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“Scu, nel carcere di Brindisi affiliazioni a Campana”

Dalle intercettazioni dell'inchiesta Omega della Dda la conferma di legami riferiti dal pentito nel verbale del 15 gennaio 2016. Droga acquistata a 45mila euro al kg, venduta a 60mila e lavorata con creatina comprata al centro commerciale

BRINDISI – Molti nomi ora sono leggibili nei verbali resi ai magistrati della Dda di Lecce da Sandro Campana in veste di collaboratore di giustizia, nella “più recente descrizione dell’assetto organizzativo della Sacra Corona Unita”. Sono i brindisini che il pentito ha definito “affiliati”, a lui legati quando erano detenuti nel carcere di via Appia, a Brindisi.

CAMPANA SANDRO (1)In quel periodo, stando ai racconti del pentito (nella foto accanto), ci sarebbero stati numerosi innesti nella frangia della Sacra Corona Unita riconducibile anche al fratello maggiore, Francesco Campana che lui stesso accusa (e ha accusato di omicidio). Al momento sono leggibili i nomi di affiliati “nella città di Cellino San Marco”, mentre restano oscurati quelli di Brindisi città. “A Cellino il nostro attuale referente è Alessandro Monteforte, il quale dopo il pentimento di Ercole Penna, era il punto di riferimento a di Penna e di Massimo Pasimeni in particolare”, si legge in uno dei verbali riportati nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato 58 brindisini in carcere, sotto la voce Omega. Le ultime dichiarazioni di Campana risalgono al 15 gennaio 2016. Monteforte non è indagato in questo troncone d’inchiesta.

“Dopo la collaborazione di Penna, è rimasto sospeso in attesa di contattare me o mio fratello per passare con noi. Ciò è successo recentemente quando, in attesa di contattare me o mio fratello per passare con noi, ci siamo ritrovati nella stessa sezione dove lui già di trovava essendo stato arresto in flagranza per il possesso di 150 grammi di cocaina”. Campana riferisce dell’episodio con riferimento al suo arresto nel mese di dicembre 2014. “Egli ha chiesto di affiliarsi a noi ed è diventato il nostro responsabile su Cellino, dove già rivestivano tale ruolo i fratelli Carlo e Piero Solazzo”, si legge. “I rapporti tra loro e Monteforte sono ottimi da anni e mi sono raccomandato che rimangano tali”.

“Prima della sua morte, Antonio Presta, fratello di Daniela, era rientrato a San Donaci con l’intenzione di controllare lo spaccio di droga, come mi fu riferito da Floriano (Chirivì)”, ha aggiunto il pentito. “All’epoca era nato un contrasto tra i fratelli Carlo e Pietro Solazzo, poiché la sorella di Antonio Presta era la convivente di Pietro e a sua volta si occupava di spaccio. I miei rapporti con Floriano, con il quale ero detenuto a Brindisi nel 2012, si svolgevano oltre che di persona, anche via lettere che mi faceva pervenire tramite un altro nostro affiliato”. Campana, inoltre, sostiene che “i due Solazzo sono affiliati a mio fratello Francesco, noti come mangiafave, persone che ho incontrato una sola volta nel 2010”. Incontro che sarebbe avvenuto a casa di un altro affiliato il cui nome è stato coperto da omissis: “Qui ritirai una pistola calibro 9 in cambio di una 7,65 che consegnai ad altra persona”.

La Dda contesta “forniture periodiche acquistate a 45mila euro al chilogrammo, poi vendute a 60mila sino al mese di marzo 2013” e la contestazione riguarda Carlo Solazzo, Pietro Solazzo, Marco Pecoraro e Massimiliano Pagliara. Dalle intercettazioni ambientali è emerso che in alcuni casi, la droga veniva lavorata usando creatina acquistata nei centri commerciali nel Leccese.

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