rotate-mobile
Cronaca

"Noi, imprenditori in crisi e corrieri della droga"

TORRE SANTA SABINA - “La nostra attività commerciale ha chiuso, siamo rimasti senza lavoro e abbiamo accettato di effettuare quel trasporto di droga per 5mila euro a testa”. Hanno risposto a tutte le domande poste loro dal pm Manuela Pellerino e dal gip Paola Liaci le tre persone arrestate l’altro ieri a Torre Santa Sabina perché trovate in possesso di circa 500 chilogrammi di marijuana.

TORRE SANTA SABINA - "La nostra attività commerciale ha chiuso, siamo rimasti senza lavoro e abbiamo accettato di effettuare quel trasporto di droga per 5mila euro a testa". Hanno risposto a tutte le domande poste loro dal pm Manuela Pellerino e dal gip Paola Liaci le tre persone arrestate l'altro ieri a Torre Santa Sabina perché trovate in possesso di circa 500 chilogrammi di marijuana. Si tratta del 45enne Salvatore Cicoria, di Carovigno, e del 55enne Oronzo Luigi Palmisano, nato a Milano, anch'egli domiciliato a Carovigno) e infine di un albanese, il 39enne Marcel Maraj, tutti difesi dall'avvocato Luca Marzio.

I tre avrebbero tenuto contatti con persone provenienti dal Paese delle Aquile di cui non hanno saputo fornire le generalità. La marijuana sarebbe arrivata in Italia via mare, attraverso il canale d'Otranto. Ai tre, a bordo di un furgone e di un'autovettura presa a noleggio, il compito di trasportare la sostanza in un luogo sicuro, nel caso specifico una villetta in uso a Palmisano che si trova a Torre Santa Sabina, località turistica che fa parte del territorio di Carovigno. I finanzieri hanno recuperato 477 chilogrammi di marijuana: 347 chilogrammi nel furgone Ducato; 104 chilogrammi all'interno dell'abitazione; 510 grammi addosso all'albanese. Il valore di mercato complessivo della droga sequestrata sfiora i tre milioni di euro. Oggi alle 13 gli interrogatori in carcere. I tre hanno fornito dettagli sulle ragioni della loro presenza in loco, con il quantitativo ingente di marijuana. Hanno spiegato al giudice e al pm di aver gestito in passato un negozio di abbigliamento a Ostuni, una stock-house poi chiusa per mancati guadagni.

Colpa della crisi, hanno detto. Degli affari che non andavano bene. C'erano debiti ancora da pagare, nel caso di uno dei tre, a quanto riferito, anche difficoltà nel garantirsi la minima sussistenza. Allora è scattato il piano. Almeno, così hanno riferito. Prendere la droga, assicurarle un nascondiglio. Gli arresti sono stati convalidati dal gip: tutti e tre gli indagati restano in carcere, sottoposti a misura cautelare. Rispondono di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente con l'aggravante dell'ingente quantitativo. Non hanno negato gli addebiti e l'ipotesi di reato ci sta tutta. Hanno solo cercato di dare una giustificazione al loro comportamento che ha superato i confini della legalità.

 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Noi, imprenditori in crisi e corrieri della droga"

BrindisiReport è in caricamento