Cronaca

Ingiuria ai danni di Consales e Loiacono, cade l'accusa per sei brindisini

La sentenza del giudice di pace: "Non luogo a procedere perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato". Revocata la multa di 400 euro all'ex sindaco e all'ex presidente del Consiglio, assenti la scorsa udienza: gli avvocati Lillo e Manfreda hanno dimostrato il legittimo impedimento

Mimmo Consales e Luciano Loiacono

BRINDISI – L’accusa di ingiuria ai danni dell’ex sindaco Mimmo Consales e dell’ex presidente del Consiglio Luciano Loiacono per i paroloni volati durante una seduta delle Assise è stata cancellata: non è più prevista della legge come reato e per questo i sei imputati,tutti brindisini, hanno ottenuto una pronuncia favorevole.

La sede dell'ufficio del giudice di pace a BrindisiLa sentenza di non luogo a procedere è stata pronunciata nella tarda mattinata di oggi dal giudice di pace di Brindisi e riguarda: Claudio Di Rienzo, 61 anni, i figli Giuseppe, 32, e Fabrizio, 23, Marco Pesce, 24, Davide Taberini, 25, e Matteo Fatelli, 23, tutti imputati con l’accusa di ingiuria in concorso. E tutti sin dall’inizio hanno respinto l’addebito affidando la propria difesa agli avvocati Massimo Ciullo e Stefano Latini.

Erano presenti tra il pubblico che assisteva al Consiglio comunale turbolento del 20 novembre 2012, sull’abolizione della Provincia di Brindisi decisa dal Governo nell’ottica del taglio delle spese. Seduta che registrò momenti di tensione e che spinse sia l’ex primo cittadino che l’ex numero uno delle Assise a sporgere denuncia per poi costituirsi parte civile con gli avvocati Massimo Manfreda e Gianvito Lillo.

Loaicono questa mattina era presente in aula: il suo difensore, Lillo, ha chiesto la revoca della multa pari a 400 euro che il giudice di pace comminò il 12 gennaio scorso perché l’ex presidente non si presentò in udienza, dopo la citazione come testimone, senza produrre alcuna documentazione scritta. Il penalista ha dimostrato l’esistenza di un legittimo impedimento e la sanzione è stata revocata. Istanza di identico contenuto è stata presentata dall’avvocato Manfreda, difensore di fiducia di Consales che, invece, stamattina non ha presenziato all’udienza.

Il processo, quindi, finisce oggi ma non è esclusa un’appendice sul piano civile per i fatti legati al Consiglio comunale di quattro anni addietro. Agli avvocati Lillo (in foto) e Manfreda spettano le valutazioni del caso,

Gianvito Lillo Secondo l’accusa mossa dal pubblico ministero, i sei “offendevano l’onore o comunque il decoro di Cosimo Consales, sindaco e legale rappresentante pro tempore del Comune di Brindisi, nonché di Luciano Loaicono, presidente del Consiglio, rivolgendo all’indirizzo dei medesimi l’epiteto ingiurioso ‘mafioso’”, si legge nel capo di imputazione. In quel periodo più di qualcuno rivendicava il diritto alla pronuncia dei diretti interessati, vale a dire dei Consiglio comunali sulla cancellazione delle Province.

A Brindisi l’argomento venne inserito nell’ordine del giorno come unico allo scopo di favorire il confronto Massimo Ciullocon tutte le problematiche annesse alla dichiarazione di morte dell’Ente.  E fu un susseguirsi di polemiche, volarono parole grosse anche tra i banchi, lontano dai microfoni e le scintille finirono per infiammare gli animi anche di qualcuno del pubblico.

Venne richiesto anche l’intervento dei vigili urbani per riportare l’ordine in Aula e furono proprio gli agenti della polizia municipale a identificare sei persone tra il pubblico, quelle che sono finite a giudizio e che oggi hanno incassato la sentenza favorevole di non luogo a procedere (nella foto l'avvocato Massimo Ciullo).

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