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“Non abbiate paura: aiutateli, hanno fame e freddo”

L'appello dell'allora sindaco Marchionna a radio e tv: "Dalle finestre lanciarono buste piene di cibo. La risposta del Governo arrivò quando Brindisi aveva già superato l'emergenza: montarono le cucine da campo e le tende"

BRINDISI – Per una strana combinazione astrale, Giuseppe Marchionna è stato invitato in Albania quando il Paese delle Aquile ottenne il primo “sì” per entrare nell’Unione Europea: era il 30 giugno di due anni fa, venticinque anni addietro fu il primo a lanciare un appello ai brindisini affinché aiutassero anche solo con un panino quanti arrivavano dall’altra parte dell’Adriatico.

Era lui il sindaco di Brindisi, il capo dell’Amministrazione chiamata di fatto a gestire un’emergenza di cui nessuno poteva prevedere la portata e della quale da Roma nessuno sapeva nulla. Zero comunicazione ufficiali e uffuciose, nonostante Marchionna chiese spiegazioni sugli arrivi “strani” di pescherecci carichi sino all’inverosimile.

“Il primo che mi preoccupò fu avvistato il 4 marzo 1991”, dice Marchionna. “Andai dal prefetto, chiesi cose stesse succedendo, ma niente. Due giorni dopo Brindisi si trovò al centro di un’emergenza che è passata alla storia e che è stata superata solo grazie al cuore dei cittadini, di quanti hanno offerto quel che potevano, un vestito, un panino, un piatto di pasto, una bottiglia d’acqua”.

Il vicesindaco Giuseppe Marchionna-3“Quel giorno mi dissero che in rada c’erano delle imbarcazioni che dovevano attraccare, ma l’ordine era di non farle avvicinare anche perché c’era un forte vento di maestrale, forza 5-6. Vinse il codice del mare, furono soccorsi. Il giorno dopo, era un giovedì, alle 10, mentre ero nel mio ufficio al Comune, la prefettura mi informò che stava per attraccare una nave con tremila persone a bordo: era la prima delle carrette del mare, ne arrivarono altre 15 nel giro di poche ore”.

“C’era gente dappertutto, faceva freddo, pioveva e da Roma niente, nessuna indicazione su cosa fare. Nella notte tra giovedì e venerdì successe che ruppero i cordoni che erano stati messi nella zona della stazione marittima, dove erano stati sistemati dei teli di plastica. La mattina successiva verso le 7 dopo dai vigili urbani seppi che stavano organizzando delle pattuglie per il controllo della città e io dissi che bisogna fare qualcosa”.

Marchionna andò al Comune, chiamò i giornalisti di radio, tv e carta stampata e consegnò loro un messaggio rivolto alla città: “Dissi ai brindisini di non aver paura se vedevano tutta quella gente al porto e per le strade, non potevano fare niente di male, avevano fame e sete, avevano freddo. Invitai la città ad aiutarli per come potevano e dissi anche che loro ne sarebbero stati grati”. Quindici minuti, quando venne trasmesso il primo messaggio, arrivarono i pacchi con i generi alimentari e dalle palazzine del rione Perrino qualcuno dai balconi lanciò buste di plastica piene di panini. L’invito di Marchionna venne ripetuto ogni 15 minuti: “La città capì e diede dimostrazione di avere un cuore davvero grande”.

Il Governo diede una risposta solo il lunedì successivo, quando in prefettura arrivò Martelli che all’epoca aveva la titolarità del Ministero dell’Interno: “Chiesi tende e cucine da campo di cui l’esercito aveva disponibilità”, ricorda Marchionna. Non c’era la Protezione civile. Dopo tre ore, arrivarono i primi militari. Nei giorni a seguire furono requisite le scuole, con ordinanza del prefetto controfirmata dal sindaco. “Se Brindisi ha gestito e superato l’emergenza, è stato solo grazie alla sua gente”.

“La vita poi è strana ed è successo che più di qualcuno tra i brindisini è andato in Albania a lavorare e io stesso ci sono stato per motivi istituzionali quando era vice sindaco, titolare della delega alla Programmazione economica: era il 30 giugno 2014, giorno che per l’Albania fu importante perché ottenne il pre accesso alla comunità europea”.

Marchionna venne invitato dal presidente della Provincia di Valona. Allora come ora legato al Paese dell’Aquile, come lo sono i brindisini.

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