Cronaca

Dopo tre anni, ancora spento il faro elettronico del porto di Brindisi

Accecato dopo il furto del costoso cavo di alimentazione a fibre ottiche da parte dei ladri di rame, il Porto Entry Light (Pel) attende che l'Autorità portuale trovi 80mila per euro per il ripristino. Serve alla sicurezza della navigazione in entrata

BRINDISI – Gli eventi atmosferici delle ultime tre settimane, accompagnati da mare in burrasca, hanno impegnato duramente il sistema di sicurezza della navigazione nel porto di Brindisi, dalla Capitaneria ai servizi nautici di prima linea, che comprendono piloti, rimorchiatori e ormeggiatori. Sistema in cui da circa tre anni c’è un vuoto: quello lasciato dall’accecamento del Port Entry Light (Pel), il sistema di assistenza alla navigazione, integrato anche nella nuova ordinanza del 2013 che regolamento entrata e uscita dal porto.

Il Pel fu installato nel novembre del 2011 – vedi articolo correlato sui saccheggi nel porto - su una torre faro di 25 metri collocata sull’Isola di S. Andrea dall’Autorità Portuale. Il dispositivo rappresentava una importante innovazione anche rispetto alle dotazioni di altri porti, e forniva alle navi la rotta precisa da seguire per accedere al porto, mediante un fascio di luce a 5 settori ad alta definizione con bordi colorati a luce oscillante (nella foto, l'antenna del Pel).

Ma i ladri di rame fecero il colpaccio all’inizio del 2014 mettendo le mani, indisturbati, su un cavo a fibre ottiche di grande valore che alimentava il Pel. L’Autorità Portuale aveva speso 40mila euro per portarlo da via Materdomini sino all’isola di S. Andrea, che non disponeva di una cabina di alimentazione Enel per le infrastrutture, per l’Opera a Corno e per Forte a Mare, dopo la dismissione di quella della Marina Militare.

Forte a Mare visto dalle Isole Pedagne-2

I ladri, razziando cablaggi, infissi, impianti di illuminazione, porte, sanitari nelle fortezze dell’Isola, si erano già portati via progressivamente anche le attrezzature informatiche dell’Avvisatore Marittimo, e il cavo del faro tradizionale che una volta segnalava l’ingresso del porto di Brindisi dalla cima del Monumento al Marinaio, e che era stato spostato sulla torre principale di Forte a Mare per sostituire quello da lungo tempo dismesso installato negli anni Trenta.

La struttura del Pel, come Forte a Mare e l’Opera a Corno, erano prive di vigilanza. I ladri nello stesso periodo facevano nel porto ciò che volevano: avevano anche rubato il cavo di alimentazione della banchina di Costa Morena Est in concessione alla centrale Edipower, bloccandone così l’operatività in ore notturne.

Il Pel, pur rappresentando un’opera essenziale per migliorare l’assistenza alla navigazione fornita dal porto di Brindisi, ad oggi non è stato ripristinato. Sembra che l’Autorità portuale non abbia avuto la possibilità di investire 80mila euro nel ripristino del faro elettronico. Secondo alcuni, dopo anni di sollecitazioni da parte della Capitaneria, forse qualcosa comincia a muoversi, ma resta la perplessità per la mancata disponibilità di una somma del tutto irrilevante nell’economia dei bilanci dell’ente.

L'antico faro di Forte a Mare-2

Un’incompiuta non di poco conto, quella del ripristino del Pel, ma sull’Isola di S. Andrea c’è anche altro: che fine ha fatto l’intervento di smontaggio e conservazione dell’antico faro in rame in cima al Castello Alfonsino? Troppo ribasso nella gara d’appalto e soldi non sufficienti per la rimozione? Difficoltà tecniche? Lo sanno solo in Autorità Portuale. Il faro è ancora lì, nella sua impalcatura.

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