati casi di malattie registrate dai vari Uffici di Sanità Marittima siciliani e del Sud-Italia intervenuti al momento dell’arrivo dei migranti nei porti italiani”. Stando ai dati raccolti nel fascicolo della Procura,  sarebbero stati “5.088 casi sanitari a rischio infettivo (scabbia, meningite, tubercolosi, Aids e sifilide) su 21.326 migranti sbarcati”.

Negli sbarchi di Trapani del 15 e del 30 aprile 2017, la Procura contesta la mancata dichiarazione sulla presenza di rifiuti sanitari “nonostante i sette casi sospetti di tubercolosi, infezioni urinarie ed ematurie, varicella e scabbia, segnalati dall’ufficio di sanità marittima di Pozzallo”. Il 10 maggio del 2018, a Catania, dopo lo sbarco di 105 migranti dall’Aquarius, i finanzieri scoprirono 80 chili di rifiuti pericolosi a rischio infettivo tra cui garze piene di sangue, guanti e mascherine con tracce ematiche.

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Le intercettazioni

Sono state intercettate anche alcune mail.  “Ogni altro rifiuto della clinica è stato presentato insieme a tutti i rifiuti normali al momento dello sbarco”: il testo è quella di una mail interna di Medici senza frontiere che contiene anche intercettazioni della guardia di finanza.  In un’altra comunicazione scritta, si diceva che i vestiti dei migranti “noi li classifichiamo come rifiuto speciale, come se fossero stracci della sala macchine”. Era necessario comportarsi “come una zanzara in una cristalliera, non come un elefante dentro la cristalliera.. si spezza il coso poi non posso aiutarti”.

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