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Il procuratore della Repubblica, Marco Dinapoli

Il procuratore della Repubblica, Marco Dinapoli

"Nessun atto in contrasto con la Dda”

BRINDISI - La verità vera non è quella che è emersa o è stata fatta emergere. Incassato un proscioglimento, oltre che una decisione favorevole del Csm, che ha chiuso senza conseguenze disciplinari un procedimento aperto a suo carico, il procuratore di Brindisi, Marco Dinapoli, fornisce attraverso i propri legali alcune precisazioni sulle versioni dei fatti così come sono apparse sulla stampa. Dinapoli resterà a Brindisi, dopo che il 18 dicembre scorso il Consiglio superiore della magistratura non ha accolto la richiesta del procuratore generale della Cassazione di trasferimento in via cautelare ad altra sede e ad altre funzioni.

BRINDISI - La verità vera non è quella che è emersa o è stata fatta emergere. Incassato un proscioglimento, oltre che una decisione favorevole del Csm, che ha chiuso senza conseguenze disciplinari un procedimento aperto a suo carico, il procuratore di Brindisi, Marco Dinapoli, fornisce attraverso i propri legali alcune precisazioni sulle versioni dei fatti così come sono apparse sulla stampa. Dinapoli resterà a Brindisi, dopo che il 18 dicembre scorso il Consiglio superiore della magistratura non ha accolto la richiesta del procuratore generale della Cassazione di trasferimento in via cautelare ad altra sede e ad altre funzioni.

"Non ha mai fornito suggerimenti in contrasto con l'impostazione accusatoria della Dda di Lecce", chiariscono i suoi avvocati, Ettore Gorini e Antonio Casto, che lo hanno difeso nel procedimento penale avviato parallelamente per abuso d'ufficio (archiviato dal Tribunale di Potenza) in relazione all'incontro intercorso tra Dinapoli e Franco Orlando, il difensore di Giovanni Vantaggiato, in carcere per la strage di Brindisi, in cui ha perso la vita la studentessa Melissa Bassi. Il 68enne di Copertino risponde di strage con finalità terroristica, aggravante che, dapprima contestata contro ignoti, aveva determinato il trasferimento del fascicolo da Brindisi alla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, provocando qualche attrito tra le due procure.

"Il nostro assistito, sino ad oggi - scrivono i legali - ha preferito attendere, in rispettoso silenzio, il ronunciamento del Csm, chiamato a decidere sulla severa richiesta, avanzata dal procuratore generale presso la Suprema corte di Cassazione, di trasferimento ad altro ufficio. Ebbene, adesso, appare necessario offrire l'esatta versione dei fatti, che alcune testate hanno travisato, vogliamo credere in ragione della limitata, da parte di queste, conoscenza degli atti processuali".

"Non è mai stata intercettata dalle procure della Repubblica di Lecce e Potenza alcuna conversazione telefonica fra Dinapoli ed il difensore di fiducia dell'indagato per la strage di Brindisi del 19 maggio scorso. Egli non ha mai fornito al predetto professionista alcun aiuto, ausilio, indicazione né suggerimenti, sul modo con cui impostare il ricorso al tribunale del riesame".

Inoltre il procuratore "non ha mai consegnato all'avvocato di Vantaggiato testi di dottrina o di giurisprudenza, aventi a oggetto interpretazioni contrarie all'impostazione accusatoria data dalla Dda del capoluogo salentino, come è stato confermato dallo stesso legale nonché da un altro magistrato della procura di Brindisi, che fu ininterrottamente presente all'unico incontro presso l'ufficio di Dinapoli".

Il numero uno della magistratura inquirente brindisina, infine, specificano i legali, "ha potuto fornire per la prima volta spiegazioni in merito ai fatti solo innanzi al Consiglio Superiore della Magistratura, in quanto precedentemente nessuna autorità gli aveva mai rivolto alcuna richiesta di chiarimenti, né lo aveva interrogato. Le spiegazioni sono state ritenute più che esaurienti dal Csm, che con decisione del 18 dicembre ha espressamente e motivatamente escluso la fondatezza dell'accusa".

Accusa che si fondava, appunto, sui contenuti di una chiacchierata tra Franco Orlando e Giuseppina Marchello, moglie di Vantaggiato, intercettata nell'abitazione della donna, nella quale il professionista la rassicurava su un possibile trasferimento del fascicolo a Brindisi. Il legale sosteneva di essere stato contattato dal procuratore della Repubblica, Marco Dinapoli, e si diceva certo di una svolta favorevole della vicenda. La conversazione è finita nelle mani del capo della Dda, Cataldo Motta, che ha trasmesso gli atti ai magistrati competenti. La procura di Potenza, che indaga sui pm brindisini, aveva aperto un fascicolo per abuso d'ufficio, poi archiviato su richiesta dell'accusa. Contestualmente era stato avviato un procedimento disciplinare che il Csm ha chiuso con una sostanziale "assoluzione" per Dinapoli, che a palazzo dei Marescialli ha potuto finalmente ricostruire la vicenda, riuscendo a chiarire ogni dubbio e ad allontanare ogni ombra sull'operato della procura di Brindisi.

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