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Anti-migranti sui social, ora responsabile dello sgombero del dormitorio

E' stato affidato ad Alessandro Trane, dipendente della Multiservizi, nonché uno dei promotori delle manifestazioni contro la tendopoli, il ruolo di responsabile dello sgombero dell'immobile di via Provinciale San Vito

BRINDISI – Uno dei promotori delle manifestazioni anti tendopoli al Paradiso e della petizione contro la realizzazione di una tendopoli in città è stato nominato responsabile delle operazioni di sgombero del dormitorio per migranti di via Provinciale San Vito. Si tratta di Alessandro Trane, dipendente della Multiservizi, società in house alla quale lo scorso 8 settembre sono stati affidati i servizi di presidio, custodia e controllo del capannone, attraverso un’ordinanza firmata dal commissario straordinario del Comune di Brindisi, Santi Giuffré.  E’ a firma del presidente della partecipata, Giovanni Palasciano, invece, l’ordine di servizio che fa di Trane il nuovo responsabile dello sgombero dell’immobile. E’ stato lo stesso Trane ad annunciare di aver ricevuto questo incarico attraverso un post pubblicato sul profilo Facebook di una famigliare.  

Il post su Facebook

“Da oggi – si legge nel post - sono nuovo coordinatore del centro immigrazione in via provinciale per San Vito”. Il dipendente della 599bc9a7-2518-491f-87d2-1c96dd63b31d(1)-2Multiservizi ringrazia inoltre “di cuore la gestione commissariale (del Comune di Brindisi, ndr), il presidente della Bms e tutti coloro che hanno contribuito al mio nuovo incarico”. “Mi sorge però – conclude Trane - una domanda: ma a questo punto chi è il vero razzista fascista?”.

Il messaggio è accompagnato da una parodia (quantomeno di cattivo gusto) di una celebre scena tratta dal film “la caduta di Hitler”, in cui le battute pronunciate dall’attore che ha interpretato il ruolo del fuhrer sono sostituite da un monologo in cui si parla di un “lanciafiamme” attraverso il quale “bruciare” e “uccidere” tutti “i neri”.

I compiti affidati alla Multiservizi

Il personale addetto, dunque, “dovrà interdire l’introduzione nella struttura di suppellettili e di qualsivoglia materiale, da parte dei fruitori del dormitorio, che non siano gli effetti strettamente personali e consentire l’accesso al piazzale antistante solo di biciclette, nonché di ciclomotori che siano in regola con le norme vigenti, ed in particolare siano assicurati per la responsabilità civile verso terzi". 

La Multiservizi si occuperà del dormitorio “per il tempo necessario al ripristino di uno stato di normale agibilità” dell’edificio, che verrà sottoposto a un radicale intervento di bonifica. L’opera di vigilanza è stata assegnata invece al comandante della polizia municipale, che ha incaricato un ufficiale di procedere “alle operazioni di identificazione degli ospiti ed alla assistenza nell’espletamento delle attività” previste dall’ordinanza. Spetterà al dirigente del servizio di Protezione civile, invece, il compito di rendere esecutiva l’ordinanza.

Cosa accadrà dopo lo sgombero?

Ma che ne sarà degli oltre 200 migranti che vivono in condizioni disumane all’interno di un immobile che di stranieri potrebbe ospitarne, da regolamento, solo 80? Su questo vi è ancora grande incertezza. L’ipotesi di una tendopoli contro la quale si era scagliato il comitato dei cittadini del rione Paradiso, innescando fra l’altro una polemica con il parroco della chiesa di San Nicola, don Cosimo Zecca,  in realtà non è mai stata presa in considerazione dall’amministrazione comunale.

La cosa certa è che la struttura verrà sgomberata entro il 30 settembre. Lo si evince da una lettera che oggi la Protezione civile ha consegnato alla Caritas diocesana, affinché faccia da tramite con i migranti. Nel documento, tradotto anche in inglese e in francese, si legge che tutti gli ospiti dell’edificio, “date le precarie condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza”, “devono lasciare la struttura con a seguito gli oggetti personale, le masserizie e i propri mezzi di trasporto (bici e ciclomotori)”. Gli stessi inoltre dal 13 settembre possono rivolgersi presso lo sportello informativo predisposto dalla stessa Caritas. 

Le reazioni

A questo punto, però, è doveroso che la gestione commissariale faccia chiarezza su quali soluzioni abitative verranno adottate per gli oltre 200 extracomunitari che verranno sgomberati. La questione dormitorio merita approfondimento anche da parte della Prefettura secondo Riccardo Rossi, ex consigliere comunale di Brindisi Bene Comune: “Vorrei capire, e credo di non essere il solo, quali soluzioni si intendano seguire per risolvere l’emergenza socio-sanitaria che da tempo è legata alle condizioni in cui si trova la struttura di via provinciale per San Vito”, dice. “Ci sono occupanti, sono tantissimi, che lavorano nei campi ma che non riescono a trovare un alloggio dietro pagamento. Ora più che mai serve chiarezza vista la situazione delicatissima che Brindisi sta vivendo. Ci sono cittadini che attendono risposte e per questo mi rivolgo tanto alla struttura commissariale che alla Prefettura”.

Cristiano D’Errico del Movimento Articolo 1, invece, solleva “un problema di opportunità”. “La questione – afferma D’Errico - è quanto mai delicata e attuale se è vero che questa persona indicata come responsabile dello sgombero del centro (il riferimento è a Trane, ndr) ha presenziato alla recente manifestazione contro il parroco del quartiere Paradiso”, spiega.

Anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil stanno seguendo con grande attenzione la questione dormitorio. Questi, infatti, “preoccupati delle conseguenze sul pano sociale e dell’ordine pubblico” che potrebbero derivare dallo sgombero, hanno chiesto un incontro urgente al prefetto di Brindisi, Valerio Valenti, e allo stesso commissario Giuffré, “per affrontare le problematiche del caso”. Le organizzazioni sindacali, fra l’altro, intendono dari vita a una iniziativa pubblica sulle tematiche dell’accoglienza e dell’integrazione. “Brindisi – dichiara il segretario provinciale della Cgil, Antonio Macchia - è sempre stata una città solidale e si stanno consumando degli atteggiamenti e dei comportamenti xenofobi e razzisti che nulla a che vedere con la storia democratica di Brindisi”. 

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